calcionapoli1926 editoriali 23/05/2025: un anno fa il Napoli e Antonio Conte salivano sul tetto d’Italia

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23/05/2025: un anno fa il Napoli e Antonio Conte salivano sul tetto d’Italia

conte napoli
Un momento indelebile, inciso nel cuore di tutti i tifosi azzurri.
Alessandro Silva

Una calda giornata di maggio. Ore 12:30: il popolo napoletano è già tutto intorno allo Stadio a ballare e a intonare cori, nonostante ci fosse ancora una partita da giocare. C'era qualcosa nell'aria, come se quel traguardo fosse diverso dagli altri, come se per raggiungerlo saremmo stati tutti disposti a donare una piccola parte di noi stessi, perché lo sentivamo più nostro. I cori continuano, i tamburi suonano, i fumogeni si accendono e le strade si affollano: Napoli è già in festa. Ore 17:00: all'apertura dei tornelli se ne vede di ogni: gente che pur di vedere quel momento storico dal vivo si era nascosta dentro la struttura per tutta la notte, gente che pur di vederlo da una visuale migliore aveva fatto scelte non condivisibili. Ore 20:45: finalmente il momento del calcio d'inizio. Il Napoli attacca, prova a impensierire il Cagliari che però si difende con le unghie e con i denti e riesce a resistere. Como, Stadio Sinigaglia, ore 21:05: "De Vrij porta in vantaggio l'Inter, a Napoli sono ancora sullo 0-0..." In quel momento, la classifica recitava: Inter 81, Napoli 80. Per 20' sul Maradona inizia ad aleggiare una sensazione di paura, come un presentimento negativo. Al 42', Scott McTominay decide di scacciare i fantasmi dei campionati persi all'ultimo e, con un'acrobazia che rimarrà nella storia come uno dei gol Scudetto più belli di sempre, "abre la lata", come dicono in Spagna e fa 1-0. Ore 21:30: squadre negli spogliatoi. Lo stadio è in festa, l'atmosfera è incandescente e la gente ci crede. il popolo napoletano vede il traguardo vicino. Nella seconda frazione bastano poco più di cinque minuti a Lukaku per chiudere il discorso: un gol di potenza, atletismo e soprattutto rabbia. Big Rom non si fa ostacolare da nessuno e va dritto verso la rete, segna, si leva la maglietta e corre verso la telecamera scandendo cinque parole precise: "I am the best one". Il resto del secondo tempo, passa con la gestione del gioco. Conte, dalla tribuna chiede di far rumore per i minuti finali della gara. La dirigenza scende in campo, il numero 4 inizia a intravedersi tra il pubblico e a bordocampo. Ore 22:37: il Maradona esplode di gioia: il Napoli è Campione d'Italia per la quarta volta.

Cosa ci ha lasciato questo Scudetto

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E' stato un campionato diverso dagli altri, uno di quelli che ci saremmo ricordati a prescindere dal risultato finale. Lo 0-0 di Parma, la doppietta di Pedro a San Siro, il gol di Billing, la rovesciata di Orsolini allo scadere, i gol decisivi di Raspadori e McTominay che hanno trascinato la squadra nelle ultime giornate. Una cosa che Antonio Conte ha dato a Napoli, e per cui dovremmo essergli sempre grati, è la capacità di credere, che è ben diverso dal sognare. Ha insegnato a un'intera piazza cosa significa mettere anima e cuore in campo e sugli spalti, ha unito un popolo intero in una festa che non verrà mai dimenticata e che rimarrà incisa nel cuore di tutti i napoletani. L'anno prossimo, a prescindere da chi siederà sulla panchina, Napoli avrà il dovere di crederci, avrà il dovere di provarci fino all'ultimo, perché c'è una reputazione da grande squadra che bisogna mantenere. Napoli è diventata grande e, a distanza di un anno, possiamo dire che parte del merito è di Antonio Conte, che ne è perfettamente consapevole. Sa che ha lasciato un segno indelebile in questa città e sa che sarà complicatissimo lasciarla. Una cosa è certa: a fine carriera, quando dovrà raccontare i suoi momenti migliori da allenatore, non tralascerà quel 23 maggio 2025.

A cura di Alessandro Silva

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