Altro che oggetto sacrificabile: l'undici (sulla carta) di Massimiliano Allegri deve ripartire da Antonio da Frattaminore

3. Il sangue '081'

vergara napoli
Antonio Vergara esulta sotto la Curva dello stadio Diego Armando Maradona dopo aver realizzato la rete del momentaneo 1-0 contro la Fiorentina (Serie A; 31 gennaio)

Il terzo e ultimo punto, ma non per importanza, è in tutta sincerità il motivo reale che ha portato alla scrittura di codesto articolo: il desiderio da tifosi, ancora prima che da giornalisti, di sentirsi rappresentati sul rettangolo verde.

Al diavolo i discorsi incentrati sulla tattica oppure, peggio, sul vil denaro: con Antonio si tratta esclusivamente di romanticismo nel suo stato più puro. Perché in fondo, cosa lega maggiormente un tifoso a una squadra di ammirare un proprio "fratello", un ragazzo della medesima terra che è stato in grado di realizzare il sogno di una vita, sfrecciare spensierato lungo il manto erboso? Domanda retorica, ovviamente.

Col rischio di suonare banali e retorici, ribadiamo il concetto per il quale Vergara è il simbolo di un'intera generazione, quella degli anni '00, che grazie a lui ce l'ha fatta a varcare l'ingresso al terreno del "Maradona" (o del "San Paolo", per chi preferisce). E fidatevi se diciamo che, pure per i supporters più in là con l'età, l'emozione massima provata nell'arco della stagione da poco passata agli archivi, oltre alla conquista della terza Supercoppa Italiana, è stata la girata e il tiro di punta stile calcio a 5 trasformato in gol dal nativo di Frattaminore in Champions League contro il Chelsea.

Per farla breve, SSC Napoli, stavolta mettete da parte l'accoppiata calcolatrici-bilanci e ascoltate la vostra gente: blindate l'oro inestimabile che avete in casa e regalate alla vostra gente l'opportunità di rivivere un domani serate come quella del 28 gennaio 2026.

A cura di Alex Iozzi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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