calcionapoli1926 interviste Agostini: “Il Napoli deve credere nello scudetto. Lobotka? Lo gestirei così”

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Agostini: “Il Napoli deve credere nello scudetto. Lobotka? Lo gestirei così”

Lobotka Napoli
L'ex attaccante del Napoli ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Punto Zero
Bruno Stampa

Massimo Agostini, ex attaccante del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Punto Zero nel corso di Napoli Magazine Live.

Agostini: "Scudetto? Il Napoli deve crederci per rimanere con la mentalità giusta per vincere le partite, De Bruyne in Serie A può fare ancora la differenza, Lobotka? Andrei cauto in vista del Milan"

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"Il Napoli deve credere nello Scudetto? Deve crederci per rimanere con la mentalità giusta per vincere le partite. Se non riesce, c'è sempre il secondo posto che è un traguardo importante e sono soldi per la società. Magari Capello intendeva questo per tenere alta la guardia. Con De Bruyne è più facile, perchè è un calciatore importante, così come altri calciatori importanti. Quando vengono meno, l'allenatore deve trovare delle soluzioni alternative. Ha avuto dei problemi iniziali e si è rimesso a posto, si è calato in una mentalità diversa rispetto a quella inglese. E' un calciatore di grandi qualità e me lo aspettavo così, perché nel nostro campionato può fare ancora la differenza. A Cagliari con De Bruyne e McTominay titolari? Penso che se stanno bene di testa e fisicamente, Conte li deve utilizzare. De Bruyne viene da un lungo stop e ha voglia di giocare e determinare. In questo periodo deve sfruttare le energie di tutti e tutte le partite da qui alla fine sono importanti, sono nove battaglie e deve affrontarle con i migliori. Se sta bene De Bruyne, deve giocare. Gilmour o Lobotka? Lobotka è fermo da un po' e rientrare subito è un po' diverso da De Bruyne, aspetterei un tempo, poi magari gli dai minutaggio in vista del Milan. So che è importante per il Napoli, ma serve pazienza e andrei cauto in vista del Milan, dove lo schiererei titolare. Mazzone? Allenatore vero e verace, si è costruito la sua immagine dai campetti di periferia fino ad arrivare in Serie A. Il suo calcio ha sempre rispecchiato le sue caratteristiche, visto che giocavano con aggressione e lotta. Agli allenatori di ora manca la spontaneità di Mazzone, di quello che ha imparato nel corso della sua carriera. Adesso si arriva subito in Serie A e in Serie B con poca scuola".