Mercato Napoli, abbiamo venduto. E adesso? Due rinforzi possono davvero bastare?
Il calciomercato del Napoli chiuderà questa sera alle 20. C'è ancora qualche ora, dunque, e nel calcio poche ore possono essere lunghissime. Ma se da qui alla sirena non dovesse arrivare altro, una domanda sarebbe inevitabile: è davvero questo il mercato del Napoli?
Benoît Badiashile e Costantino Favasuli sono, ad oggi, i due veri volti nuovi consegnati a Massimiliano Allegri per rinforzare la prima squadra. Formalmente, però, gli acquisti sono tre. Nelle ultime ore il Napoli ha infatti acquistato a titolo definitivo dal Sion anche José Dinis Pinto de Magalhaes Rodrigues, attaccante portoghese classe 2005. Un'operazione evidentemente rivolta al futuro: il calciatore non resterà a disposizione di Allegri ma sarà immediatamente girato in prestito all'Eldense, in Spagna.
Un acquisto del Napoli, dunque, ma non un rinforzo per il Napoli di oggi. Ed è una distinzione fondamentale per capire questo mercato. Badiashile è arrivato per sistemare una difesa diventata improvvisamente un'emergenza, Favasuli è un giovane interessante e duttile, un investimento sul quale il club evidentemente crede. Sono operazioni che hanno una loro logica. Il problema non è giudicare loro, ma capire se possano rappresentare da soli la risposta alle necessità di una squadra che vuole restare ai vertici.
Prima bisognava vendere. Il Napoli ha venduto
Perché una frase ha accompagnato praticamente tutta questa estate: prima bisogna vendere. Va bene. Il Napoli ha venduto.
Lukaku ha salutato, Mazzocchi è ormai in uscita. Altri giocatori sono partiti o sono stati accompagnati verso la porta attraverso formule differenti. La rosa è stata sfoltita, gli ingaggi liberati, gli spazi creati. Il Napoli ha fatto quello che per settimane era stato indicato come il passaggio necessario per poter tornare sul mercato.
E allora viene spontanea la domanda: quanto bisogna ancora vendere prima di poter comprare? Perché se il concetto era liberare la rosa per consentire nuove operazioni, arrivati al 1° settembre, a poche ore dalla chiusura, diventa difficile accettare che il mercato in entrata destinato alla prima squadra possa esaurirsi sostanzialmente in due nuovi innesti.
Rodrigues porta formalmente il conto a tre. Ma se viene acquistato e immediatamente mandato in prestito in Spagna, inserirlo nel conto dei rinforzi messi a disposizione di Allegri significherebbe confondere due mercati completamente diversi: quello patrimoniale e quello tecnico. E a noi interessa soprattutto il secondo.
L'estate faraonica del 2025
Naturalmente qualcuno ricorderà immediatamente il mercato dell'estate precedente. Quello sì, faraonico almeno nelle intenzioni.
De Bruyne, Hojlund, Lucca, Beukema, Marianucci, Noa Lang, Milinkovic-Savic, Gutiérrez, Elmas. Un Napoli costruito per allargare la rosa, aumentare le alternative e affrontare nuovamente la Champions con un organico molto più profondo. Ed è vero: il Napoli investì moltissimo.
Ma spendere tanto e spendere bene non sono necessariamente la stessa cosa. La stagione successiva ha raccontato che una parte di quel mercato non ha restituito ciò che società e allenatore si aspettavano. Alcuni calciatori non sono riusciti a diventare centrali, altri hanno trovato poco spazio, altri ancora sono già entrati nel giro delle cessioni.
Il Napoli ha comunque chiuso secondo in campionato e ha vinto la Supercoppa, ma il rendimento di quella campagna acquisti non può essere valutato semplicemente mettendo in fila i milioni spesi. Perché un mercato non si giudica alla fine di agosto. Si giudica a maggio.
Ed è proprio qui che la memoria diventa importante.
Il primo Napoli di Conte insegna ancora qualcosa
Torniamo all'estate 2024. Arriva Antonio Conte. Il Napoli prende Buongiorno, McTominay, Lukaku, Neres e Gilmour, ma contemporaneamente deve affrontare una trasformazione profonda della squadra che aveva vinto lo scudetto nel 2023. Osimhen viene mandato in prestito al Galatasaray, Zielinski lascia Napoli e a gennaio arriva persino la cessione di Kvaratskhelia.
Conte perde a metà stagione quello che probabilmente era il giocatore con maggiore qualità individuale della sua rosa. E cosa succede? Il Napoli continua. Si compatta, si sporca le mani, vince partite di misura, soffre e arriva fino all'ultima giornata. Napoli 82, Inter 81. Scudetto.
Quella stagione dovrebbe aver insegnato qualcosa. Non che per vincere non servano investimenti e nemmeno che basti prendere un grande allenatore, consegnargli quello che c'è e chiedergli di fare miracoli. Ha insegnato una cosa molto più semplice: il mercato deve avere una logica.
Quel Napoli trovò calciatori funzionali a ciò che Conte voleva costruire. McTominay diventò uno degli uomini simbolo dello scudetto, Lukaku chiuse con 14 gol e 10 assist, Neres portò qualità e Buongiorno diventò un riferimento difensivo quando disponibile. Non era una squadra perfetta. Era diventata una squadra.
Un anno dopo si spese molto di più. Ma si ottenne di più?
Ed è qui che il confronto con il 2025 diventa inevitabile. Un anno dopo il Napoli fece molto di più sul mercato. Arrivarono nomi, investimenti, alternative. La profondità della rosa aumentò enormemente, ma non necessariamente aumentò nella stessa proporzione il rendimento della squadra.
È una riflessione che dovrebbe impedire due letture opposte e ugualmente semplicistiche del mercato attuale. La prima: “L'anno scorso abbiamo speso tantissimo, quindi quest'anno è normale non comprare”. La seconda: “Servono altri cento milioni per essere competitivi”.
Non è necessariamente vera né l'una né l'altra. Il problema non è quanto spendi. Il problema è cosa manca alla squadra e cosa fai per darle quello che manca.
Adesso tocca al Napoli di Allegri
Ed eccoci all'estate 2026. C'è un nuovo allenatore, Massimiliano Allegri, una rosa ancora da assestare e una stagione nella quale il Napoli non può permettersi di ragionare soltanto guardando ciò che ha speso dodici mesi fa.
Anche perché c'è un'altra piccola trappola nei numeri. Hojlund e Alisson Santos, per esempio, possono figurare contabilmente tra le operazioni di questa stagione per effetto dei riscatti. Dinis Rodrigues è a tutti gli effetti un nuovo acquisto. Ma nessuno dei tre cambia la domanda che dovrebbe interessare realmente il tifoso: quanto è stato rinforzato oggi il Napoli rispetto alla squadra che abbiamo visto a maggio?
Hojlund e Alisson facevano già parte della rosa. Rodrigues partirà immediatamente. E allora torniamo inevitabilmente lì: Badiashile e Favasuli.
Sono loro, al momento, i due nuovi rinforzi realmente messi nelle mani di Allegri. Badiashile serviva e gli infortuni che hanno colpito il reparto difensivo hanno reso il suo arrivo ancora più importante. Favasuli può essere una bella intuizione. Ma il Napoli può davvero chiudere qui? Possibile. Soddisfacente, molto meno.
Le uscite sono arrivate. Adesso manca l'altra metà
Soprattutto dopo settimane trascorse a sentir ripetere che prima delle entrate sarebbero servite le uscite. Le uscite sono arrivate. Il Napoli ha alleggerito la rosa, liberato posti e fatto spazio. Adesso manca l'altra metà del ragionamento.
Questa sera alle 20 avremo la risposta definitiva. E sarebbe scorretto emettere una sentenza alle otto del mattino su un mercato che ha ancora undici ore davanti. Può ancora succedere qualcosa. Può arrivare quell'operazione capace di modificare anche il giudizio complessivo.
Ma se nessun altro attraverserà quella porta prima che si chiuda, sarà difficile raccontare questo mercato come una scelta ambiziosa. Si potrà parlare di prudenza, equilibrio, sostenibilità, opportunità che non si sono concretizzate. Si potrà ricordare quanto è stato speso un anno fa. Si potrà persino inserire Rodrigues nell'elenco degli acquisti e portare il conto da due a tre. Tutto vero.
Ma resta una domanda molto più semplice: quanto è stato realmente rinforzato il Napoli di Allegri?
Perché i bilanci si fanno con i numeri. Le squadre, invece, vanno in campo. E se alle 20 resterà tutto così, chiamare questo mercato “rafforzamento” richiederà parecchia fantasia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA