Gli azzurri sono caduti ancora, ma la sconfitta ha un sapore ancora differente
Quanto può essere difficile scrivere dopo una sconfitta non dando conto solo al risultato? Difficilissimo, chi scrive ve lo può assicurare. Ancora di più quando si parla della terza sconfitta di un Napoli che ha iniziato la stagione sotto una cattiva stella e con Allegri che si trova a doversi difendere da fucili che ha puntato contro ancor prima del suo arrivo. Ma per fare il mestiere del giornalista bisogna lasciare delusione e tifo, per avere giudicare con onestà intellettuale. Il Napoli oggi partiva da super sfavorito e i cambi probabilmente dimostrano perché.
Non c'è due senza tre, ma il Napoli contro l'Arsenal non è stato vittima sacrificale
Bisogna partire da un presupposto, il Napoli contro i Gunners ha sofferto e nemmeno poco, ma lo ha fatto di squadra, ha retto l'urto e ha quasi rischiato di far paura agli inglesi in qualche occasione. Gli azzurri non potevano fare di più al debutto in Champions, per momento di condizione, per assenze, per differenze tra i due club, per stato d'animo. Eppure all'Arsenal per vincere è servito un siluro di Odegaard, che al Maradona ha dimostrato di essere tra i giocatori più forti d'Europa, perché il piano gara del Napoli è stato chiaro e lo stava rispettando fino all'ultimo lottando con le unghie e con i denti e facendo un buon lavoro difensivo.
Il debutto in Champions ha lasciato qualche risposta maggiore riguardo la difesa, le sbavature non sono mancate, ma rispetto al Como e all'Inter, il Napoli è sembrato un po' più solido con maggior attenzione come richiesto da Allegri. Il centrocampo tutto nuovo senza Anguissa e McTominay ha scoperto di poter provare minimamente a sopravvivere con Lobotka, Gilmour e De Bruyne che si sono snaturati, ma hanno sofferto meno del previsto gli avversari. Ma uno dei problemi che è emerso contro l'Arsenal è una fatica enorme in fase offensiva, si costruisce poco e quando si riesce a creare qualcosa non si ottimizza sprecando troppo lo si è fatto contro l'Inter e anche contro l'Arsenal si è stati poco cattivi. Una pecca che ci si porta dietro dagli anni scorsi e che non è stata risolta ancora da Allegri che non ha avuto nemmeno l'aiuto del mercato.
L'importante è non arrivare a quattro
Non c'è due senza tre, nel bene e nel male, con la speranza che non ci sia il quattro perché poi inizia ad essere troppo difficile. Il Napoli era stato designato come vittima sacrificale, non lo è stata come si credeva, perché la squadra ha provato a reagire e a regalarsi un pareggio che avrebbe avuto il sapore della vittoria in virtù dell'avversario e del momento. Ma assodato il bicchiere un pochino pieno per le prestazioni, è il momento di iniziare veramente la stagione per il Napoli e per Allegri che sembra non essere ancora pienamente dentro questa avventura non tanto per il modo di vivere la partita che spesso diventa show, ma per come non sia ancora riuscito ad entrare al 100% nella testa dei giocatori e per come questa squadra non sia ancora la sua. Oltre ad una calma ancora quasi piatta nelle conferenze, distanti dai grandi "show" del passato. Per questo motivo contro il Bologna sarà fondamentale, non tanto per il futuro perché siamo comunque al 13 settembre, ma per iniziare a camminare e reagire dopo tre sconfitte.Perché non c'è due senza tre, il tre è il numero perfetto, ma se si tratta di sconfitte non piace e il quattro ancora meno. Ci sono tre giorni di tempo per conoscersi sempre meglio e rispondere al meglio alle richieste di Allegri e ricordarsi di non essere una squadra improvvisamente senza lode.
A cura di Sara Ghezzi
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