calcionapoli1926 editoriali “Got my mind set on you”: il Napoli ha come motto il ritornello cantato da Harrison nell’87

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“Got my mind set on you”: il Napoli ha come motto il ritornello cantato da Harrison nell’87

“Got my mind set on you”: il Napoli ha come motto il ritornello cantato da Harrison nell’87 - immagine 1
Le ultime due giornate di campionato ci hanno raccontato in maniera eloquente quale mentalità ha inculcato mister Conte ai propri uomini in vista delle 10 battaglie rimanenti (calendario alla mano)
Alex Iozzi

Napoli-Torino di venerdì scorso è una delle partite stagionali dei partenopei più sbrigative e semplici (forse la più semplice) da analizzare: dominio azzurro per 87', con Alisson Santos ed Eljif Elmas che firmano il doppio vantaggio in favore dei padroni di casa, poi una lieve sofferenza nel recupero dovuta al gol della bandiera per i granata siglato da Cesare Casadei, ma nulla di tanto allarmante al punto da compromettere la vittoria finale. Più che della gara in sé, infatti, è interessante mettere in evidenza un altro aspetto: la fame che la "banda Conte" sta dimostrando di avere nel voler azzannare la lotta Champions.

"La mia mente è fissa su di te": i 6 punti conquistati tra Hellas e Torino mettono in chiaro le intenzioni di Conte e del Napoli

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Stati Uniti d'America, 12 ottobre 1987: George Harrison anticipa l'uscita di "Cloud Nine", suo undicesimo album da solista, tramite la pubblicazione del singolo "Got My Mind Set On You", brano degli anni '60 composto da Rudy Clark e originariamente interpretato da James Ray. Certificato disco d'oro negli States e disco di platino nel Regno Unito, la cover rimane ancora oggi uno dei più grandi successi della carriera dell'ex Beatle. Quasi quattro decenni dopo, il Napoli di Antonio Conte sembra aver fatto diventare il titolo, nonché ritornello, di quella canzone senza tempo (tradotto: Ho la mente fissa su di te) il proprio mantra per la volata conclusiva del campionato di Serie A corrente.


Ne sono una prova concreta le ultime due uscite: la trasferta di Verona e il già menzionato impegno casalingo col Torino. Nel primo caso, tre punti guadagnati in maniera sporca, a tempo scaduto, nonostante la peggior prestazione dell'annata, grazie a un provvidenziale Romelu Lukaku, che valgono il doppio se si relazionano al furtosubìto a Bergamo sette giorni addietro; nel secondo, una vera manifestazione di superiorità e di cosa potrebbe essere la compagine '081' se giocasse tutti gli incontri con il piede fisso sull'acceleratore.

Il messaggio che tramanda l'organico SSCN è chiaro: la volontà non è di partecipare a una tachicardica rincorsa a un 4° posto distanziato di 5 lunghezze e rischiare di vedere le rivali fregargli la qualificazione in Champions League, ma di blindare il terzo e provare addirittura a insidiare il secondo occupato dal Milan targato "Massimiliamo Allegri". I campioni d'Italia in carica, specialmente in questa fase di stagione, non sono fragili mentalmente come la Roma di Gian Piero Gasperini (i 'big match' con lo stesso Napoli e la Juventus, oltre che la recente caduta di Genova, si commentano da soli), né a corrente alternata come la Vecchia Signora dell'ex Luciano Spalletti, né tantomeno un'outsider a cui vanno fatti i complimenti per il percorso come il Como di Cesc Fabregas o l'Atalanta di Raffaele Palladino: sono un gruppo che, visto l'atteggiamento titanico con cui ha affrontato le avversità, seppur esse derivino da colpe proprie, merita l'Europa che conta anche nel 2026/27. E siamo abbastanza certi che il condottiero di origini salentine seduto in panchina sia il primo individuo della rosa, staff compreso, ad avere "la mente fissa" sulla qualificazione alla prossima Coppa dalle Grandi Orecchie.

A cura di Alex Iozzi

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