Sul paragone Spalletti-Conte e le analogie tra la stagione dello scudetto e quella attuale
—"A Napoli o prendi un comandante o fai fatica. Ci sono troppi fattori ambientali che ti possono portare dalle stelle alle stalle. È una città nella quale senti l'umore della gente, ti svegli la mattina e capisci se il Napoli ha vinto o ha perso. Da giocatore non sempre hai la sensibilità per capire il momento. Se invece hai un comandate che si mette davanti, è lui il leader e tu devi fare solo il calciatore in campo. Fuori ci pensa lui. Seguire quella linea a Napoli è fondamentale. Se ascolti solo una voce e quella voce ti convince perché ne hai piena fiducia, il discorso cambia. Il comandante si prende gli alti e i bassi. Analogie tra questo Napoli e quello che ha vinto il terzo scudetto? Con Spalletti c'era l'incoscienza e la voglia di diventare vincenti trascinati dall'entusiasmo e dallo spettacolo. Questa è una squadra più pragmatica, segue alla lettera quello che vuole l'allenatore e ha dentro una mentalità vincente. Quando giochi a 150 all'ora è difficile che ti vengono a prendere. Vedo una squadra in totale controllo a livello tecnico e mentale della partita. A questo Napoli basta una situazione di gioco per chiudere i conti, perché si muovono tutti in maniera perfetta".
Sul mercato
—"Questo gruppo adesso è primo e gioca una volta a settimana, se porti un top player, che magari ha anche uno stipendio astronomico, quasi delegittimi quello che hanno fatto fino a ora e fai porre dei dubbi ai giocatori: "Non si fidano di me?". È chiaro che la gente voglia il super nome ma se non riesci a prenderli meglio restare così. L'unica paura è quella di un ipotetico infortunio".
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