Su Gravina
—“Il presidente federale ha le sue responsabilità ma va chiarito cosa possa fare e cosa no, perché non ha gli strumenti giuridici per farlo. Se non usciamo da questo malinteso, si rischia sempre di creare aspettative che nessuno potrà soddisfare. Questo vale per i calciatori selezionabili, per le infrastrutture, per i provvedimenti e soprattutto per le risorse. Perché va detto chiaramente: qualsiasi politica necessita di risorse. Oggi bisogna fare uno scatto: altrimenti andiamo avanti per slogan, senza cogliere il nocciolo delle questioni. Ciascuno deve fare la sua parte: per questo è importante scegliere il presidente giusto, ma anche avere un dialogo diverso tra le componenti e con la politica”.
Su Malagò possibile erede di Gravina
—“Io non posso che ripetermi: oggi il nome passa in secondo piano. E il problema dei rapporti con la politica è comunque secondario rispetto all’armonia interna al nostro mondo. Io sono convinto che il futuro presidente federale dovrà trovare le modalità intanto per mettere d'accordo le componenti sul da farsi, e poi non dovrà avere un cammino di conflitto con la politica. Questo però non significa che la politica debba decidere chi farà il presidente federale. Ma la capacità di dialogare serve e, senza entrare nel merito delle colpe, negli ultimi anni non c’è stata”.
Su Spalletti che propone un calciatore Under 19 in campo per obbligo
—“Le obbligatorietà, a tutti i livelli, non hanno mai portato alla valorizzazione del talento. Giuridicamente, inoltre, sono anche di difficile attuazione”.
Sulla riduzione dei campionati a partire dalla Serie A
—“Io non partirei dal numero, il concetto è che non abbiamo più bisogno di contrapposizioni. Dobbiamo migliorare in tutti i contesti, a partire da come insegniamo il calcio a bambine e bambini. E poi bisogna migliorare nella ‘rifinitura’: se le nazionali giovanili vincono tanto, ma poi quando arrivano tra i professionisti quegli stessi calciatori non hanno uno sbocco, e non mi so spiegare perché. Le seconde squadre hanno un po’ aiutato, ma per esempio dobbiamo capire perché la Serie A preferisce investire sugli stranieri. Il nostro è un mondo che deve parlarsi di più: oggi abbiamo creato, magari in buona fede, tante contrapposizioni che non hanno più senso di esistere. La Nazionale e la competitività internazionale dei nostri grandi club sono le due gambe più importanti del nostro sistema: non possono non andare d'accordo”.
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