Ne sono una prova concreta le ultime due uscite: la trasferta di Verona e il già menzionato impegno casalingo col Torino. Nel primo caso, tre punti guadagnati in maniera sporca, a tempo scaduto, nonostante la peggior prestazione dell'annata, grazie a un provvidenziale Romelu Lukaku, che valgono il doppio se si relazionano al furtosubìto a Bergamo sette giorni addietro; nel secondo, una vera manifestazione di superiorità e di cosa potrebbe essere la compagine '081' se giocasse tutti gli incontri con il piede fisso sull'acceleratore.
Il messaggio che tramanda l'organico SSCN è chiaro: la volontà non è di partecipare a una tachicardica rincorsa a un 4° posto distanziato di 5 lunghezze e rischiare di vedere le rivali fregargli la qualificazione in Champions League, ma di blindare il terzo e provare addirittura a insidiare il secondo occupato dal Milan targato "Massimiliamo Allegri". I campioni d'Italia in carica, specialmente in questa fase di stagione, non sono fragili mentalmente come la Roma di Gian Piero Gasperini (i 'big match' con lo stesso Napoli e la Juventus, oltre che la recente caduta di Genova, si commentano da soli), né a corrente alternata come la Vecchia Signora dell'ex Luciano Spalletti, né tantomeno un'outsider a cui vanno fatti i complimenti per il percorso come il Como di Cesc Fabregas o l'Atalanta di Raffaele Palladino: sono un gruppo che, visto l'atteggiamento titanico con cui ha affrontato le avversità, seppur esse derivino da colpe proprie, merita l'Europa che conta anche nel 2026/27. E siamo abbastanza certi che il condottiero di origini salentine seduto in panchina sia il primo individuo della rosa, staff compreso, ad avere "la mente fissa" sulla qualificazione alla prossima Coppa dalle Grandi Orecchie.
A cura di Alex Iozzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA



/www.calcionapoli1926.it/assets/uploads/202603/03e1c15deb1fee6ca59861aa31a71f6a-scaled.jpg)