L'ex allenatore del Napoli ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport
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Rafa Benitez, ex allenatore del Napoli, si è concesso per una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Il focus è ovviamente sulla finalissima dei Mondiali 2026 tra Spagna e Argentina, in programma questa sera alle ore 21.00 italiane, ma non manca anche un passaggio su Maradona. Di seguito le sue dichiarazioni
Il calcio è bugia, diceva Rafa Benitez: e stavolta?«Ma questo è uno di quei casi in cui è emersa la verità. La Spagna ha giocato meglio di altre spesso; l’Argentina ha avuto più problemi, come nella partita contro l’Egitto, ma ha sempre mostrato uno spirito competitivo: hanno meritato entrambe».Ci può essere una favorita alla vigilia?«Se c’è, io non la vedo. Per me partono alla pari. Alla vigilia delle semifinali, per fare due esempi, tutti avrebbero indicato la Francia vincente: si è imposta la Spagna e direi in maniera indiscutibile. Sull’1-0 per l’Inghilterra, nessuno avrebbe osato puntare sull’Argentina, che invece ha disputato una straordinaria ultima mezz’ora».Gli uomini della partita sono scontati: lei su chi punta?
«È impossibile schierarsi, anche se finora Messi ha dato più di Lamine, che è arrivato acciaccato ma mi sembra stia crescendo. Per la storia, Leo è nettamente davanti. Ma le storie possono essere riscritte».Che cosa hanno di simile e di diverso le due squadre?«La Spagna palleggia in modo delizioso, possiede capacità difensive pazzesche e un Rodri che dà equilibrio e fa esprimere gli altri su livelli elevatissimi. La garra dell’Argentina è impareggiabile: quando sembra sul punto di precipitare, riesce sempre a rialzarsi con un colpo di reni. È vero, Messi facilita tutto, ma contro l’Inghilterra a risolvere la partita sono stati Enzo Fernandez e Lautaro Martinez».
Gli allenatori della finale: uno spagnolo e un argentino che vive a Maiorca.«Qui da noi si respira aria buona... La preparazione degli allenatori spagnoli e di quelli che si formano in Spagna contribuisce alla crescita dei giocatori».
Che cosa le è piaciuto di questo Mondiale?«Belle partite, squadre con ottimo gioco collettivo e con individualità eccezionali».Cosa non le è piaciuto di questo Mondiale americano?«Tante nazionali e dunque tante partite. I giocatori hanno bisogno di riposare, non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche da quello mentale; devono stare con le proprie famiglie, e giocare sempre non aiuta. E poi il Var: è utile per le questioni disciplinari, ma nelle situazioni di gioco, come nel caso dell’espulsione del l’americano Balogun, si complica il lavoro dell’arbitro. E poi le pause per la reidratazione: superflue soprattutto nel primo tempo e lunghe, perché sarebbe bastato ridurle a un solo minuto. Il calcio è continuità, fatica e infortuni. Si rischia di togliergli un po’ del suo fascino».
Qual è stata la sorpresa in positivo?«La Norvegia su tutte, perché ha mostrato calciatori di qualità e carattere. Mi ha convinto ancora una volta il Marocco. Complimenti anche alla Svizzera».E quella in negativo?«Viene facile indicare innanzitutto la Germania, che pensavo facesse più strada perché ha uomini di livello internazionale. E poi il Brasile. Ancelotti ha dovuto arrendersi con una squadra che comincia ad avvertire il peso degli anni: i cicli non sono eterni e gli è mancato un centravanti capace di risolvere le situazioni più difficili».Che cosa ha detto di nuovo, o anche di antico, questo Mondiale?«Che il calcio è intelligenza, applicazione di codici tattici e di sistemi di gioco necessari affinché il talento possa esplodere. Messi ne è stato l’esempio».Cosa o chi deciderà la finale?«Lei si aspetta che io dica Messi o Yamal. È comprensibile, ma non saranno soltanto loro. Il dettaglio sarà comunque l’ultimo dei fattori. Inoltre, come dicevo prima, se Rodri, o eventualmente Pedri, giocheranno bene, tutta la Spagna migliorerà notevolmente».Un giocatore che comprerebbe?«Quanti soldi ho a disposizione? Diciamo che ne prenderei tanti: è un Mondiale e ci sono i migliori giocatori di ogni Paese. E avendo abbastanza denaro, sceglierei uno qualsiasi di quelli che abbiamo nominato: Lamine Yamal, Rodri, Pedri, Lautaro Martinez o Julian Alvarez, solo per citarne alcuni».Farebbe un pronostico?«Non sia mai detto. Sono spagnolo e mi piacerebbe che vincesse la Spagna, ma l’Argentina ha dimostrato molte volte di saper competere. E meglio non esporsi per evitare di sbagliare».Chi è il più grande di tutti i tempi?«Le classifiche lasciano il tempo che trovano, perché ce ne sarebbe una per ogni epoca. E allora, considerando che anche il Dio del calcio, almeno per il momento, è uno e trino, diciamo Maradona, Pelé e Messi. Ma se trovassimo un posto anche a Di Stefano, non sbaglieremmo».
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