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editoriali

Il fascino del Napoli racchiuso nella preghiera di Ostigard: è il simbolo del rinnovamento

Edoardo Riccio

Il gesto di Leo Skiri Ostigard dice tutto sulla voglia di arrivare del nuovo Napoli. È una preghiera al cielo e al calcio, nella speranza di poter incidere e coronare un sogno partito da lontano. Così Spalletti ha al suo arco frecce roventissime

Devozione: cosa rappresenta questo termine? Certo, messo alla rinfusa all'inizio di un articolo sportivo potrebbe sembrare almeno insolito. Ma forse no, se si fa riferimento a Leo Ostigard e ai sentimenti emersi durante il consulto del Var in Liverpool-Napoli. Oltre alla trepidazione, al timore e alla speranza, la devozione diOstigard - quella fiducia verso un dato mistero se vogliamo religioso - oltrepassa i confini stessi di quella giunzione delle sue due mani. Allora si può pregare di lasciare un segno evidente nella seconda gara consecutiva di Champions da titolare? Per informazioni a riguardo chiedere a Leo, calciatore devoto al calcio, con una nascente e crescente fede azzurra. Il fascino del calcio è racchiuso nelle due mani dell'ex Genoa, nelle dieci dita attorcigliate tra loro e nello spirito che aleggiava su di lui. Insomma, si tratta di un atto incantato inserito in uno sfondo da brividi...

Il gesto di Ostigard è tra i simboli del nuovo Napoli

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E forse la supplica di Ostigard procede spedita oltre i limiti della devozione anche perché rimarca le caratteristiche qualitative e comportamentali dei calciatori presenti nella rosa azzurra. Mai come quest'anno Spalletti può contare su giocatori grintosi, di personalità, disposti a pregare pur di realizzare una rete ad Anfield e consentire ad una tifoseria intera di gioire. Anche perché la sconfitta con il Liverpool non intacca il percorso eccelso del Napoli. Proprio in questi momenti di smacco, scovare la vitalità e le motivazioni adeguate è indispensabile. L'artefice di imprese memorabili, difatti, non è forse colui che è stato costretto a fronteggiare numerosi fallimenti? La ferita (seppur minima) dell'insuccesso sarà anche la fiamma che consentirà il divampare dell'ardore tipico del Napoli. È stata l'occasione adeguata per riuscire ad acquisire la consapevolezza su cosa la squadra ambisca ad essere, piuttosto che su quello che è attualmente. E chi meglio di Ostigard può fungere da esempio?

Forse il d.s. Cristiano Giuntoli, che è stato piuttosto lungimirante. Anche perché primeggiare ad Anfield e tenere a bada avversari scomodi come Salah e Firmino, non è un'impresa da pochi. Sono caratteristiche che lo scouting del Napoli aveva già annusato. Forse l'età inserita all'anagrafe (22 anni, 23 alla fine di novembre) avrebbe potuto rappresentare un ostacolo nel suo processo di crescita, o quantomeno avrebbe impedito di disputare una gara in un tempio sacro del calcio. Ed invece no. Ha tenuto a bada totalmente il reparto offensivo dei Reds, il gol sarebbe stato soltanto il sigillo su una prestazione sontuosa.

Non tutte le preghiere si avverano, ma forse quelle del Napoli sì...

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Difensore centrale dal fisico imponente (struttura anche usuale per un giocatore proveniente dalla penisola scandinava ndr), il gigante di Adalsnes è risultato anche ieri abile nella marcatura: sovrastare gli avversari e salire in cielo sono caratteristiche di questo prospetto del calcio, in linea con la direzione del gioco a livello europeo. E per quanto concerne l'impostazione del gioco? Anche ieri ha mostrato le proprie abilità, divenendo padrone indiscusso delle retrovie azzurre.

In definitiva, è facilmente intuibile che Spalletti abbia pescato bene il suo coniglio dal cilindro... Eppure, Ostigard, come tutto il Napoli, è tanto altro. La supplica di un calciatore è la preghiera dell'intera squadra azzurra e della tifoseria partenopea. Non sempre tutte le preghiere tendono ad avverarsi, ma una devozione così profonda può condurre lontano un gruppo tanto affiatato. Anche in terre desolate, dove si narra sia nascosto lo scettro del campionato 2022/2023, dove pare si possa scovare uno scudetto a tinte azzurre. O almeno continuare a sognarlo. A pregare.

A cura di Edoardo Riccio

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