Insomma, tre dogmi che hanno tenuto in vita il Napoli, anzi che lo tengono in vita da tutta la stagione. È l’ennesima gara in cui la squadra non riesce ad andare oltre il minimo indispensabile per necessità. Intendiamo dunque che le energie sono quelle che sono: gli infortuni hanno costretto molti calciatori agli straordinari e tolto soluzioni di gioco. È chiaro, quindi, che anche contro le cosiddette piccole si è cercato il risultato senza strafare. Per ora va bene così, ma con il rientro di tanti giocatori e con l’infermeria che va svuotandosi bisognerà fare un altro step. Conte dovrà lavorare su testa e gambe per fornire alla squadra i mezzi per chiudere le partite, per azzannarle. È un allenamento che serve non solo per il finale di stagione ma soprattutto per la prossima. Il mister ha lasciato intendere che resterà e che vuole costruire basi solide per il futuro. Tutto ciò non passa solo dal mercato ma anche dalla testa dei calciatori e dalle soluzioni che può fornirgli l’allenatore. Tra campionato e coppe, il Napoli non vince con più di un gol di scarto da più di due mesi: era il lunch match 4 gennaio quando Spinazzola e Rrahmani regalarono i tre punti (e il 2-0 ndr) in casa della Lazio dell’ex Sarri. È un dato che fa chiaramente riflettere e che spiega la condizione di emergenza in cui si è trovata la squadra. I 39 infortuni sono un caso eccezionale, ma è chiaro che ci siano responsabilità. Ma su questo le somme si tireranno a giugno. Da qui all’estate, invece, c’è da fare questo ulteriore step: per ora i tre dogmi tengono in vita il Napoli, ma non sempre il divino in campo, il coraggio e le lezioni del sergente potranno bastare. C’è una Champions da conquistare e uno scudetto ancora da difendere. Nulla è perduto, tutto è ancora aperto: il Napoli ha il destino nelle sue mani guardando alle stelle e a un futuro che poggia su basi solide.
A cura di Giovanni Frezzetti
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