Le radici del club azzurro affondano in un terreno molto più antico di quello del 1° agosto 1926

Il calcio a Napoli non è nato con l’Associazione Calcio Napoli cento anni fa, nel 1926. Le radici del club azzurro affondano in un terreno molto più antico, fatto di circoli nautici, campi improvvisati, marinai inglesi e pionieri che contribuirono a trasformare uno sport ancora sconosciuto in una passione popolare destinata a segnare per sempre la storia della città.

Le prime tracce del calcio in città risalgono al 1896, quando il Campo di Marte, allora destinato alle corse dei cavalli, ospitò una partita tra il Reale Club Canottieri Italia e una selezione di altri circoli cittadini. Nei primi anni del Novecento nacquero le prime società calcistiche partenopee, tra cui il Football Club Partenopeo, fondato nel 1905 e destinato a lasciare presto il passo a un progetto ben più ambizioso. Un ruolo fondamentale nella diffusione del gioco lo ebbero anche gli equipaggi delle navi inglesi attraccate nel porto di Napoli, che disputarono numerosi incontri contro i giovani sportivi locali.

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Il Naples, la prima grande squadra della città

La vera affermazione del calcio napoletano arrivò nel novembre 1905 con la nascita della sezione calcistica del Reale Club Canottieri Italia, che nel 1906 assunse il nome di Naples Foot-Ball Club. Fu la prima squadra cittadina a conquistare un seguito popolare significativo, distinguendosi rapidamente rispetto alle altre realtà sportive sorte in quegli anni. Il Naples conquistò diverse competizioni dell’epoca, tra cui due Coppe Lipton contro il Palermo, oltre a successi regionali e campionati di Seconda e Terza Categoria. Nel 1911, tuttavia, la componente straniera del club si separò da quella italiana dando vita all’Unione Sportiva Internazionale Napoli, dando origine a una delle prime grandi rivalità calcistiche della città. Con l’apertura della FIGC alle squadre del Centro-Sud, Naples e Internazionale Napoli si affrontarono nei primi derby di alto livello della storia partenopea. Le due società si alternarono nel ruolo di protagonista, senza però riuscire a imporsi stabilmente nel panorama nazionale.

La fusione e la nascita dell’Internaples, antesignano del Napoli

Dopo la Prima guerra mondiale, il calcio campano cambiò profondamente. L’aumento delle squadre partecipanti ai campionati rese il contesto sempre più competitivo e, nel 1922, esigenze economiche e organizzative portarono alla fusione tra Naples e Internazionale Napoli. Nacque così il Foot-Ball Club Internazionale-Naples, conosciuto da tutti come Internaples. La nuova società cercò di rilanciare il calcio cittadino, ma dovette fare i conti con il dominio regionale del Savoia di Torre Annunziata, che in quegli anni rappresentava la realtà più forte del Mezzogiorno.

L’estate del 1925 segnò una svolta. Con l’arrivo alla presidenza di Giorgio Ascarelli, l’Internaples si rafforzò grazie agli innesti voluti dal nuovo dirigente e dall’allenatore Carlo Carcano, oltre alla crescita del giovane Attila Sallustro, destinato a diventare uno dei simboli del calcio napoletano. L’Internaples vinse il campionato campano e raggiunse la finale della Lega Sud contro l’Alba Roma, ma una pesante sconfitta all’andata per 6-1 compromise il sogno della finalissima scudetto contro la Juventus. Il pareggio nel ritorno sancì l’eliminazione e fu seguito da tensioni e squalifiche che segnarono profondamente l’ambiente partenopeo. Dunque, il sogno di essere la seconda squadra campana, dopo la Torrese (Savoia) nel 1924, di raggiungere la finalissima scudetto si infranse.

Il 25 agosto 1926 nasce l’Associazione Calcio Napoli

Ascarelli comprese che il football stava diventando un fenomeno capace di coinvolgere l’intera città. Per questo motivo, il 25 agosto 1926 (e non il 1° agosto che resta, però, la data simbolica della nascita del club nell'immaginario collettivo), durante l’assemblea dei soci riunita a Palazzo Mastelloni in piazza Carità, propose di cambiare definitivamente il nome della società. Nacque così l’Associazione Calcio Napoli. La scelta non fu soltanto simbolica. Il nome “Internaples” risultava poco gradito al regime fascista, sia per il richiamo all’Internazionale Comunista sia per la presenza di un termine straniero. Il nuovo nome, invece, rappresentava pienamente la città e la sua identità. Ascarelli divenne il primo presidente della storia del Napoli e guidò il club verso la nuova Divisione Nazionale, il campionato unificato tra Nord e Sud che segnò l’ingresso degli azzurri nell’élite del calcio italiano.

Gli inizi difficili e la nascita del simbolo del “ciuccio”

La stagione 1926-27 fu durissima. Il Napoli raccolse appena un punto in campionato, segnando solo sette reti e subendone sessantuno. Nonostante il rendimento disastroso, il club evitò la retrocessione grazie ai risultati ottenuti nella Coppa CONI. Fu proprio in quel periodo che nacque uno dei simboli più celebri della storia azzurra. Delusi dalle prestazioni della squadra, i tifosi decisero di sostituire l’originario cavallo rampante (ripescato da De Laurentiis per il logo del Centenario azzurro) presente nello stemma societario con un somaro, il celebre “ciuccio”, destinato a diventare l’emblema del Napoli in tutto il mondo. Tra i protagonisti di quegli anni spiccò Attila Sallustro, giovane talento cresciuto nell’Internaples, che sarebbe diventato uno dei primi grandi idoli della tifoseria partenopea. Le stagioni successive continuarono a essere complicate, ma la FIGC intuì il potenziale rappresentato dal Napoli e dalla sua città, concedendo al club il ripescaggio in massima serie. Era l’inizio di una storia destinata a trasformare una squadra appena nata in uno dei simboli più forti del calcio italiano e internazionale.

A cura di Domenico D'Ausilio

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