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È tornato l’«allegrismo» in casa Juve: compatti, ruvidi e con un Federico Chiesa in più

È tornato l’«allegrismo» in casa Juve: compatti, ruvidi e con un Federico Chiesa in più - immagine 1
La Juventus di Allegri è a tratti inguardabile ma molto, estremamente pragmatica: è seconda con merito in Serie A ed ha comunque una delle rose migliori di questo campionato
Mattia Fele
Mattia Fele Editorialista 

Dopo un inizio ballerino e insicuro, sulla scia dell'anno scorso, la Juventus di Allegri si presenta allo scontro Napoli con molte più certezze (sembra assurdo dirlo dopo soli 5 mesi) del Napoli stesso. Della squadra che ha scioccato in positivo l'Europa. Il contrario esatto - si potrebbe dire - di una Juventus invece quasi sempre scialba, che addirittura l'anno scorso si fece eliminare in Champions dal Maccabi Haifa. Questa sera allo Stadium andrà in scena la sfida perenne tra due delle squadre più forti del campionato, provenienti da momenti diversissimi e molto complessi a loro modo.

Quasi inspiegabile

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La Juventus di Allegri è sempre la stessa anche quando cambiano le stagioni. In generale il suo tecnico riesce - con qualche arte combinatoria di cui non abbiamo alcuna conoscenza - a mettere in campo sempre una squadra compatibile, aggressiva. Ha creato un centrocampo dal nulla, e si trattava del reparto più bistrattato e tecnicamente insensato d'Italia. Locatelli non è un playmaker, Rabiot non è una mezz'ala. McKennie neanche lo aveva avuto a pieno. Gli avevano comprato Arthur che non ha mai trovato spazio e ora domina il centrocampo della Fiorentina. Allegri ha preso questi pezzi di vetro (che sono indubbiamente grandi, grossi calciatori tecnicamente) e ha creato un ponte, un'intesa tra di loro incredibile. Questa è attualmente la forza della Juventus. Attualmente ci sentiamo di dire che solo con Allegri un calciatore come Gatti possa fare il titolare della Juventus. Rappresenta quella filosofia lì, non per forza di non-gioco ma di accettazione della propria dimensione tecnica e accurata conoscenza delle capacità e non capacità del compagno. È questa, alla fine, la vera dote dell'ex tecnico del Milan. Che pure fece un centrocampo simile col Milan di Gattuso-Flamini-Muntari. E ci vinse uno Scudetto. È una squadra che punterà a non far giocare il Napoli e poi vedere cosa ne uscirà fuori, che sembrerà talvolta doma e talvolta contenta del pareggio. Fino a che poi arriveranno gli ultimi minuti e ci sarà da tenersi molto attenti agli episodi, che l'anno scorso premiarono il Napoli.


La stella

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Chi brilla di più tra i bianconeri non può che essere Federico Chiesa. Il giocatore più forte della Nazionale italiana. Infortunato per buona parte dell'anno scorso, ad oggi non brillantissimo (e neanche troppo d'accordo coi precetti di non-gioco del suo allenatore ndr) ma comunque sempre decisivo come individualità in campo. Se sterza e calcia è pericoloso, ma anche se lo si lascia in ampie porzioni di campo correre a testa bassa. Può dribblare chiunque e quando vuole coi suoi strappi. L'anno scorso solo la linea di fondo campo gli impedì l'assist al 90esimo proprio contro il Napoli, prima del gol meraviglioso di Raspadori che rubò il fuoco agli dèi per la seconda volta dopo il 2018. A Napoli fu utilizzato come quinto e non ebbe gran fortuna contro Kvaratskhelia: da quel lato nacquero i primi due gol del Napoli al Maradona. Ora siamo certi che Allegri proverà a renderlo più incisivo sotto porta rispetto a quanto possa esserlo in fase di ripiegamento, cercando di inserirlo proprio in quelle pieghe (più piaghe) difensive e un po' psicologiche degli uomini di Mazzarri, in grande difficoltà tra i reparti.

 

A cura di Mattia Fele

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