No De Chiara, no Prisco & no Anic: Antò, era davvero necessario?

Dalla trionfale tournée araba da cui il Napoli è rientrato con una Supercoppa in più nel proprio palmares, capitan De Chiara e Vincenzo Prisco vengono sistematicamente convocati da Antonio Conte vista la nota emergenza che ha colpito nell'annata corrente la formazione A del club di Fuorigrotta. Fin qui nulla da polemizzare, si tratta di un bel riconoscimento per ragazzi che meritano un futuro radioso. La reale criticità dietro tale decisione sorge quando l'emergenza comincia a svanire, alimentando colpevolmente quella che affligge la compagine Primavera.
Perché privare il reparto di quest'ultima, già orfano di Luca Lo Scalzo per infortunio, di due pedine fondamentali come De Chiara e Prisco, oltre che di Ivan Anic, non solo per lo scontro salvezzadi sabato col Sassuolo, ma anche per l'infrasettimanale odierno col Monza, alla luce di una situazione cotanto complicata sia a livello di organico che di classifica? Con il rientro di Billy Gilmour e la riaggregazione in gruppo di André-Frank Zambo Anguissa e di Kevin De Bruyne, a Conte sarebbe bastato portarsi dietro uno tra De Chiara e Prisco, i quali, tra l'altro, avrebbero unicamente fatto numero (cambi attuati dal tecnico salentino fino a oggi alla mano; alla faccia del "dobbiamo far giocare i giovani"!).
Una società che ha a cuore la causa avrebbe impedito lo scenario descritto, ma la verità, da sempre sostenuta da ogni appassionato di pallone nato in Italia, è che delle sorti dellasquadra Primavera non importa a nessuno se non a una manciata di tifosi.
A cura di Alex Iozzi
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