calcionapoli1926 editoriali A testa alta! Cuore e grinta anche senza gambe: ma è l’ennesima dimostrazione di forza

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A testa alta! Cuore e grinta anche senza gambe: ma è l’ennesima dimostrazione di forza

Giovanni Frezzetti
Giovanni Frezzetti Editorialista 
Il Napoli saluta la Champions, si paga il calo nella ripresa: ma l’impegno della squadra è la giusta benzina per ripartire subito

Applausi: così il Napoli saluta la Champions dopo il ko per 2-3 contro il Chelsea. Un addio che fa male, fa rabbia: ma i tifosi si alzano in piedi ad applaudire chi è uscito dal campo a testa alta. I calciatori hanno lottato, sudato la maglia, dando l’ennesima dimostrazione di forza. La squadra ha fatto capire, ancora una volta, di avere le qualità per giocare a certi livelli, ma che ha chiaramente un affanno fisico dovuto alle tante partite giocate con pochissimi calciatori. Ora restano campionato e Coppa Italia: quattro mesi per giocarsi tutto e ritornare lì dove spetta, al vertice del calcio italiano.

A testa alta! Cuore e grinta anche senza gambe: ma è l’ennesima dimostrazione di forza

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Inizia con una sciarpata delle curve, striscioni e cori da brividi: al Maradona l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. I tifosi rispondono all’appello di Conte e si caricano il Napoli sulle spalle. La partenza però è guardinga: le due squadre si studiano anche se non rinunciano a provare ad affondare. A rompere l’equilibrio ci pensa l’ennesimo episodio sfavorevole: mano di Juan Jesus, rigore e gli azzurri vanno in svantaggio. La reazione è immediata: un uno due micidiale e il Napoli torna avanti. C’è una storia bellissima: il napoletano Vergara segna il gol del pari, prima rete, al Maradona, in Champions! Un gol che è un gioiello, una giocata che testimonia ancora una volta le qualità di questo ragazzo che aveva solo bisogno di fiducia e di un maestro che potesse guidarlo. Si è ritrovato nella mischia ma ha sempre risposto presente. È una favola che fa presagire un lieto fino. E difatti, pochi minuti dopo è Hojlund a siglare il 2-1. Rabbia e grinta per gli azzurri che ribaltano una partita che sembrava andare su binari totalmente diversi. Il primo tempo si chiude così, con il Napoli a 45 minuti dalla qualificazione che si trova a dover gestire nella ripresa risultato ed energie. Ma il copione, invece, prende una piega ben diversa.

Sul 2-1 era passata nel dimenticatoio la panchina del Napoli: Beukema, Gutierrez, Lukaku, tre giovani e i portieri. Emergenza totale come non mai in questa stagione costellata dagli infortuni. E invece, nel secondo tempo arriva il calo e Conte non ha soluzioni per metterci una pezza. Prima il pari, poi il vantaggio del Chelsea proprio quando il mister aveva gettato nella mischia Lukaku per provare a vincerla. Due colpi durissimi che ammutoliscono lo stadio e abbattono la squadra. Sul gol Gutierrez viene totalmente bruciato sulla corsa: un’azione che simboleggia la condizione atletica del Napoli che ancora una volta gioca solo un tempo. La stanchezza pesa: i cambi avversari incidono e cambiano la gara, Conte è invece inerme. Cala il sipario sulla Champions ma i tifosi sono in piedi: un lungo applauso accompagna l’uscita della squadra dal campo, un segnale di apprezzamento per l’impegno, la grinta e il cuore messo dei calciatori. Le gambe non andavano ma la maglia se la sono sudata. Ed è proprio da qui che bisogna ripartire: uniti e compatti, calciatori, tifo e mister. La delusione è enorme e la ferita è difficile da rimarginare. Ma l’alibi c’è: al di là di chi siano le responsabilità di tutti questi infortuni, è chiaro che nel 2026 non si può giocare così tante partite con 14-15 calciatori. E ora cosa succede? Resta il campionato e la qualificazione alla prossima Champions. Un obiettivo che fa parte del percorso di crescita di questa squadra che ha pagato anche un pizzico di inesperienza nella competizione. Ritornarci è importante per il bilancio ma fondamentale per il progetto Conte. A testa alta, questo Napoli trasuda grinta e l’impegno rende orgoglioso un intero popolo. Ora tutti insieme, aspettando rinforzi, a difendere con il coltello tra i denti quel tricolore cucito sul petto.

A cura di Giovanni Frezzetti

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