Calcio Napoli Interviste Bove: "Non ricordo niente del malore. All'inizio non riuscivo a vedere le partite"

Bove: "Non ricordo niente del malore. All'inizio non riuscivo a vedere le partite"

Bruno Stampa
Il centrocampista del Watford ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso del Festival dello Sport che si sta tenendo a Trento

Edoardo Bove, centrocampista del Watford, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso del Festival dello Sport che si sta tenendo a Trento. Il calciatore cresciuto nel settore giovanile della Roma si è soffermato soprattutto sul malore che lo colpì il primo dicembre 2024, quando si sentì male nel match di campionato contro l'Inter. Il classe 2002 indossava la maglia della Fiorentina.

Bove, il racconto del ritorno in campo: “Mi avevano tolto il calcio, volevo solo tornare a giocare”

"Non ricordo nulla di quel momento, mi sono svegliato in ospedale senza ricordi. Sono dovuto stare lontano dal campo per un po’ e allora ho dovuto trovare cose da fare, come per esempio il documentario sulla mia vita: davanti alla telecamera ho tirato fuori le mie emozioni, per uno introverso come me è stato più facile che parlare con la mia famiglia. Non voglio essere un modello, ho dato il permesso alle telecamere di entrare nella mia vita privata solo per far vedere che difficoltà può vivere un ragazzo. Quanto successo in quell’1 dicembre mi ha aiutato ad avvicinarmi a un argomento che non conoscevo, quello del primo soccorso. Sono stato a convegni, riunioni di associazioni che fanno parte del primo soccorso. Volevo fare qualcosa per aiutare, essendo stato colpito in prima persona. Ho avuto testimonianze di familiari che hanno perso persone per un mancato pronto intervento. È un argomento sensibile che devi conoscere bene perché se non si interviene nei primi minuti poi la situazione diventa irreparabile. Che vita è stata senza calcio? La sensazione è simile a quella di una grande perdita. Per cause esterne sei costretto ad affrontare la vita in modo diverso. In questo è importante come reagiamo. Possiamo fare quello che vogliamo. Il calcio in quel momento era tutto per me. Ora sono arrivato all’idea che il calcio è la mia più grande passione ma c’è anche tanto altro. Nei primi momenti mi dava fastidio vedere le partite, i bambini che giocavano. C’è stato un piccolo rifiuto all’inizio, mi sono dato al tennis. Poi sono tornato al calcio, la mia più grande passione. Tempo libero? Bella domanda, io cerco di essere molto attivo. Io ho coltivato passioni come fotografia e moda. Avere tempo da gestire è una grandissima fortuna, ma la verità è che è stata una cosa comunque non banale da valutare. Quando ho capito che potevi davvero tornare a fare il calciatore? L'ho capito tramite i controlli medici, ma la verità è che non è stata una cosa lineare. Ne ho fatte davvero tante e con responsi diversi, non è stato facile gestire le emozioni in questo periodo. Un giorno potevo tornare a giocare, il giorno dopo no. Per me era molto importante giocare in Italia, ma quando mi hanno levato il calcio il mio obiettivo è diventato solamente tornare a giocare, non importava più dove o quando. Ci tengo a sottolineare che non è che in Inghilterra non ci siano controlli: passa un po’ questo messaggio, ma ho fatto tanti controlli anche lì, solo che lì il regolamento permette di giocare e sono contento di essere tornato. L’orecchio sull’Italia comunque lo tengo sempre. Rientro in campo? Già a presentazione è stato un momento bellissimo, il rientro in campo la chiusura del cerchio. Nella mia testa pensavo: ok, ce l’ho fatta, ora possiamo andare avanti, ma concentrati e con voglia di lavorare ai massimi livelli”.
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