Il PT risponde poi alla domanda sul suo addio: “Sono andato via perché per tutti questi impegni che il Napoli mi aveva chiesto di rimanere fisso, io dovevo rinunciare a tutto quello che ho a Lecce. E l'anno scorso ho avuto grandi problemi per gestire tutta la situazione e non c'erano le coppe, perché praticamente in un anno ho fatto duecentoventimila chilometri con la macchina”.
Poi l’ex difensore ha aggiunto: “Antonio Conte mi voleva sempre lì ma dovevo mantenere lo studio. Nel momento in cui il Napoli mi ha chiesto di lasciare lo studio e trasferirmi definitivamente a Napoli, sinceramente per la responsabilità che avevo nei confronti della mia attività professionale che ho a Lecce, che è molto importante, non me la sono sentita e quindi bisogna pure mettere le persone nelle condizioni di poter decidere se accettare un incarico del genere. Nel momento in cui vieni indicato come tale, ma poi non ti mettono nelle condizioni di poter esprimere il tuo lavoro al 100%, per dei vincoli che adesso non dico, uno ci pensa due volte prima di accettare se ma non ti danno quella sicurezza per poter fare delle scelte.
Voleva a tutti i costi che rimanessi lì (Conte), però mettimi nelle condizioni di poterlo fare e di rinunciare a tutto. Quello poteva essere un impiego totale a trecentosessanta gradi, ero felicissimo di questo. Ma nel momento in cui: "sì, io ti voglio, voglio che stai qua, devi stare sempre qua", ma poi non mi metti nelle condizioni di accettare serenamente, allora ci devo pensare, no?. Perché il calcio oggi c'è, domani potrebbe non esserci, quando servi ti dicono e ti promettono rose e fiori, nel momento in cui non servi più, ci mettono tre secondi a farti fuori. Questo è un punto che, insomma, mi ha fatto riflettere molto.”.
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