02:05 min

editoriali

Un Napoli bello quanto scomodo perché impone un alt(r)o livello di critica, di tifo, d’attese

Mattia Fele

In un mese e dieci giorni, il Napoli ha segnato in Champions League il 20% dei gol marcati in tutta la sua storia nella competizione. Numeri da capogiro per una squadra esaltata in tutto il mondo. È un fenomeno senza precedenti

Il Napoli che ha schiantato anche i Rangers ieri sera è di una costanza, di una forza e di una qualità da togliere il fiato. Simeone ha segnato il quarto gol in quattro presenze nella massima competizione europea per club, Ostigard il suo primo alla prima apparizione. È una squadra che segna con tutti, in tutti i modi e ad occhi chiusi. Deliziosa negli scambi, forte nelle gambe, ordinata nella fase difensiva. Spalletti nel post dice quasi perfetta perché la perfezione - dal latino - significa compimento e la si decreta semmai alla fine. Ma questa è già per forza una bella storia.

Leggeri, non superficiali. Mondiali, semplici

—  

Ritratti idiomatici di Napoli-Rangers se ne trovano a bizzeffe come foto dopo un matrimonio: ne è uno la prova immensa di Leo Skiri Ostigard, che ha portato a casa dei numeri impressionanti. Il 95,6% di precisione nei passaggi, quasi tutti i duelli aerei vinti. Un gol, più di 100 tocchi di palla. Questo ragazzo dal Genoa ha tenuto la linea in Champions e ha cecchinato McGregor su calcio d'angolo perfetto di Raspadori, giusto per chiudere i conti. Giusto per urlare ci sono anch'io in una squadra che aveva già mandato in gol 13 altre anime. Un'altra evidenza è la centralità di Simeone, forse l'attaccante più attaccante che ha il Napoli in rosa: si prende la profondità come fosse spazio che gli appartiene e lo divora, raccorda pure ma sa muoversi come Cavani, come il miglior Icardi dell'Inter. Il pallone lo raggiunge come per predestinazione. Poi è argentino, vive Napoli con passione e molto probabilmente sarà il prossimo titolare una volta (accadrà) venduto Osimhen per tanti milioni di euro.

Per non parlare dell'ennesimo assist di Mario Rui, che in Serie A detiene il record (dietro soltanto a Biraghi) di occasioni create da azione e da calcio da fermo (ben 29 ndr). Come a Milano, preciso preciso e soffice sulla fronte del centravanti che lascia immobile il portiere scozzese. Poi Raspadori spostato a sinistra protagonista della manovra e riempitore pro dell'area di rigore dovunque ci sia spazio. Di Lorenzo e Politano costantemente sovra-ritmo, Ndombele dominante con la sua qualità da playmaker aggiuntivo a Lobotka. Senza Zielinski, Kvaratskhelia, Rrahmani, Osimhen, Anguissa il Napoli ha ottenuto i tre punti definitivi per essere al 90% sicuri di passare il girone da primi in classifica in Champions (per impedirlo, il Liverpool dovrebbe vincere 4-0 ad Anfield nella prossima gara ndr), segnando 20 gol in un mese e dieci giorni. Il 20% esatto di tutti quelli mai segnati in questa competizione da questo club. Così, semplicemente.

Poche volte in Europa si è vista una squadra che sa fare tutto in questo modo esaltante e sia priva di campioni di un certo calibro, di un certo blasone e di un certo stipendio. A parte il Leicester (ma solo in campionato, strettamente) e lo stesso Liverpool nel suo primo anno da finalista, o se non il Dortmund di Klopp stesso, difficilmente un outsider è arrivata fino in fondo in Champions League. Il Napoli di oggi però non sembra poter soffrire nessuna squadra. Si imporrebbe domattina pure a Madrid o a Parigi perché così fa. È stato costruito così e non perderà queste caratteristiche pure dopo la pausa per i Mondiali. Questa squadra non ha paura di niente e ride in faccia agli avversari ridimensionandoli, perché ormai ha visto e superato (brillantemente) cose peggiori. Le ricordiamo: ha demolito Liverpool e Ajax (due volte), Rangers (due volte), ha vinto a Milano e a Roma (due volte). È primo in classifica in Serie A con 29 punti su 33 disponibili all'undicesima giornata di campionato. Ha in squadra un uomo dalla Georgia a cui uno dei quotidiani più importanti del mondo ha voluto dedicare un articolo ieri mattina. Parliamo del New York Times, che recita: "l'anarchia di Kvaratskhelia ha colpito Napoli come una tempesta e ha fatto tornare divertente il calcio". La vittoria che fa battere i cuori e non le mani, come diceva Pasolini.

Quello che sta costruendo il Napoli è sicuramente dipendente in minima parte dalla sorte - che forse sta restituendo un briciolo di quanto tolto in dieci anni di punti raccolti complessivi in Serie A secondi soltanto a quelli della Juventus - ma anche da Spalletti e dal suo staff. È impossibile esimersi dal tener conto di una gestione che è stata perfetta dal primo giorno a Dimaro Folgarida, quando ancora non si riusciva a fare partitelle allenanti perché non si sapeva nemmeno chi sarebbe arrivato. Luciano ha semplicemente immaginato un'ideale 4-3-3 e lo ha cucito su chi già era lì. Pure su Zerbin e Gaetano e pure su Zanoli. Su Lobotka come luce nell'oceano, con Politano e Lozano. Con Rrahmani e Juan Jesus e Mario Rui e Di Lorenzo. Tutti quelli che oggi sono protagonisti hanno lavorato senza sosta e senza sapere cosa gli riservasse il futuro, con il tarlo (ce l'avevano anche loro, è umano) che sarebbero stati meno forti senza Insigne, Kouli e Mertens. In mezzo alla burrasca di critiche. Kim e Kvara hanno solo trovato meccanismi oliati e hanno aggiunto le loro individualità. Poi c'è la panchina, c'è Elmas che sfotte sui social e poi da mezzala rende come abbiamo sempre atteso rendesse. Raspadori è l'alter ego di Dries ma a 22 anni, di Simeone s'è già detto. Ndombele non è Anguissa ma non è nemmeno Fabian e poi Olivera: esplosivo, profondo. Non c'è al momento nulla che non faccia pensare ad una bella storia. Che noi amiamo raccontare e di cui siamo convinti fermamente.

Fino a perdere l'aria in entrambi i polmoni dobbiamo ripetere che questo Napoli non ha senso che si nasconda. Da cosa, da chi poi? Per adesso è la squadra più divertente al mondo. Ma non sono passati due giorni, non è affrettato dirlo: tra poco ci sono i Mondiali e si è quasi consumato un terzo della stagione calcistica a fine ottobre 2022. È finito il girone di Champions, a breve terminerà il girone d'andata del campionato (mancano 8 gare: seppure il Napoli scendesse di media pt. raccogliendo - per dire - 2pt a partita, arriverebbe a 29+16 ovvero 45. Raddoppiato al girone di ritorno fa 90: e stiamo solo ipotizzando ndr). A memoria non si ricorda una squadra che abbia coinvolto il mondo del calcio tutto insieme e che sia diventata un fenomeno globale in così poco tempo, creando consenso proprio squisitamente tecnico. Di più, il Napoli sta restituendo al calcio il proprio valore di gioco che si gioca. Sta dando senso al merito e al lavoro in un mondo che di questi valori è acefalo. Da brividi.

A cura di Mattia Fele

RIPRODUZIONE RISERVATA