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editoriali
Fu rivoluzionario, quasi eretico, Charles Baudelaire con i suoi Les Fleurs du Mal quando andò ad indagare e a toccare certi argomenti. Dopo Napoli-Bologna ci sentiamo così, a commentare la decadenza, un declino che si rispecchia in un gioco ormai assente e intermittente. Come quei poeti del simbolismo, oggi ci sentiamo dei veggenti: quelli che decifrano i simboli più nascosti, i banalmente detti campanelli d’allarme. E da questa partita ne sono usciti molti, che ci fanno riflettere su quanto bisogna progettare un futuro diverso che non faccia ripetere certi errori. Insomma, Napoli-Bologna è il simbolo della stagione azzurra tra luci ed ombre. La Champions è lì, il secondo posto anche: ma qui non stiamo a criticare i risultati (almeno non quelli in campionato) ma un atteggiamento che ormai preoccupa visto il suo reiterarsi in questa travagliata stagione.
Attenzione, qui non stiamo criticando i risultati: Napoli ha vinto 4 scudetti in 100 anni di storia e il secondo posto è sempre oro colato. Qui critichiamo un modo di vivere la partita che ci sta lasciando un po’ perplessi. Ecco, meglio non entrare nelle pieghe della gara. Andiamo direttamente al momento del 2-2. Gli azzurri sono lì, l’hanno rimontata fra tante difficoltà, eppure qualcosa nell’aria si percepisce. Quando era il momento di colpire è il Napoli ad essere colpito. Il 2-3 di Rowe è quello che non ti aspetti ma che, guardandolo a mente fredda, è ciò che rappresenta l’intera stagione. Una squadra che nel momento di dover portare a casa il risultato sembra avere paura, sembra accontentarsi. Ecco, questa volta dobbiamo dire che nella gestualità di Conte così non sembrava ma è ciò che nei fatti è accaduto. Neanche una Curva più calda del solito è servita a smuovere le coscienze: canti e cori per tutta la gara, a far sentire la vicinanza di un intero popolo. I tifosi sono consapevoli che questa squadra quando accende la luce è forte, ha classe e qualità: il problema è ricordarsi di accendere l’interruttore. In quella momentanea rimonta ci sono tutte le fragilità del Napoli: una difesa ballerina e un attacco poco concreto. Insomma, la discontinuità e un’accontentarsi del pareggio che ha costellato le gare della stagione. Insomma, l’ennesima riflessione su una gara simbolo del campionato azzurro che ci porta nuovamente a sottolineare l’importanza di progettare l’imminente futuro.
L’obiettivo è lì, a un passo, Champions e secondo posto sono ancora nel destino del Napoli. Ma finché non ci sarà la matematica, non verranno chiariti tanti punti oscuri di questa stagione. Dall’allenatore ai calciatori, ora tutti sono sul banco degli imputati. Mai per i risultati, ma per le prestazioni e l’atteggiamento visti troppe volte durante il campionato. Dopo la rimonta la partita andava azzannata: invece no, fermi e bloccati, quasi a farsi i conti in tasca per i 3 punti che mancavano (e mancano ndr) alla matematica qualificazione alla Champions. Questo succede quando si arriva scarichi mentalmente e fisicamente al finale del campionato. Beh siamo davanti ad un remake: l’Inter crollò e il Napoli vinse il Tricolore nonostante alcuni passi falsi; ora lo stesso, crollano le altre e il Napoli è secondo nonostante alcuni passi falsi. Un eterno ritorno. Ma se lo scorso anno lo scudetto ha comunque accelerato un progetto iniziato appena un anno prima, questa stagione ha fatto venire a galla tutto ciò che era finito, giustamente, sotto il tappeto. E allora cosa abbiamo davanti? Intanto i 3 punti a Pisa per festeggiare l’Europa che conta e giocarsi il secondo posto all’ultima giornata, ma anche il dimostrare che il futuro può essere diverso, senza alti e bassi. Lo ripeteremo fino alla noia: è l’anno del Centenario, un evento storico dal significato viscerale per i tifosi azzurri. Un campionato che andrà onorato non solo nei risultati, ma anche nelle prestazioni. Ecco che ci troviamo pronti al processo: l’aula di tribunale è lì, tutti potranno difendersi ma assumendosi le proprie responsabilità. Ora si chiuda la stagione come si vede, poi si guardi avanti. Non vogliamo più fare i poeti veggenti, non vogliamo riscrivere Les Fleurs du Mal: vogliamo un Napoli nuovamente combattivo che faccia godere di ciò che fa in campo onorando maglia e città.
A cura di Giovanni Frezzetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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