Su Spalletti che propone un calciatore Under 19 in campo per obbligo
—“Le obbligatorietà, a tutti i livelli, non hanno mai portato alla valorizzazione del talento. Giuridicamente, inoltre, sono anche di difficile attuazione”.
Sulla riduzione dei campionati a partire dalla Serie A
—“Io non partirei dal numero, il concetto è che non abbiamo più bisogno di contrapposizioni. Dobbiamo migliorare in tutti i contesti, a partire da come insegniamo il calcio a bambine e bambini. E poi bisogna migliorare nella ‘rifinitura’: se le nazionali giovanili vincono tanto, ma poi quando arrivano tra i professionisti quegli stessi calciatori non hanno uno sbocco, e non mi so spiegare perché. Le seconde squadre hanno un po’ aiutato, ma per esempio dobbiamo capire perché la Serie A preferisce investire sugli stranieri. Il nostro è un mondo che deve parlarsi di più: oggi abbiamo creato, magari in buona fede, tante contrapposizioni che non hanno più senso di esistere. La Nazionale e la competitività internazionale dei nostri grandi club sono le due gambe più importanti del nostro sistema: non possono non andare d'accordo”.
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