A cura di Bruno Stampa
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editoriali
Il Napoli va al Max! Come giocheranno gli azzurri con Massimiliano Allegri?
Sta per cominciare una nuova era all'ombra del Vesuvio. Dopo un biennio che passerà alla storia come quello con Antonio Conte, che da guida tecnica degli azzurri è stato il secondo, dopo Ottavio Bianchi nel 1990, a vincere scudetto e Supercoppa Italiana nello stesso anno solare, in un 2025 semplicemente indimenticabile, tocca a Massimiliano Allegri. L'auspicio della dirigenza e dei tifosi è che quest'anno, nei primi mesi della nuova stagione, si possano gettare le basi per un 2027 che possa vedere di nuovo gli azzurri conquistare dei trofei, obiettivo ideale in quella che sarà l'annata del centenario.
Si tratta di un binomio molto interessante per diversi motivi: innanzitutto, per la prima volta nell'era De Laurentiis, il Napoli sarà allenato da un uomo che già conosce la piazza, seppur per una breve e abbastanza infelice parentesi da calciatore. In secundis, il profilo di Allegri rappresenta, tra i nomi accostati alla panchina azzurra, la soluzione più sicura sulla carta, in virtù dell'esperienza e di un curriculum di successo, di cui i sei scudetti tra Milan e Juventus, insieme alle quattro Coppe Italia, la sintesi più efficace. Dulcis in fundo, Allegri ha di fronte a sé una sfida decisiva anche per il suo futuro ad alti livelli. Dopo la seconda parentesi alla Juve e l'ultimo anno al Milan, chiuso senza aver centrato la qualificazione in Champions League, il tecnico livornese si gioca la possibilità di rilanciarsi e togliersi l'antipatica etichetta di risultatista in crisi.
D'altro canto, larga parte della piazza e degli addetti ai lavori è parsa particolarmente scettica in merito alla scelta del presidente De Laurentiis. Uno dei motivi è legato proprio ai risultati: paradossalmente, nonostante il suo passato sia estremamente di successo, le ultime stagioni hanno decisamente scalfito i meriti di Max, che in quattro anni tra Juve e Milan ha vinto solo una Coppa Italia, decisamente troppo poco per una piazza che vuole rimanere ai vertici del calcio italiano. Un altro punto potenzialmente debole è quello relativo alla capacità di presa che avrà sui suoi nuovi tifosi, molti dei quali sono ancora scottati dal lavoro eccezionale di Antonio Conte. Il rischio, molto tangibile, è che alle prime difficoltà Allegri possa soffrire un clima non tra i più comodi, con larga parte della tifoseria apertamente contraria all'arrivo di Allegri.
Ma la domanda che tutti si fanno è: come giocherà il Napoli targato Massimiliano Allegri? La parola d'ordine sarà pragmatismo: a differenza di quanto si sosteneva anche con Antonio Conte, maestro del 3-5-2, la sensazione è che Allegri dimostrerà di saper mettere in discussione i suoi principi tattici e confermarsi come allenatore camaleontico, in grado di spaziare dal 4-3-3 al 4-2-3-1 al 3-5-2 stesso in base all'organico e a disposizione e al tipo di partita da preparare. Con l'ingaggio di Conte, ci si aspettava un Napoli pronto a cambiare pelle e a passare da un 4-3-3, che da queste parti ha rappresentato un dogma soprattutto con Sarri e Spalletti, al 3-5-2, con cui il salentino aveva lavorato dappertutto, dalla Juventus all'Inter, passando per Chelsea e Nazionale. Tuttavia, in azzurro la musica è cambiata, con l'allenatore che ha conquistato lo scudetto proprio con quel 4-3-3 di sarriana e spallettiana memoria, seppur con un'impostazione molto diversa, che ha esaltato le caratteristiche di Lukaku, Raspadori, McTominay e Anguissa su tutti. Nella stagione appena terminata, invece, il sistema di gioco dominante è stato il 3-4-2-1: dopo aver meditato su un 4-1-4-1 con i Fab 4 tutti in campo, Conte si è visto costretto ad adottare questo nuovo modulo, reso inevitabile dai numerosi infortuni che hanno decimato la rosa nel cuore del campionato, da novembre in poi. La sensazione è che con Allegri si possa ritornare a un 4-3-3, abito tattico ideale per tanti elementi della rosa. Ad Allegri, infatti, tutto si può imputare fuorché un integralismo tattico mai esistito nei fatti. Max ha saputo sviscerare di tutto, dal 4-3-3 al 3-5-2 passando per un 4-2-3-1 memorabile ai tempi della Juve con Mandzukic esterno, uno dei capolavori più evidenti della carriera di Allegri. Detto che l'imminente sessione di calciomercato potrebbe stravolgere le carte in tavola, è plausibile aspettarsi proprio il 4-3-3 tanto decantato e amato. A difendere i pali, sarà ancora Vanja Milinkovic-Savic, alla sua seconda pagina del capitolo partenopeo. A proteggerlo, a oggi, potrebbero essere Di Lorenzo, Rrahmani o Beukema, Buongiorno - chiamato a riscattarsi dopo tanti passaggi a vuoto - e Gutierrez, che si candida a titolare da terzino sinistro. Le chiavi del centrocampo potrebbero essere affidate ancora a Stanislav Lobotka, anche alla luce delle condizioni precarie di Billy Gilmour, con De Bruyne e McTominay come box to box pronti a offrire qualità e quantità nelle trame del Napoli di Allegri, che davanti si affiderà a Rasmus Hojlund come terminale offensivo, supportato da due tra Neres, Alisson Santos, Vergara, Politano e Noa Lang, che insieme a Rafa Marin potrebbe rimanere in rosa, reduce dal prestito al Galatasaray.
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