Allegri, la strumentalizzazione è servita: quando uno sfogo diventa motivo di attacco
Massimiliano Allegri è un allenatore capace di attirare su di sé una forte antipatia. Forse per il suo modo di essere diretto, per il calcio che propone, ritenuto da molti antiquato, o semplicemente perché nella sua carriera ha vinto. Ciò che è certo è che, quando si parla di lui, sembra difficile riuscire a essere obiettivi, tanto nelle critiche per quanto espresso dalla sua squadra quanto nei giudizi sui suoi comportamenti. Eppure, in questi primi mesi napoletani, era apparso fin troppo "halmo" rispetto alla sua consueta immagine.
Allegri, il primo show al Maradona è servito: il duro sfogo
Diciamoci la verità: era solo questione di tempo prima che Allegri abbandonasse la sua pacatezza partenopea per lasciare spazio al suo istinto. E ieri, contro la Roma, è arrivato quel momento che, a qualcuno, potrebbe persino essere piaciuto. Il tecnico azzurro, dopo il gol del 3-3 dei giallorossi, è stato espulso, a suo dire ingiustamente. Da lì ha dato vita a uno sfogo che ricorda quelli a cui aveva abituato il pubblico ai tempi della Juventus. Una rabbia incontenibile, alimentata dalla convinzione di aver subito un'espulsione ingiusta, ma probabilmente anche dalla delusione per aver lasciato per strada due punti. Al Maradona è andato in scena un Allegri furioso, difficile da trattenere in campo e incapace di contenere la propria frustrazione anche nel ventre dello stadio.SSC Napoli v AS Roma - Serie A 2026/27
Allegri si è presentato ai microfoni di DAZN visibilmente arrabbiato, tanto da ripetere più volte di non essere abbastanza lucido per commentare la partita. Una sincerità disarmante, con cui il tecnico ha ammesso di non essere nelle condizioni di analizzare quanto accaduto con la necessaria serenità. La rabbia gli aveva offuscato il giudizio e, quando succede, si può finire per lasciarsi andare a sfoghi duri, come quello a cui abbiamo assistito. Tra la fine dell'intervista e l'ingresso in sala stampa è trascorso un lasso di tempo durante il quale le urla di Allegri hanno fatto rumore. Un momento in cui ha lasciato esplodere tutta la propria frustrazione, arrivando a lanciare accuse pesanti nei confronti della Roma, soprattutto in relazione a quanto accaduto nella scorsa stagione.
La strumentalizzazione dello sfogo di Allegri
Questa mattina, quelle parole, pronunciate durante lo sfogo di un allenatore, ma soprattutto di un uomo arrabbiato, sono diventate oggetto di discussione. La Roma chiede provvedimenti, alcuni noti giornalisti invocano indagini federali e c'è chi, probabilmente, vorrebbe addirittura vederlo fare un passo indietro. Ma siamo sicuri che non si stia finendo per strumentalizzare lo sfogo di una persona che, lontano dai microfoni, ha lasciato parlare la propria rabbia? Ed è proprio questo il punto: a microfoni spenti.Allegri aveva dichiarato apertamente di non essere lucido, di non sentirsi nelle condizioni di analizzare correttamente la gara e, soprattutto, di non riuscire a mantenere il consueto aplomb. Una mancanza di lucidità che può averlo portato a pronunciare parole pesanti, magari senza averne valutato fino in fondo la portata. Questo, naturalmente, non significa giustificare qualsiasi comportamento. Ma quale necessità c'è di continuare ad alimentare la polemica senza provare a distinguere tra la responsabilità per ciò che si dice e la strumentalizzazione di uno sfogo? Perché c'è così tanta voglia di ergersi a giudici di un moralismo perfetto, come se nessuno potesse mai perdere il controllo?
Allegri, un uomo furioso finito sotto il giudizio di chi condanna
Allegri avrà sicuramente sbagliato, ma possiamo davvero biasimare un uomo arrabbiato che perde la lucidità? Possiamo puntare il dito con tanta forza contro una persona in preda alla furia? E, soprattutto, possiamo essere certi che, al suo posto, tutti gli altri si sarebbero comportati diversamente?Massimiliano Allegri è divisivo: o lo si odia o lo si ama. Eppure, forse, le mezze misure dovrebbero esistere. Da troppo tempo sembra essere diventato, agli occhi di una parte dell'opinione pubblica, il male assoluto del calcio, tanto per ciò che propone in campo quanto per i suoi comportamenti. Ogni suo gesto diventa un caso, ogni sua parola un processo, ogni reazione l'ennesima occasione per alimentare polemiche.
Forse è arrivato il momento di scendere dal piedistallo e provare a guardare le cose da una prospettiva diversa. Senza assolvere Allegri a prescindere, ma anche senza trasformare ogni suo errore in una condanna definitiva. Perché criticare è legittimo, chiedere conto delle proprie responsabilità è doveroso, ma tra il giudizio e la condanna c'è una differenza che non dovremmo dimenticare. E forse, prima di puntare ancora una volta il fucile contro Allegri, sarebbe il caso di ricordarsi che, dietro l'allenatore divisivo, c'è anche un uomo che può arrabbiarsi, perdere la lucidità e sbagliare.
A cura di Sara Ghezzi
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