Calcio Napoli Editoriali Quando il racconto fa la differenza: De Zerbi osannato, fischi e pernacchie per Allegri. I fatti dicono altro

Quando il racconto fa la differenza: De Zerbi osannato, fischi e pernacchie per Allegri. I fatti dicono altro

Sara Ghezzi
Due modi diversi di vedere il calcio, due percezioni esterne differenti, eppure uno colleziona fallimenti, l'altro ha un palmares da fare invidia

Il racconto può fare una differenza enorme nell'immaginario comune rendendo simpatici o antipatici allenatori in base al loro gioco creando fazioni. Ne sono due esempi perfetti Roberto De Zerbi e Massimiliano Allegri, due allenatori di generazioni differenti, con una visione del calcio differente, anche curriculum completamente differenti, ma il racconto attorno a loro è coerente alle differenze. Il primo esaltato per il calcio che propone, l'altro sbeffeggiato quasi, perché non di certo fautore dello spettacolo calcistico, probabilmente, però, più pratico. Il primo inneggiato come il nuovo che avanza, il secondo considerato il dinosauro da combattere. Eppure, però, i fatti dimostrano altro.

Quando il racconto fa la differenza

Roberto De Zerbi e Massimiliano Allegri, quindi, viaggiano su binari completamente diversi che non potrebbero incontrarsi mai nemmeno per sbaglio. Però, il primo è osannato dagli opinionisti in quanto la sua proposta calcistica verte allo spettacolo e al divertimento. Mentre il secondo, è continuamente sul banco degli imputati perché amante del corto muso e definito difensivista. Ma nella realtà come stanno camminando nella loro carriera?

Roberto De Zerbi ha avuto un inizio di carriera difficile, ritrovandosi a risollevare situazioni complicate tra Foggia, Palermo e Benevento. Poi arriva il Sassuolo e con i neroverdi nasce la maestria con due ottavi posti e tanti complimenti i giro per l'Italia, poi arriva la parentesi Shakhtar triste per i noti fatti di cronaca. Poi eccolo arrivare diritto alla Premier League, di preciso al Brighton, dove vive il suo exploit ottenendo una storica qualificazione in Europa League e addirittura i paragoni con Pep Guardiola per il suo calcio champagne. Ma la sua esperienza termina con i saluti della dirigenza dopo una seconda stagione negativa, ecco che arriva la Ligue 1 con il Marsiglia che punta su di lui, ma anche in questo caso, i ricordi sono più legati ai litigi con la squadra e i giornalisti, che per quanto fatto in campo con il tecnico che ha lasciato i francesi. Infine, arriva di nuovo la Premier League, il Tottenham, la grande opportunità. Arriva a marzo con il club che era a rischio retrocessione e la salvezza è stata conquistata solo all'ultima giornata. Grande miracolo esaltato in Italia, che nel frattempo in questi anni lo ha sempre corteggiato da lontano con Milan, si è parlato anche del sogno proibito di De Laurentiis. Gli Spurs in estate lo accontentano sul mercato spendendo una grande quantità di milioni eppure attualmente è al 17esimo posto con due punti raccolti e l'eliminazione dalla Carabao Cup, oltre che alle polemiche con Richarlison. Insomma, il racconto che viene fatto su De Zerbi stride un po' con quella che è in realtà la sua carriera.

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Allegri inizia ad essere il pungiball perfetto

Per quanto riguarda, invece, Massimiliano Allegri la situazione cambia radicalmente. La sua carriera la conosciamo bene tutti, è inutile stare qui a raccontarla, perché la risposta più facile è sempre quella che si tratta del passato e che le ultime sue esperienze non sono state positive. Discorso ineccepibile, eppure, però, le attenuanti esistono solo per gli altri, praticamente mai per il tecnico livornese. La sua seconda avventura alla Juventus è stata condizionata da una situazione societaria disastrosa con la famosa penalizzazione e nonostante tutto è l'ultimo ad aver portato un trofeo in bianconero. Poi è arrivato il Milan, l'occasione per rinascere, e fino all'ultima giornata, ci stava anche riuscendo, ma una sconfitta ha cancellato tutto. Anche in questo caso, però, nessun attenuante, lui colpevole, mentre si è trovato da solo contro tutti e tutto e forse sul finale anche contro la sua stessa squadra. Ora è a Napoli, arrivato tra il malumore assoluto di tifosi e opinionisti, il nemico in casa, e il passato qui non aiuta minimamente, e anche in queste settimane sono bastate tre sconfitte, contro squadre tutt'altro che facili da affrontare, per chiederne la testa.

Ecco, qui c'è la differenza. Non parliamo solo di calcio, perché è alquanto oggettivo il fatto che lo spettacolo in quello che propone il tecnico toscano non esiste. Ma qui si parla di quanto il racconto diventa incoerente in base ai personaggi. Roberto De Zerbi, nonostante i continui fallimenti, viene ancora descritto come il nuovo che avanza, come il tecnico su cui puntare, trovando tutte le attenuanti possibili pur di difendere l'idea. Ad Allegri invece questo trattamento non viene riservato, per lui non esistono alibi, anche qui a Napoli, per un anno abbiamo dato come attenuante gli infortuni, oggi questi non lo sono più, mentre il tecnico toscano si trova a dover rinunciare a sei uomini di cui 4/5 titolari. Niente, a lui questo non è concesso, perché quello che ci viene sempre detto è che è il dinosauro da combattere, colui che è l'anticalcio, l'aziendalista. Sembra esser diventato il pungiball perfetto per individuare il male del calcio italiano. Con questo nessuno nega che la sua proposta non sia di quelle che maggiormente attrae chi scrive, le sue carenze, i suo errori e chi più ne ha più ne metta, qui nessuno ha intenzione di rendere Allegri vittima, ma l'incoerenza e l'odio che in questi giorni si legge in giro spinge ad una riflessione.

A conti fatti perché Roberto De Zerbi viene osannato, e per Allegri fischi e pernacchie, quando i numeri, forse dicono altro?

A cura di Sara Ghezzi

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