Calcio Napoli 1926
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La lettera al mister

Caro Luciano ti scrivo… Avevi promesso un sogno nel cuore: ora ci ritroviamo in un incubo

(Getty Images)

Spalletti ha fatto incidere quella famosa frase sulle pettorine dell'allenamento: evidentemente non è bastato

Giovanni Frezzetti

Tutto era iniziato con grande entusiasmo: dopo la grossa delusione di Napoli-Verona il popolo partenopeo non vedeva l’ora di iniziare una nuova stagione. Spalletti era stato accolto con qualche mugugno dal punto di vista umano, ma con tante speranze dal punto di vista tecnico. Il caro Luciano aveva promesso un sogno nel cuore: invece ora ci ritroviamo in un incubo di ancelottiana memoria.

Spalletti aveva promesso un sogno nel cuore: ora viviamo un incubo

 Luciano Spalletti (Getty Images)

Caro Luciano,

Il tuo arrivo a Napoli è stato accolto con grandi speranze. Un allenatore esperto, navigato, che nei due anni senza panchina ha studiato e si è adeguato al calcio di oggi. Alla conferenza di presentazione c’erano grandi sorrisi e tu avevi promesso un sogno nel cuore. Ora ci ritroviamo in un incubo. La tua promessa l’hai messa nero su bianco, l’hai fatta incidere sulle casacche d’allenamento. Nei ritiri estivi ci hai mostrato un lavoro certosino: in campo la tua presenza sembrava dare sicurezze ai calciatori. Ti fermavi con loro anche dopo la fine dell’allenamento per migliorarli in alcuni fondamentali (ricordiamo le scene con Meret ed Osimhen). Quelle impressioni estive sono state confermate dall’avvio di campionato: una serie di vittorie che lasciava ben sperare. Poi, c’era anche il gioco: la difesa aveva ritrovato solidità e Osimhen la buttava dentro a raffica.

Ma si sa, il cammino non è mai privo di ostacoli. Ed ecco arrivare gli infortuni e le prime partite in cui forse qualcosa sembra non andare per il verso giusto. Hai (giustamente) difeso il lavoro tuo, dei tuoi collaboratori e dello staff medico. Ma sai, alle volte i modi sono tutto nella vita. Ed ecco che ai primi scricchiolii ti sei messo sulla difensiva (un po’ come il calcio che piace a te). E via con le frasi da film in conferenza, gli attacchi alla stampa e le sviolinate ai tifosi: tutto così prevedibile. Quando le cose non funzionano bisogna essere bravi a buttare fumo negli occhi. Hai ricalcato bene le orme di David Copperfield.

L’obiettivo dichiarato è sempre stato la Champions. Bravo, complimenti: ce l’hai fatta! Ma non avevi promesso un sogno nel cuore? Il dovere verso i tifosi e verso chi ama il Napoli era quello di provarci fini alla fine. E invece no, il sogno l’hai fatto svanire nelle sfide con Inter e Milan in cui hai incarnato appieno lo spirito di questa squadra: la paura! Lo spirito del Napoli dell’era De Laurentiis (fino all’addio di Sarri) è sempre stato quello del coraggio: “Proviamoci! Dobbiamo farlo per i tifosi”. I calciatori sono sempre usciti dal campo tra gli applausi, la gente apprezzava quello spirito. Con te invece no, conta l’equilibrio. Eppure hai la fortuna di giocare nello stadio intitolato al più grande giocatore della storia del calcio, dovrebbe dare a te e ai calciatori una sorta di elevazione spirituale (queste cose a te piacciono tanto). Invece, nelle partite casalinghe il sogni si è infranto. L'arena di Fuorigrotta è passata dall'essere il Paradiso all'essere l'Inferno. 

Ti ringrazieremo sicuramente perché torneremo a sentire l’inno della Champions, ma c’è una cosa che molti vorrebbero da te. Se dovessi restare a Napoli riporta quello spirito battagliero che per anni ci ha emozionato. Lo scorso anno non ti è stato possibile scegliere i calciatori, la società non ha praticamente fatto mercato. Ora potresti averne la possibilità: manda via chi non reputi congeniale al tuo progetto. Lo merita la città, merita di vedere con la maglia azzurra solo chi ha la fame negli occhi. Sono anni che sembra che qualcosa in quello spogliatoio non vada. Ecco, è giunto il momento di estirpare il cancro. D’altronde lo dici sempre anche tu: “Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli”. Caro Luciano, ora è il momento delle scelte forti.

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