Gli azzurri hanno trionfato contro il Frosinone convincendo per prestazione e atteggiamento

Il rumore di una vittoria non si misura soltanto dal boato dello stadio, ma da ciò che lascia dopo il triplice fischio. Il successo contro il Frosinone ha proprio questo sapore: il Napoli aveva bisogno dei tre punti e li ha conquistati nel modo migliore, ritrovando, almeno per una sera, quella voce che nei mesi scorsi era sembrata smarrita. Una voce forse rauca, ancora alla ricerca delle note giuste, ma finalmente tornata a farsi sentire, capace di diventare musica per le orecchie dei tifosi azzurri e dello stesso Massimiliano Allegri.

L'aggressività richiesta da Allegri portata in campo contro il Frosinone

Il tecnico, alla vigilia, era stato chiaro: «Contro il Frosinone serve vincere, servono i tre punti». La squadra lo ha preso alla lettera. Non c'è stato nemmeno il tempo di far fischiare Feliciani che gli azzurri avevano già fatto capire quale direzione avrebbe preso la serata. Tre minuti, tre occasioni e un messaggio preciso: il Napoli non aveva intenzione di aspettare. Al quinto minuto, poi, Hojlund ha trovato anche il palo, quasi a voler sottolineare ulteriormente le intenzioni bellicosa della compagine azzurra.
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A dirigere questa sinfonia non c'era soltanto Allegri dalla panchina, ma anche un Kevin De Bruyne in versione diavolo rosso. Eppure, al di là delle individualità, ciò che ha convinto maggiormente del Napoli visto nel primo tempo è stato l'atteggiamento: la fame, la rabbia, la voglia di portare a casa il risultato. Tutto ciò che, in alcune gare di questo inizio di stagione, era sembrato mancare. Da qui la strigliata del tecnico dopo Firenze, che, se ha prodotto una risposta del genere, verrebbe quasi voglia di chiedersi perché non ripeterla ogni giorno.

Perché il talento, da solo, non basta se a mancare è la convinzione di poter fare la differenza. E il Napoli contro il Frosinone ha mostrato proprio questo: la volontà di aggredire la partita, di non lasciare agli avversari il tempo di prendere le misure e di trasformare la superiorità tecnica in qualcosa di concreto. Non una squadra in attesa degli eventi, ma un gruppo deciso a scrivere il copione della propria serata.

Venti giorni per ritrovarsi e guardarsi negli occhi

Venti giorni per lavorare, nonostante le assenze dei nazionali e degli infortunati. Venti giorni per guardarsi negli occhi, per migliorare la condizione di chi non era ancora al meglio e per recuperare alcuni elementi importanti. Una pausa che, per certi versi, può aver rappresentato una manna dal cielo. È difficile stabilire quanto abbia inciso sul risultato, ma è legittimo chiedersi se proprio in queste settimane Allegri abbia trovato le corde giuste per portare gli azzurri a trovare la propria melodia.

Forse il tecnico ha lavorato proprio su questo: restituire al Napoli un'identità, trovare il giusto equilibrio tra qualità e concretezza, fare in modo che il talento dei singoli diventasse una risorsa per il collettivo. E questa volta, almeno contro il Frosinone, la musica è sembrata diversa. Ce lo eravamo detti anche dopo la vittoria contro il Bologna, quando sembrava che qualcosa potesse finalmente cambiare. Stavolta, però, la sensazione è che ci siano note più convincenti, quelle giuste per costruire un canto pulito, melodioso ed equilibrato. Ma già da martedì contro il Villarreal si capirà se questa linea è ormai stata tracciata definitivamente.

Allegri, troppo spesso, finisce al centro delle discussioni, tra dubbi, critiche e interrogativi sulle sue scelte. Il compito di un allenatore, però, è anche quello di saper correggere la rotta, trovare soluzioni e adattare il proprio lavoro alle necessità della squadra. Contro il Frosinone il Napoli ha mostrato una risposta incoraggiante e il tecnico può ripartire da qui.

Le note positive di una serata che restituisce qualche certezza

I tre punti conquistati contro i ciociari lasciano diverse note positive. La prima è Kevin De Bruyne, che ha dominato la scena con la qualità di chi sembra suonare uno strumento diverso da tutti gli altri. La seconda è Badiashile, un giocatore che Allegri sta recuperando e che può ancora crescere, trovando progressivamente maggiore continuità. La terza è la crescita di Rafa Marin, chiamato a sfruttare ogni occasione per consolidare il proprio percorso in azzurro. La quarta è il ritorno al gol di Noa Lang, che ha lasciato il segno e può rappresentare un'ulteriore risorsa per il reparto offensivo.

Ma la nota più bella, quella capace di dare alla serata un significato speciale, è il ritorno di Scott McTominay. Rivederlo in campo significa ritrovare un elemento importante per gli equilibri della squadra e in zona gol. Un rientro che aggiunge sostanza alle buone notizie di una serata in cui il Napoli ha ritrovato non soltanto il risultato, ma anche qualche certezza da cui ripartire.

Naturalmente, non basta una vittoria per cancellare le difficoltà né un 3-0 può diventare automaticamente la prova di una svolta. La partita ha mostrato un Napoli convincente, soprattutto nella prima frazione, ma ha anche ricordato che c'è ancora del lavoro da fare. La differenza, adesso, la farà la capacità di mantenere lo stesso atteggiamento quando le condizioni saranno meno favorevoli, quando ci saranno avversari diversi. È lì che si misureranno la crescita della squadra e la solidità del lavoro di Allegri.

La goduria di una sera che deve diventare una dolce abitudine

Per ora, però, è cosa buona e giusta godersi la serata. Poi, da domani, bisognerà cominciare a lavorare affinché prestazioni del genere non restino episodi isolati, ma diventino un'abitudine, come ha ricordato lo stesso tecnico. Perché il Napoli non può accontentarsi di sporadici momenti di goduria e gioia: deve puntare a vivere nella consapevolezza di poter competere con le migliori, restare agganciato ai primi posti e mantenere le promesse fatte ai propri tifosi.

La vittoria contro il Frosinone ha restituito voce ad Allegri e ai suoi ragazzi. Adesso spetta al Napoli dimostrare di saperla conservare. Perché una sinfonia può emozionare per una sera, ma è soltanto quando tutte le note trovano continuità e armonia che diventa musica destinata a durare. E gli azzurri, se vogliono davvero tornare a fare la voce grossa, devono imparare a suonarla ogni volta che scendono in campo.

A cura di Sara Ghezzi

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