A cura di Sara Ghezzi
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editoriali
Alessandro Buongiorno lo scorso anno era considerato il miglior difensore del campionato. Il muro che il Napoli cercava dopo l'addio di Kim. Una stagione, però, interrotta sul più bello, quando un infortunio dietro l'altro hanno iniziato a dargli il tormento fino all'operazione per la pubalgia in estate. Alessandro non è stato più lo stesso, tra le condizioni fisiche non al meglio e una psiche sempre più fragile che lo stanno portando a compiere diversi errori.
Contro il Genoa l'ex Torino si è reso protagonista di due errori gravi che vanno a sommarsi a quelli delle gare precedenti. Due errori che potevano segnare la stagione del Napoli, due errori che hanno segnato la sua anima. Il primo dopo pochissimi secondi, il secondo al 57' quando un pallone perso ha portato Colombo al pareggio. Lì Conte ha scelto di richiamarlo in panchina, non per punirlo, ma perché Alessandro ha iniziato a piangere nonostante l'abbraccio di Spinazzola e Juan Jesus che sono corsi in suo soccorso. Il difensore era inconsolabile, con il mister che più volte gli ha detto di tranquillizzarsi, perché sono cose che capitano. Solo chi non fa non sbaglia. Mentre Buongiorno era in panchina a piangere, i compagni erano in campo a lottare e troppi tifosi e giornalisti erano sul divano ad insultarlo. Nessuno nega che gli errori del difensore stiano diventando tanti, ma bisogna sempre ricordarsi che c'è l'uomo oltre il giocatore, un ragazzo di 26 anni che non è al meglio, un ragazzo che sta provando a ritornare sui suoi livelli, ma che vive un blocco, un ragazzo che piange per il Napoli non può mai diventare un nemico.
Ma Alessandro nella sofferenza di ieri ha capito anche di avere attorno a lui una squadra che lo supporta. Pronto ad abbracciarlo, pronto a proteggerlo, pronto a lottare al suo fianco. Lo dimostrano le parole di Conte, la corsa di Oriali verso di lui, le parole di Vergara, ma più di tutto lo dimostra Contini che al momento del rigore realizzato ha spinto Buongiorno a festeggiare con la squadra mentre ancora aveva le mani in faccia per coprire il pianto. Un'immagine emozionante, che restituisce il clima in casa azzurra, restituisce il senso di familiarità e di essere l'uno per l'altro, quello che nella vita un po' tutti hanno dimenticato. Sui social in queste ore si legge di tutto, insulti insopportabili e indicibili, cattiveria gratuita nei confronti di un ragazzo che gioca a pallone, non va in giro ad uccidere. Ha sbagliato, è vero, i suoi errori potevano costare caro ad un percorso azzurro già tremendamente falcidiato, ma è umano e anche se guadagna i milioni, anche se il suo lavoro è questo, è un ragazzo come tutti, che ieri ha pianto per il Napolie solo per questo va supportato. Ora sarà compito di "papà" Conte recuperarlo prima di tutto dal punto di vista psicologico, poi fisico, perché un giocatore con le sue qualità non può perdersi così, c'è ancora, nascosto da un momento no.
Il compito dei tifosi, di tutto l'ambiente sarà quello di supportarlo, senza lanciare minacce assurde, facendo come ha fatto Contini spingerlo in avanti, come hanno fatto Spinazzola, Juan Jesus, Oriali e Conte, abbracciandolo, perché possa capire che esistono stagioni sfortunate, che si può sbagliare, ma ci si può anche rialzare e quelle lacrime azzurre potranno tornare ad essere di gioia.
A cura di Sara Ghezzi
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