calcionapoli1926 editoriali Il coraggio, il verbo divino e la lezione di Conte: i tre dogmi che tengono in vita il Napoli

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Il coraggio, il verbo divino e la lezione di Conte: i tre dogmi che tengono in vita il Napoli

Giovanni Frezzetti
Giovanni Frezzetti Editorialista 
Da questo successo, ancora una volta, viene fuori la forza mentale di questo gruppo attaccato visceralmente al suo condottiero

È iniziata male ma è finita benissimo: il Napoli ribalta il Lecce al Maradona e mette in cascina tre punti fondamentali accorciando sull’Inter (che ha pareggiato in casa con l’Atalanta ndr) e mettendo pressione al Milan (impegnato stasera sul campo della Lazio ndr). Una partita che conferma il masochismo azzurro che, anche con le piccole, riesce a vincere solo di misura e senza poter stare tranquilli fino all’ultimo secondo. Ma da questo successo, ancora una volta, viene fuori la forza mentale di questo gruppo attaccato visceralmente al suo condottiero. Sono tre i dogmi del Napoli che questa partita ha messo in luce: il coraggio, il verbo divino e la lezione di Conte. Un premio per gli intrepidi, per un popolo intero che nelle difficoltà e nella sfortuna ha saputo fare quadrato e tenere in vita la squadra.

Il coraggio, il verbo divino e la lezione di Conte: i tre dogmi che tengono in vita il Napoli

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Pronti via segna Siebert: Maradona ammutolito dopo nemmeno due minuti. Inaspettato e imprevedibile, ma un chiaro segnale di come stia andando questa stagione ma anche dell’andamento della partita. E difatti i calci piazzati e i corner, da cui è scaturito il gol del Lecce, saranno il tallone d’Achille del Napoli per tutta la gara. Un primo tempo complesso in cui gli azzurri faticano a reagire e la squadra di Di Francesco pressa e con coraggio prova a cercare il raddoppio. Mai pericolosi e un po’ molli e prevedibili: il primo tempo del Napoli si spegne così. È prevedibile la strigliata di Conte negli spogliatoi: la solita lezione sulla maglia sudata, quello che gli azzurri hanno sempre fatto, anche nelle sconfitte, nel 90% delle partite stagionali. Ma serve un segnale, un coraggio non solo a parole ma anche con i fatti: ecco i cambi, ecco scendere in campo il verbo divino. Fiducia al rientrante De Bruyne e torna anche McTominay: la musica cambia subito. Questa volta è il Napoli a trovare il gol in avvio con Hojlund che fa il rapace d’area e la pareggia. Gli azzurri capiscono che è tutto nelle loro mani e la rete è il segnale che il coraggio nei cambi di Conte è stato premiato. A completare l’opera ci pensa Politano che ribalta la gara mostrando come il Napoli abbia personalità e che deve solo tirarla fuori. Poi è tutta gestione e pochi brividi la gara, si pensa alla classifica a mettere pressione alle inseguitrici ma anche alle milanesi davanti. E questo sarà il film delle ultime nove gare di campionato dove i nervi saranno l’ago della bilancia per gli obiettivi delle big di Serie A.

Insomma, tre dogmi che hanno tenuto in vita il Napoli, anzi che lo tengono in vita da tutta la stagione. È l’ennesima gara in cui la squadra non riesce ad andare oltre il minimo indispensabile per necessità. Intendiamo dunque che le energie sono quelle che sono: gli infortuni hanno costretto molti calciatori agli straordinari e tolto soluzioni di gioco. È chiaro, quindi, che anche contro le cosiddette piccole si è cercato il risultato senza strafare. Per ora va bene così, ma con il rientro di tanti giocatori e con l’infermeria che va svuotandosi bisognerà fare un altro step. Conte dovrà lavorare su testa e gambe per fornire alla squadra i mezzi per chiudere le partite, per azzannarle. È un allenamento che serve non solo per il finale di stagione ma soprattutto per la prossima. Il mister ha lasciato intendere che resterà e che vuole costruire basi solide per il futuro. Tutto ciò non passa solo dal mercato ma anche dalla testa dei calciatori e dalle soluzioni che può fornirgli l’allenatore. Tra campionato e coppe, il Napoli non vince con più di un gol di scarto da più di due mesi: era il lunch match 4 gennaio quando Spinazzola e Rrahmani regalarono i tre punti (e il 2-0 ndr) in casa della Lazio dell’ex Sarri. È un dato che fa chiaramente riflettere e che spiega la condizione di emergenza in cui si è trovata la squadra. I 39 infortuni sono un caso eccezionale, ma è chiaro che ci siano responsabilità. Ma su questo le somme si tireranno a giugno. Da qui all’estate, invece, c’è da fare questo ulteriore step: per ora i tre dogmi tengono in vita il Napoli, ma non sempre il divino in campo, il coraggio e le lezioni del sergente potranno bastare. C’è una Champions da conquistare e uno scudetto ancora da difendere. Nulla è perduto, tutto è ancora aperto: il Napoli ha il destino nelle sue mani guardando alle stelle e a un futuro che poggia su basi solide.

A cura di Giovanni Frezzetti

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