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Napoli-Frosinone come “Napoli Milionaria”: “Ha dda passà ‘a nuttata”

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Un Napoli presuntuoso, che sugli allori di una stagione indimenticabile ha creduto di poter fare a meno di chiunque
Redazione

Ieri sera ho rivisto, a tratti, la celebre commedia di Eduardo "Napoli milionaria". E no, non mi riferisco al rifacimento TV andato in onda di recente su Rai 1 del capolavoro di Eduardo, a mio avviso la più bella tra le sue opere. Ma mi riferisco alla partita di ieri.

Napoli-Frosinone come Napoli Milionaria: "Ha dda passà 'a nuttata"

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Tenete presente quando Gennaro Jovine (Eduardo) torna dalla prigionia e trovo un clima euforico (solo apparente) ma in realtà una famiglia distrutta? Il figlio Amedeo mariuolo, la figlia ragazza madre, la bimba ammalata, la moglie che sembra intendersela con ‘Settebellizze’? Come se un tifoso fosse andato via dopo i festeggiamenti dello scudetto e fosse tornato ieri. Trova più o meno la stessa squadra, però a 14 punti dalla vetta che in otto partite casalinghe ne ha perse quattro e pareggiata una, e che è uscito dalla Coppa Italia agli ottavi perdendo 4-0 in casa con il Frosinone. Un Napoli presuntuoso, che sugli allori di una stagione indimenticabile ha creduto di poter fare a meno di chiunque, che tutti fossero sostituibili. Si festeggiava, sempre e comunque, e gli scettici erano bollati come “marcatori a peste”. Un po’ come Eduardo che provava a dire che la guerra non era finita, “nunn'è fernute niente”. Ma nessuno lo ascoltava.


E il Ragioniere, ridotto alla fame dalla borsa nera di Donna Amalia, trattato con spocchia e superficialità? Quando poi si scopre che la medicina per salvare la bimba l’aveva lui.
Chi è il Ragioniere? Kim? Spalletti? Giuntoli? Sinatti? Non conta. Si ì pensato di poter fare a meno di tutti. E si è provato a correre ai ripari in maniera confusa. Come quando 'o miezo prevete porta al Dottore medicine non indicate per salvare la bimba, invocando un po’ di collaborazione da parte dei medici. Nel momento di confusione, incertezza, di risultati che non arrivano, di calciatori che non brillano, di prestazioni altalenanti, si cercano risposte. Le volevamo da Mazzarri, che si è presentato con uno score purtroppo in linea con quello del suo predecessore. E alle domande che piovono lui risponde in maniera un po’ evasiva, e in parte si può pure comprenderlo. Di Lindstrom doveva vedere ancora i video, i meccanismi difensivi devono ancora essere provati bene perché gli allenamenti sono pochi, sulla condizione non c'è tempo per intervenire (“si gioca ogni tre giorni”), su Demme “gli hanno detto” che non gioca mai.

La sua conferenza stampa sembra quando al Ragioniere Spasiano, che va a prendere il caffè nel basso di Donna Amalia, tutti lo tempestano di domande. Vogliono sapere se la guerra finisce, se lanceranno le bombe, se chiameranno i riformati, e lui risponde sempre con un laconico “e chi lo può dire”. Alla fine Eduardo esclama: “Signurì ma voi non sapete niente? Voi avete a che fare con gente che tiene la penna in mano…” Ma il Ragioniere in fondo non ha le risposte che servono. Quando Eduardo torna dalla guerra prova a spiegare alla moglie il perché la famiglia si è distrutta: “perché i biglietti di mille lire fanne perdere ‘a capa. Tu li hai cominciati a vedere poco per volta…e non hai capito niente cchiù”. L’ubriacatura di De Laurentiis, trovatosi catapultato da una contestazione estrema all’idolatria assoluta.

Ora Mazzarri ci spiega che a gennaio è meglio che i calciatori demotivati lascino la squadra, per far posto ad altri. E chi saranno questi altri? Ce ne sono in giro all’altezza di far fare il salto di qualità? C’è la volontà di investire il giusto per riparare agli errori? Con questa batosta sulle spalle, un’eliminazione che pesa come un’onta per come è avvenuta e che ci preclude un obiettivo stagionale, il secondo venuto meno dopo il tricolore, ci prepariamo ad affrontare la Roma. Match da 6 punti nella lotta per il quarto posto, ancora una volta determinante per un Napoli che fatica a ritrovarsi davvero. L’unica considerazione che viene da fare, alla luce di tutto questo, è ancora una volta condensata nelle parole di Eduardo: “Ha dda passà 'a nuttata”.

A cura di Maurizio Zaccone

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