Flop Nazionale, un punto di vista controcorrente

L'edizione odierna di Repubblica fa il punto sui grattacapi (tanti) di Gabriele Gravina. Il presidente della FIGC - anche per una questione di buon gusto - è stato chiamato a dimettersi, ma ha già detto che non farà questo gesto. Come da tradizione italica, il numero uno del nostro calcio resta ben saldo sulla sua poltrona.

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Flop Nazionale, un punto di vista controcorrente

Brambati Gravina
(Getty Images)

Così come si apprende sul noto quotidiano, ora la vera sfida sarà quella di schierare più italiani, sia a livello di prima squadra che di campionato giovanile. Un proposito che secondo il parere di chi scrive è sicuramente giusto, ma che non può andare a toccare le sacre logiche della meritocrazia. Il campo deve essere l'unico integerrimo giudice e se lo straniero è più forte è giusto che prenda il posto dell'italianuccio viziato e coccolato dal procuratore.

Zappacosta

Anzi, non ce ne vogliano i giocatori della Nazionale italiana, ma spesso il problema è di segno opposto: è ben possibile che calcio italiano soffra proprio a causa di una ipervalutazione dei cartellini degli italiani. Basti vedere quanto chiedono i rispettivi club per i vari Frattesi, Berardi, Belotti... Giocatori sicuramente di valore ma che non possono essere valutati come dei top player. Ed è francamente ovvio che se la richiesta per Belotti è pari a 80 milioni di euro il Napoli va a prendersi Osimhen, è il più fisiologico dei sillogismi. Se il Napoli prende Osimhen (la Roma Abraham e via discorrendo), Belotti resta prigioniero al Toro; Berardi resta in provincia, ecc. In estrema sintesi questi calciatori non giocano le competizioni internazionali e, dunque, non crescono come professionisti.

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