ESCLUSIVA – Perretta, l’artista degli stadi: “Al San Paolo la pelle d’oca, io con la Curva B!”

Colombia, Messico, Stati Uniti, Panama, Costa Rica, Honduras, Italia, Spagna, Inghilterra, Guatemala, Nicaragua: questi sono alcuni dei paesi attraverso i quali Pepe Perretta ha diffuso la sua arte. Non c’è stadio in queste porzioni di Terra che non sia attraversato e abbracciato da una delle sue opere. I ‘manti sacri’, come li definisce, le bandiere e i teloni delle tifoserie di mezzo mondo li ha dipinti lui, perché l’amore dei tifosi per la propria squadra va gridato e omaggiato. Pepe Perretta, argentino col cuore maradoniano e quindi napoletano, è stato anche al San Paolo e calcionapoli1926.it lo ha raggiunto telefonicamente per saperne di più sulla sua esperienza azzurra.

Come comincia la tua storia e la tua arte?

“Nel ’94 ho fatto un corso di aerografia perché volevo ridipingere la mia moto ma da lì ho cominciato a pittare negozi, persiane, cartelloni. Facevo qualsiasi cosa mi venisse proposta perché era il mio unico modo per guadagnare qualcosa, quindi è stata la necessità a portarmi a dipingere di tutto e ad acquisire esperienza”.

Il ricordo più importante legato alle tue opere

“Nel 2002 ho aperto il mio studio, che ho ancora oggi, e nel 2005 ho cominciato ad avvicinarmi agli stadi. Ho iniziato a dipingere tele per tutte le tifoserie de mondo e fino ad oggi ne ho realizzate 77. Io li chiamo manti sacri, perché di questo si tratta per i tifosi: di un telone che esprima tutti i loro sentimenti. Da qui quello che mi accadde con mio padre, che era un tifoso sfegatato del River Plate. Quando ebbi l’incarico di dipingere un telo di 55 metri per 170 proprio per la sua squadra, fu un momento molto emotivo. Volevo dipingerlo e regalarlo a lui così organizzai una sorpresa. Il giorno che la tifoseria doveva esporlo, mi recai allo stadio e dissi che dovevo solamente consegnare delle bandiere che avevo dipinto: lui non avrebbe mai immaginato di poter vivere la pazzia di vedere quel ‘manto sacro’ dipinto da suo figlio. E’ stato il giorno più importante delle nostre vite. Disse che era orgoglioso di me, quando glielo diedi, e aveva le lacrime agli occhi”.

Una tua opera è dedicata a Maradona. Quanto combacia la visione che di lui hanno gli argentini con quella che hanno i napoletani?

“Maradona, che è il nostro D10S, ha marcato con il fuoco il cuore calcistico di molte generazioni. Ha sempre risvegliato tanti sentimenti negli argentini dalle lacrime all’emozione per un passaggio, una giocata, un gol. Ma anche pianti di tristezza per le cose negative che gli sono capitate nella vita. Sono pochi i calciatori che possono raggiungere questa importanza nella vita di un tifoso, è stata una sensazione unica quella sentita ogni volta che indossava la 10. L’ho visto spesso giocare dal vivo, purtroppo mai con la maglia dell’Argentina. Quando sono arrivato in Italia, ho scelto per prima cosa di venire a Napoli, e non è stato un caso. Sono stato al San Paolo, dove Diego ha ‘evangelizzato’ la sua arte. Mettere piede in quello stadio mi ha fatto sentire i brividi sulla pelle e mi è caduta qualche lacrima per l’emozione. E’ stato come abbracciare Maradona col solo pensiero di aver messo piede nel posto in cui ha fatto i ‘suoi miracoli’ e ha raggiunto il top. Da quando ho cominciato questo lavoro, ho sempre sognato di poter dipingere una tela per lui e da qui è nato il lavoro che ho fatto per la Nazionale. Ho dipinto la faccia di Diego, che misura 25 metri!”.

Come ti sei trovato a contatto col ‘mondo Napoli’?

“Come artista, non ho a disposizione delle mostre o dei saloni. I miei palcoscenici sono gli stadi ed esporre le opere in Europa è sempre stato il sogno. Ambisco agli impianti più importanti come il Camp Nou, l’Allianz Arena, il Giuseppe Meazza, e il tempio di Maradona, il San Paolo, era in questa lista. Quando arrivai a Napoli, fui accolto dai tifosi della Curva B. Mi sembrava di stare a Mataderos, il mio quartiere in Argentina, dove si trova anche il mio club, Nueva Chicago. E’ un’esperienza che porto nel cuore, mi è parso di stare con la mia famiglia. Per ringraziarli di quei 4 giorni insieme, c’è una parete a Napoli dove ho dipinto Maradona e poi ho portato dall’Argentina una bandiera con la faccia di Diego come regalo. E’ stato magico vedere la faccia dei tifosi mentre spiegavano la bandiera! So che a Napoli ho la mia seconda casa e la mia seconda famiglia. Nel 2018 tornerò e abbiamo un progetto: realizzare un ‘manto sacro’ che ricopra tutta la Curva B. Voglio dire grazie a Napoli e a la Curva B per permettermi di far parte della loro passione!”.

Quale potremmo identificare come il segreto della tua arte?

“Lavorare. Lavorare sempre con il cuore e mettendoci tutta la passione del tifoso per poi disegnarla sulla tela. Non improtano i colori, ogni tela è unica e ineguagliabile. Non ce ne sono di più belle o di più brutte, sono uniche perché le dipingo con il cuore come fossi un tifoso in più di ogni squadra”.

Sabrina Uccello

@RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE FONTE CALCIONAPOLI1926.IT

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