calcionapoli1926 editoriali Il sistema ha tradito il Napoli. E adesso l’ingiustizia è certificata!

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Il sistema ha tradito il Napoli. E adesso l’ingiustizia è certificata!

Celeste Maione
Celeste Maione Direttore responsabile 
Il Napoli è stato bloccato a gennaio per una regola rigida, nonostante conti solidi. Oggi la FIGC cambia quella norma, dando ragione al club azzurro. Ma ormai il danno sportivo è fatto.

C'è un momento in cui le regole smettono di essere garanzia di equità e diventano strumento di potere. Il Napoli, a gennaio, ha vissuto esattamente quel momento. E nessuno, in quel palazzo di cristallo chiamato FIGC, ha avuto il coraggio di ammetterlo.

Il blocco del mercato invernale non è stata una sfortuna. Non è stato un incidente di percorso. È stata la conseguenza di un sistema costruito male, applicato peggio, e difeso con l'arroganza di chi sa di poter sbagliare senza pagarne le conseguenze.

Un'accusa precisa, non un'impressione

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Il Napoli era una società sana. Liquidità reale, bilanci in ordine, riserve disponibili. Eppure non poteva toccare il mercato. Perché? Per un parametro "il costo del lavoro allargato" applicato con una rigidità da manuale kafkiano, ignorando deliberatamente la realtà economica del club.

De Laurentiis aveva chiesto una cosa sola: usare le riserve di utili per rientrare nei parametri e operare sul mercato. Una richiesta trasparente, documentata, legittima. La risposta fu no.


Oggi quella stessa modifica è legge. Le riserve si possono usare. Esattamente come il Napoli chiedeva.

Qualcuno si è scusato? Qualcuno ha riconosciuto l'errore?

Il tempismo non è un dettaglio

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Nel calcio, una sessione di mercato persa non si recupera. Un difensore che non arriva a gennaio è un punto perso a febbraio, tre punti regalati a marzo. Il danno sportivo è reale, misurabile

E mentre il Napoli era bloccato, le altre squadre operavano. Con strumenti diversi, con flessibilità diverse, con regole che, evidentemente, si adattavano meglio alle loro situazioni. Non è un'accusa generica. È aritmetica.

Il sistema non ha livellato il campo di gioco. Lo ha inclinato. E qualcuno, su quella pendenza, ha corso molto più veloce.

La vera domanda che nessuno vuole fare

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Perché la modifica è arrivata dopo? Perché non prima del mercato di gennaio? Perché non quando il Napoli la stava chiedendo, portando dati, numeri, argomenti?

La risposta più generosa è: incompetenza. Il sistema era lento, macchinoso, incapace di adattarsi in tempo reale.

La risposta meno generosa, ma ovviamente, più onesta, è un'altra: in certi ambienti, la squadra che vince disturba. E rallentarla, anche solo tecnicamente, conviene a molti.

Il Napoli non ha bisogno di alibi

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Il club partenopeo non è venuto qui a piangere. Ha vinto scudetti, ha costruito un progetto serio in un paese dove i progetti seri vengono sabotati con regolarità industriale.

Ma questa volta il danno è certificato. La correzione tardiva lo ammette implicitamente. E chi ha beneficiato, direttamente o indirettamente, di quel blocco dovrebbe avere l'onestà di riconoscerlo.

Non accadrà. Non in Italia. Qui si aspetta che il problema passi, che la polemica si affievolisca, che il Napoli, come sempre, venga lasciato solo a fare i conti con un sistema che cambia le regole mentre la partita è già in corso.

Conclusione

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Fa rabbia vedere una società virtuosa penalizzata da una burocrazia ottusa. Di chi vede le regole modificate il giorno dopo averle subite.

Il Napoli ha fatto scuola, sì. Ma il vero scandalo non è che abbia pagato da solo, ma che nessuno abbia pagato al posto suo.

E questo, nel calcio come nella vita, si chiama impunità.