Sul 2-2 il mister è praticamente entrato in campo: un gesto plateale con la mano a far capire alla squadra che era ancora possibile ribaltarla totalmente. Poi una mano alla testa per sottolineare di usarla: la frenesia non serve. Il Napoli ci ha provato, ma gli ultimi 10 minuti, complice la stanchezza e un Verona praticamente perfetto, non hanno sortito gli effetti sperati. Quella reazione, però, lancia un chiaro segnale: la lezione è stata compresa e alla sfida con l’Inter ci si arriva in crescendo. È un passo falso che verrà messo alle spalle facilmente. Parlando dei singoli, l’uomo più atteso era Noa Lang: una prestazione sufficiente, ma era la sua serata e doveva fare di più. Questo ha portato a un pensiero comune tra i tifosi: “Ah se ci fosse stato Neres!”. E se ci fossero stati gli altri… Ebbene sì, sono partite come queste, che arrivano ravvicinate l’una all’altra, a far capire il peso che hanno avuto gli infortuni su questa prima parte di stagione del Napoli. In panchina solo portieri, difensori e qualche giovane. Ecco spiegato l’inserimento di Marianucci che poteva sembrare strano. Un simbolo. Ma il Verona è già alle spalle: ora il Napoli e Conte hanno capito la lezione dei vecchi saggi e del Var. Ora gli azzurri sanno ancor di più quanto sia importante la gara di San Siro. Il gesto di conte (testa ndr) sarà il mantra da qui a domenica: ora non si può sbagliare, Inter-Napoli ci darà un segnale importantissimo sulla stagione.
A cura di Giovanni Frezzetti
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