Calcio Napoli 1926 Editoriali L'illusione dura il tempo di una partita: a Villarreal riemergono quei maledetti fantasmi

L'illusione dura il tempo di una partita: a Villarreal riemergono quei maledetti fantasmi

Sara Ghezzi

L'entusiasmo può essere un'arma a doppio taglio. Può illuderti di essere guarito quando, in realtà, sei ancora un paziente in fase di miglioramento. Ma può anche gettarti nel baratro della delusione quando ti rendi conto di non essere riuscito a proseguire sulle ali di quell'entusiasmo. Il Napoli contro il Villarreal ha vissuto esattamente questa situazione. L'iniezione di fiducia arrivata dopo la vittoria contro il Frosinone è stata spazzata via dal ritorno dei fantasmi di una squadra che si dimostra ancora troppo fragile e incapace di reagire alle proprie cadute.

Un Napoli divorato dalle sue stesse fragilità

Eppure, l'inizio della gara contro gli spagnoli era stato incoraggiante. Il Napoli è passato in vantaggio all'8' con Rrahmani e ha sfiorato il raddoppio con Hojlund, fermato soltanto dalla traversa. Sembrava esserci spazio per dare continuità ai segnali positivi mostrati pochi giorni prima. Poi, al 23', è arrivato l'errore di Politano, un episodio pesantissimo che ha cambiato il volto della partita. Un pallone regalato, il pareggio del Villarreal e, poco dopo, il sorpasso degli spagnoli, bravi ad approfittare del momento di totale confusione degli azzurri. Quel gol subito ha spezzato le certezze del Napoli, facendo riemergere tutte le sue fragilità. La squadra ha accusato il colpo, si è disunita e ha perso lucidità proprio quando avrebbe dovuto ritrovare equilibrio. Gli azzurri hanno anche provato a reagire, costruendo alcune occasioni per rimettere in discussione il risultato, ma ancora una volta la poca concretezza sotto porta ha presentato il conto. Gli sprechi offensivi, ormai, sembrano essere diventati una costante di questa stagione. Nella ripresa, poi, il Napoli è praticamente scomparso dal campo: poche fiammate, nessuna vera reazione e cambi che non sono riusciti a invertire la rotta. Dopo la vittoria contro il Frosinone avevamo sottolineato come la gioia dovesse essere circoscritta ai novanta minuti, senza trasformarla nella certezza di una crisi ormai superata. Qualche segnale positivo c'era stato, ma restavano crepe evidenti in una squadra ancora alla ricerca del proprio equilibrio. A Villarreal, quelle crepe si sono trasformate in voragini. E a preoccupare non è soltanto il risultato, ma il modo in cui è maturato.

Il Napoli non è ancora squadra e Allegri deve capire perché

Nel post partita, lo stesso Politano ha ammesso che la squadra non è ancora tale. Parole pesanti, che chiamano in causa un problema più profondo del singolo errore. È qui che Allegri deve intervenire con decisione. Perché una squadra che vuole competere per obiettivi importanti non può permettersi di sgretolarsi ogni volta che un episodio gira storto. Non può perdere distanze, lucidità e personalità, trasformandosi in un gruppo sfilacciato, incapace di reagire e di restare dentro la partita. Gli errori individuali possono capitare, ma è la risposta collettiva a fare la differenza tra una squadra solida e una che si lascia travolgere dagli eventi.
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La sconfitta contro il Villarreal fa male soprattutto per ciò che lascia in eredità. Non soltanto per i tre punti persi, ma per il messaggio che accompagna il risultato: questo Napoli non ha ancora trovato una vera identità. I singoli continuano ad alternare prestazioni positive a passaggi a vuoto e anche chi dovrebbe rappresentare un valore aggiunto fatica a incidere con continuità. De Bruyne, che in Champions League dovrebbe essere una delle armi in più degli azzurri, è apparso lontano dalla sua versione migliore, finendo per diventare quasi un boomerang per la squadra. Da un campione della sua esperienza ci si aspetta che sappia trascinare i compagni nei momenti difficili, ma contro il Villarreal è mancata proprio quella capacità di fare la differenza.

Anche Allegri è chiamato a interrogarsi. Il tecnico deve ancora trovare la chiave per dare alla squadra una struttura solida e un'identità riconoscibile, ma le settimane passano e il tempo degli alibi comincia a ridursi. Non si può continuare a vivere di fiammate, sperando che una buona prestazione cancelli le difficoltà emerse in quella precedente. La mancanza di equilibrio, l'incapacità di reagire agli episodi negativi e l'assenza di continuità stanno diventando problemi sempre più evidenti. E in Champions League il margine di errore è ridotto: dopo due giornate, ritrovarsi ancora a zero punti significa essere già costretti a rincorrere.

La vittoria contro il Frosinone non doveva rappresentare la certezza di una guarigione, così come la sconfitta contro il Villarreal non deve cancellare tutto ciò che di positivo si era intravisto. Ma tra l'illusione di essere guariti e la consapevolezza di dover ancora lavorare c'è una differenza sostanziale: la capacità di riconoscere i propri limiti e affrontarli.

Adesso il Napoli deve rimboccarsi le maniche, ritrovare compattezza e capire quale strada imboccare. Perché dopo otto partite e quattro sconfitte, il bilancio comincia a pesare e il percorso di Allegri non può continuare a essere caratterizzato da passi avanti per poi trovarsi a combattere con quei maledetti fantasmi.

A cura di Sara Ghezzi

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