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editoriali

La geografia del calcio italiano sta cambiando: due motivi per dire basta alla “depressione” post-Verona

(Getty Images)

Come può incidere (anche) il calciomercato del Napoli sugli equilibri della Serie A

Giovanni Ibello

Come può incidere (anche) il calciomercato del Napoli sugli equilibri della Serie A

Non giriamoci intorno. In Serie A c'erano solo due veri top player: stiamo parlando di Gianluigi Donnarumma e Romelu Lukaku (è inutile includere nel novero anche il quarantenne Ibra e il 'quasi-quarantenne' Ronaldo, prigioniero di un contratto faraonico). E alla luce dei fatti è assurdo criticare Donnarumma per la sua audace scelta di vita: siamo onesti, ora come ora tra PSG e Milan c'è un abisso.

Donnarumma zittisce i moralisti: la sua è una scelta di vita

Insomma, alla fine aveva ragione l'estremo difensore di Castellammare di Stabia, sai che sfizio allenarsi e poi giocare con Mbappé, Messi e Neymar? In ogni caso l'Italia perde altri due campionissimi, ceduti a dei club che stanno maramaldeggiando nel vecchio continente. La FIFA, che per tante ragioni ci sembra piuttosto vicina agli umori del PSG, dovrebbe porre un freno. Altro che Superlega...

Piotr Zielinski (Photo by SSC NAPOLI via Getty Images)

foto Getty

Il Napoli, "primo tra i mortali" è nel paese reale, nel paese di chi deve fare i conti con gli effetti tragici del Covid, degli stadi vuoti e di un futuro - quello prossimo almeno - che non riproporrà l'inno della Champions al Maradona. Il club azzurro fa fatica a confermare tutti i suoi big ma che ci siano  tre esigenze improcrastinabili è una verità che non teme smentita. Il centrale di difesa (vale davvero la pena adattare all'occorrenza il poliedrico Di Lorenzo?), il terzino sinistro e il mediano. Tre caselle che dovranno essere per forza di cose riempite, magari con qualche prestito oneroso.

Il paradosso è che Napoli "ancora depressa dopo Verona" potrebbe dire la sua...

Il grande paradosso è che se si escludono queste tre notissime défaillance (gli addii di Hysaj, Maksimovic e Bakayoko erano piuttosto scontati) la rosa è di primissimo livello e, con le giuste alchimie tattiche, potrebbe anche competere per i massimi traguardi. C'è una componente del calcio che per fortuna non è suscettibile di valutazione economica. Il PSG sarà anche pieno di stelle, ma il concetto di squadra è un qualcosa di ben più importante. La squadra non è certo la somma dei singoli giocatori, non lo è mai. Su questo concetto Spalletti può incidere, come ha sempre fatto in carriera. Il Napoli a oggi non ha ceduto i suoi pezzi pregiati e se la marcia riprende sulla falsariga dell'ultimo girone di ritorno - "depressione post-Verona" a parte - nessun obiettivo può essere escluso a priori.

La geografia del calcio italiano sta cambiando

Il Napoli avrà anche fallito l'ultima maledetta partita di campionato, ma la classifica del girone di ritorno ci racconta che nessuna squadra a parte l'Inter (ormai ex corazzata) ha fatto meglio della banda Gattuso. Questa la classifica parziale della stagione 2020/2021: Inter 50 punti, Napoli 43, Atalanta 42, Juventus 39 e Milan 36. Che numeri. Spalletti non è un parafulmine, e di sicuro non è qui per pettinare le bambole, né per strappare una lauta pensione.  L'ex Inter sa bene che questo gruppo ha tutte le carte in regola per stupire. Insomma, la geografia del calcio italiano sta cambiando e il Napoli deve provare a prendere quest'ultimo treno.

Per farlo concretamente però bisogna prima di tutto confermare i migliori. Un proposito che al di là delle tante voci che insistono sul mercato in uscita, potrebbe corrispondere a verità. Siamo ormai prossimi all'inizio del campionato, ed è difficile attendersi rivoluzioni. In ogni caso l'occasione è ghiotta: l'Inter, anche se sta iniziando a spendere dopo la cessione di Lukaku, ha un ambiente devastato; cola a picco con una tifoseria che è ormai pronta alla "guerra civile". La Juventus deve ritrovare identità e autostima dopo gli sfondoni di Pirlo; il Milan resta sempre la squadra che ha perso due pezzi da novanta come Donnarumma e Calhanoglu a parametro zero. Il tutto in un contesto di mercato che francamente non ci sembra irresistibile. E dunque basterebbe veramente poco per calare la mano vincente. Sono i giorni decisivi e mai come quest'anno il mercato può ridefinire le ambizioni del collettivo partenopeo.

A cura di Giovanni Ibello