Dai ricordi delle squadre di Lavezzi, Cavani e Hamsik fino ai due scudetti recenti: la riflessione su un Napoli che ha tempo per crescere, ma deve ancora trovare un’identità nella quale i tifosi possano riconoscersi.

Il campionato è iniziato soltanto da tre giornate. È presto per giudicare una squadra, bocciare un progetto o immaginare come finirà la stagione. Non voglio farlo. Posso, però, raccontare una sensazione. Lo faccio da direttore, ma prima ancora da tifosa: questo Napoli, per ora, non mi emoziona. Lo seguo, lo sostengo e continuerò a farlo, ma in queste prime partite non ho ancora sentito quella scintilla che ti accompagna durante la settimana e ti fa aspettare con impazienza il momento in cui la squadra torna in campo. Non è una sentenza. È semplicemente ciò che provo oggi.

Ho visto squadre del Napoli che non hanno vinto nulla e che, nonostante questo, sono rimaste dentro di me. Lavezzi, Cavani e Hamsik ci facevano correre insieme a loro. Poi sono arrivati Higuaín, Mertens, Insigne, Callejón e Zieliński. Calciatori diversi, stagioni diverse, ma una sensazione comune: guardavi quel Napoli e sapevi che poteva accadere qualcosa. Non rimpiango soltanto quei nomi. Rimpiango ciò che mi facevano sentire. Il piacere di guardare una partita, l’attesa per una giocata improvvisa, la capacità di trasformare ogni gara in un appuntamento da vivere e non soltanto in un risultato da controllare.

inter napoli direttore

Il risultato non racconta tutto

FC Internazionale v SSC Napoli - Serie A 2026/27
MILAN, ITALY - SEPTEMBER 05: Massimiliano Allegri, Manager of Napoli, reacts during the Serie A match between FC Internazionale and SSC Napoli at Stadio Giuseppe Meazza on September 05, 2026 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

So bene che nel calcio contano i punti, le qualificazioni e i trofei. Ma una squadra può vincere e lasciarti freddo. Può perdere e farti alzare in piedi. Il risultato è fondamentale, ma non racconta tutto. Dopo appena tre giornate non si può pretendere un calcio perfetto: servono tempo, lavoro ed equilibrio. Da questo Napoli, però, aspetto un segnale. Un’intenzione, una personalità, qualcosa che mi faccia capire quale strada voglia percorrere. Non gli chiedo di copiare il passato, perché ogni squadra deve scrivere la propria storia. Gli chiedo di costruire un’identità nella quale possiamo riconoscerci.

I due scudetti conquistati nella storia recente resteranno per sempre nei nostri cuori. Il primo è arrivato attraverso un calcio corale, moderno e spettacolare. Il secondo grazie a una gestione tecnica straordinaria, capace di ottenere il massimo dalla squadra. Sarò sempre grata per quelle gioie, ma la gratitudine non può impedirci di raccontare ciò che sentiamo. Amare il Napoli non significa dover applaudire tutto o nascondere i propri dubbi. Anche la qualificazione alla Champions League rappresenta un obiettivo importante, ma per un club come il Napoli deve essere una tappa, non l’unico orizzonte. Non pretendo di vincere ogni anno. Voglio, però, riconoscere una direzione e sentirmi parte del viaggio.

Questo Napoli ha tutto il tempo per crescere, trovare la propria identità e cambiare la mia sensazione. Me lo auguro da direttore e ancora di più da tifosa. Continuerò a esserci, qualunque sia il risultato o la posizione in classifica, perché la fede non dipende da un allenatore, da un presidente o da un calciatore. Proprio perché ci sarò sempre, però, non voglio fingere un entusiasmo che oggi non provo. Sono trascorse soltanto tre giornate: è presto per giudicare, ma non per desiderare qualcosa in più. Questo Napoli, per ora, non mi emoziona. Ma proprio perché lo amo, aspetto che cominci a farlo. Forza Napoli sempre.

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