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editoriali

Khvicha sarà il nome di qualche alieno venuto in Terra a salvarci dagli A16

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Impressionante vittoria del Napoli contro il Monza dei 13 acquisti estivi: il Napoli ne mette in campo solo due (più Olivera a fine partita) e in un sol colpo distrugge i detrattori e si esibisce in un calcio da Premier. Non male questo Khvicha

Mattia Fele

Napoli-Monza 4-0. L'assurda contestazione alla società è improvvisamente svanita. Conta il campo. E anche oggi l'erba verde (non quella del vicino, cui troppo facilmente si inneggia ndr) ha parlato e ha detto forte Napoli. Napoli e Georgia, con la nuova versione del tiro a giro dalla distanza e i dribbling secchi che non si vedevano da Lavezzi. Ma non era semplice giocare e segnare nel Dinamo Batumi?

Con le griglie ribaltate la carne non si cuoce

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Si può già dire che si tratta del 4-3-3 più divertente che abbiamo visto negli ultimi anni in Serie A. Fin dai primi minuti, Spalletti come un direttore d'orchestra gestiva i suoi dalle retrovie in ogni scalata, con grande armonia nei tempi e con aggressività importante nelle pressioni organizzate. La fisicità messa in allenamento come nuovo ingrediente si è fatta subito sentire, tant'è che il Monza si perdeva nei suoi tanti tentativi di aggirare quest'orda offensiva e impostare l'azione dal basso. Ecco che Anguissa e Osimhen scambiano, il nigeriano si slancia in avanti e per poco non segna. Ancora, una traccia nuova: incursione della mezzala di destra in area sull'esterno, servita dal terzino che rientra o dall'ala che viene incontro (anche questo provato a Dimaro ndr). Da lì arrivano diverse azioni nel primo e nel secondo tempo, ma ad impressionare realmente sono convinzione, cattiveria e forma fisica specialmente nei primi 50'.

L'intensità è un involucro vuoto, però, senza il tocco del fuoriclasse. Così, dopo un contrasto che lo favorisce, il 77 prende palla e dopo due controlli segna col tiro a giro. La palla a due millimetri dalla mano di Di Gregorio bacia il palo ed entra in porta. Chi conosce Kvara potrebbe non sorprendersi (in nazionale non ne ha fatti pochi, così), ma i più si sono accorti soltanto in questo pomeriggio di che tipo di affare abbia fatto il Napoli. Khvicha punta l'uomo in fase offensiva così come lo contiene e lo insegue in fase di riconquista palla, per non parlare di quando scambia con la mezzala o con la punta fino a terminare l'azione dall'altro lato del campo. Per uno come Osimhen, questo tipo di giocata è come essere imboccato col cucchiaino da una mamma premurosa.

Così, sull'onda dell'entusiasmo e in totale controllo in difesa (prova superlativa di Kim e Rrahmani, ancora), su un assist d'esterno perfetto di Anguissa, Osimhen punta il difensore avversario e lascia partire uno dei suoi siluri. Ad occhi chiusi, lasciando solo sfogare la gamba. La palla fa la barba al campo ed entra radente e forte alla destra del portiere. È 2-0, in un finale di primo tempo che non è altro che la naturale conclusione di un dominio completo, per giunta in modo totalmente differente rispetto al passato. Napoli mai stucchevole. Mai speculativo. Forte. Qualcuno ora ribalterà i pronostici.

Spalletti non è un turista

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L'altra grande risposta è che questo Napoli è di Spalletti. Un tecnico che preferisce togliere Osimhen all'80' e far entrare Ounas (ai margini del progetto?) giocando senza vere punte, piuttosto che accontentare la piazza con l'ingresso di uno tra Raspadori e Simeone. Uno che rispetta il gruppo che ha lavorato con lui durante i due ritiri, che ha preso e reimpastato Zielinski, oggi danzatore vero del centrocampo. Andava di qua e di là piroettando e scavando tunnel nelle gambe avversarie che neanche il traforo del Monte Bianco. Spalletti non è un turista, ma un allenatore che costruisce le squadre a somiglianza del calcio del momento e che sa leggere perfettamente le caratteristiche di un gruppo e di un'individualità. In questi schemi persino il 4-2-3-1, verticale per antonomasia, potrebbe faticare ad imporsi.

Nel secondo tempo viene annullato un goal a Petagna per fallo su Rrahmani, i tifosi gemono ad un probabile infortunio di Kvaratskhelia (mettetelo in una teca al MANN, ndr) che però intanto ne fa un altro: dribbla sul sinistro e sguaina una staffilata precisa precisa che s'incastra nell'altro angolino basso. Ha fatto doppietta al Maradona all'esordio. Non male. Sul finale il 4-0 di Kim a siglare un'ottima prestazione, fatta soprattutto di grandissima sicurezza (che non è poco se devi confrontarti col ricordo di Koulibaly).

Al momento, riesce difficile non definire il Napoli come la squadra più straripante e in forma della Serie A. Pure senza aggiungere così tanto alla rosa dell'anno scorso (che in effetti era già forte), almeno negli 11 titolari. Senza Koulibaly e senza Insigne, ma con Kim Min Jae e un georgiano che rischia già di valere 100 milioni a fine 2023. Ora ci sarà la Fiorentina di Italiano la prossima settimana, vero test per comprendere in che tipo di carreggiata ci si è immessi. Di certo non sull'Autostrada A16, i cui "fautori" dovrebbero piuttosto dirottare tutte le energie sulla Tangenziale di Napoli. Uscita Fuorigrotta.

Di Mattia Fele

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