Come un anno fa dopo Bologna il rumore in città è sempre lo stesso

Antonio Conte quando lasciò disse una cosa chiara: "Ho visto tanti veleni e chi li sparge è un fallito. Il Napoli non ha bisogno dei falliti, di chi ha bisogno di un like. Ha bisogno di gente seria che ha voglia di voler bene alla squadra, così come il tifoso che paga il biglietto, invece queste persone dovrebbero allontanarsi perché sono nocive. Io ho fallito sotto questo punto di vista e ho capito che non sarei riuscito mai a compattare l'ambiente". Oggi quelle parole che sembravano forti e che avevano anche offeso qualcuno fanno ancora più rumore e si confermano.

Allegri come Conte dopo Bologna-Napoli, si ripete il solito copione

Perché qui c'è una particolare tendenza a rendere un periodo difficile, una catastrofe, in cui si parla di spogliatoio spaccato, contro l'allenatore, con lo stesso pronto a dimettersi. Un racconto che si ripete in ogni periodo di crisi, cambiano i protagonisti, ma la sostanza è la stessa. A tratti, in questi giorni, sembra di rivivere lo stesso periodo post Bologna-Napoli dello scorso anno, anzi sembra quasi che vengano utilizzate le stesse parole, ma con il nome di Allegri al posto di quello di Conte.
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Sicuramente qualcosa non sta girando come dovrebbe, probabilmente qualche piccola crepa c'è, è possibile che ci siano elementi che non hanno più voglia di Napoli e potrebbe esserci chi al momento mette gli interessi individuali prima di quelli del gruppo, non viviamo nel paese dei balocchi, è percepibile a tutti, e la rabbia di Allegri post Fiorentina lo sottolinea. Però, su questi elementi vengono fatti troppi ricami, un catastrofismo tipico partenopeo, che rende la situazione ancora più tesa. Tutti sono pronti a dare informazioni sicure, che arrivano proprio da dentro. Escono audio su audio, notizie su notizie. Tutti si sentono in dovere di dover dire la loro, aumentando tensione, negatività e scorie.

"Allegri una furia, ha minacciato le dimissioni, lo spogliatoio non lo segue, dopo nemmeno 5 giornate. Allegri sul filo del rasoio, il Napoli è una polveriera". Questo ci dirà questa sosta, ma la domanda è perché succede qui? Perché in altri ambienti non si ha questa stessa sensazione, perché qui bisogna amplificare tutto, giornalisti e non? Perché non si riesce a seguire il consiglio dato da Conte in quell'ultima conferenza del 24 maggio?

La lunga sosta

Mancano tanti giorni al 10 ottobre, giorno della prossima partita, sarebbe bello fino ad allora non sentire più questo rumore fortissimo, a tratti disturbante. Se effettivamente ci sono problemi tra squadra e allenatore o tra compagni, li risolvano tra di loro, hanno tutti abbastanza esperienza per farlo, ma sarebbe bello se la piazza non desse adito a tante cose. Perché sembra di essere in un loop che si ripete ogni volta e diventa veramente difficile uscirne se poi tutti vogliono dire la loro. E soprattutto sarà difficile se continuerà a mancare il sostegno in virtù di antipatie personali o pregiudizi, perché troppi sembrano godere di questo momento, troppi non vedono l'ora di dire: "Io l'avevo detto".

Per una volta togliamo ossigeno al fuoco. Ad alimentarlo, fuori da Napoli, ci pensano già in tanti.

A cura di Sara Ghezzi

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