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calcionapoli1926 editoriali Siamo sicuri che il problema siano calciatori e allenatori? Le 5 verità di Bosnia-Italia

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Siamo sicuri che il problema siano calciatori e allenatori? Le 5 verità di Bosnia-Italia

Ugo Casadio
Un'eventuale qualificazione avrebbe fatto bene ai tifosi, ma non avrebbe fatto altro che gettare nuova povere sotto al tappeto

L'ennesima batosta per il movimento italiano è arrivata ieri sera con la Nazionale costretta a saltare il terzo mondiale di fila. Ma siamo sicuri che il reale problema siano calciatori e allenatori? L'Italia non si qualifica a un mondiale dal 2014, di giocatori e CT ne sono passati da allora, la sinfonia però è rimasta sempre la stessa. Ma allora quali sono i reali problemi? Vediamo i 5 spunti che ci lascia l'ennesima disfatta tricolore:

Le 5 verità dopo Bosnia-Italia

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  • In Italia non c'è unità di intenti, la Nazionale è il riflesso della spaccatura politica e sociale presente nel paese. Il patriottismo ha cessato di esistere. La Nazionale è lasciata in balia di se stessa.
  • I club italiani sono i primi a cui non frega nulla della Nazionale: in paesi come la Turchia il campionato è stato interrotto per poter permettere alla squadra di preparare al meglio i playoff mondiali. Nel nostro paese non si sono voluti concedere 3 giorni a Gattuso per poter radunare la squadra a Coverciano. Morale della favola: da quando è CT, Gattuso ha avuto a malapena 15 giorni effettivi per poter allenare di fatto la squadra.
  • Il sistema è da rifondare nella totalità: basta clientelismo, basta convenienza. Si parta dal basso, dai bambini che cominciano ad approcciarsi a questo sport. Si aboliscano i risultati prima di una certa età e si licenzino tutti gli allenatori che mettono il risultato davanti al divertimento dei ragazzini. In Norvegia prima dei 13 anni è abolito ogni tipo di risultato, lo scopo è il divertimento e la valorizzazione del talento. Il risultato? Lo abbiamo visto sulla nostra pelle nella fase a gironi.

  • Le parole di Gravina ieri sono di una gravità inaudita: il primo a dover abdicare è lui. "I ragazzi sono stati eroici" "Il calcio a differenza degli altri sport fa parte del professionismo" per poi chiosare con "Non mi dimetto". Tutta la sua inadeguatezza in poche parole. Ma ai presidenti italiani fa comodo averlo li per i problemi sopracitati. Guai a mettere a capo qualcuno che abbia a cuore una vera riforma del calcio italiano. Ognuno pensa alla sua poltrona e coltiva il suo orticello.
  • Il reale problema del calcio italiano non è la qualità, sono i ritmi di gioco: l'oggettività dei fatti è questa. L'Italia oggi, va ammesso, non ha estrema qualità tecnica, non ha giocatori che ti fanno la differenza nell'uno contro uno. Ma la piega del calcio moderno sta andando sempre più verso la fisicità che verso l'estro. Alla mancanza di qualità oggi puoi sopperire, se gli altri vanno al doppio della tua velocità, no. Allora basta calciatori che simulano, stop alla cultura della "furbizia" nel dover rubare un fallo, basta arbitri che ogni contatto fischiano falli inguardabili. Le conseguenze poi le paghiamo quando usciamo dai confini territoriali: anche l'Irlanda del Nord, per quanto estremamente inferiore tecnicamente, andava al doppio degli italiani.
  • Si salvi il calcio italiano al posto di salvare la propria poltrona. Ridate alle nuove generazioni il piacere di poter supportare il proprio paese. Ma chiaramente, il messaggio che passerà sarà sempre che è la pirateria ad uccidere il calcio.

    A cura di Ugo Casadio