Il Napoli ha 14 punti dopo 10 giornate e due sconfitte in Champions League. Infortuni e rosa incompleta pesano, ma l'avvertimento di Conte di un anno fa resta il punto centrale
Juventus-Napoli, non si salva nessuno: Allegri sta accompagnando un morto - VIDEO
Massimiliano Allegri, in questo momento, rappresenterebbe per molti tifosi e opinionisti il vero problema del Napoli. Sono in tanti a invocarne l'esonero e, d'altronde, i numeri sembrano parlare chiaro: il peggior inizio dell'era De Laurentiis dai tempi di Donadoni, con 10 partite di Serie A, 4 sconfitte e appena 14 punti in classifica, a cui si aggiungono le due cadute in Champions League. Eppure, a volte, le crisi meriterebbero un'analisi molto più profonda. Perché un anno fa, proprio in questo periodo, Antonio Conte, dopo la pesante sconfitta contro il Bologna, pronunciò una frase destinata a lasciare il segno: «Non voglio accompagnare un morto». Una sentenza che raccontava già allora quanto le radici della crisi fossero profonde e quanto i problemi del Napoli non potessero essere ricondotti esclusivamente alla guida tecnica.
Allegri e il rischio di diventare l'alibi del Napoli
Massimiliano Allegri rischia di diventare l'alibi perfetto per calciatori e società. Il suo esonero potrebbe trasformarsi in uno specchietto per le allodole, utile a distogliere l'attenzione da responsabilità che non riguardano soltanto l'allenatore. In molti potrebbero obiettare che, dopo quelle parole di Conte, il Napoli sia comunque riuscito a conquistare il secondo posto. Ma anche in quel caso sarebbe opportuno guardare più a fondo. Gli ultimi sette risultati della scorsa stagione raccontano infatti una squadra tutt'altro che dominante: due sconfitte, contro Lazio e Bologna, due pareggi, contro Parma e Como, e tre vittorie contro Cremonese, Pisa, oggi in Serie B, e Udinese, arrivata all'ultima giornata quando i bianconeri non avevano più nulla da chiedere al campionato. Insomma, le difficoltà non sono nate con l'arrivo di Allegri e questa crisi di risultati non può essere considerata soltanto una conseguenza di quanto accaduto in questa stagione. Il tecnico rischia così di diventare il parafulmine di scelte societarie e gestionali che, alla prova dei fatti, si stanno dimostrando tutt'altro che efficaci.Le responsabilità di Allegri e il peso degli infortuni
Attenzione, però: Allegri non è esente da responsabilità. Le sue ultime esperienze, tra difficoltà e risultati deludenti, non sono state esaltanti, anzi, in alcuni casi si sono rivelate quasi fallimentari. Anche a Napoli, finora, non è ancora riuscito a dare alla squadra un'identità precisa, uno stile di gioco riconoscibile e una direzione chiara. Ma è altrettanto vero che diventa complicato costruire qualcosa quando, dall'inizio della stagione, non si ha praticamente mai la possibilità di lavorare con l'intera rosa a disposizione. E soprattutto quando, ogni volta che sembra essere stata imboccata la strada giusta, arriva un nuovo ostacolo, tra infortuni e assenze che costringono a ripartire da capo. Una situazione che inevitabilmente condiziona il lavoro dell'allenatore, senza però cancellarne gli errori.L'esonero viene invocato a gran voce in questo momento, ma attuarlo potrebbe significare soltanto nascondere la polvere sotto il tappeto. Perché cambiare allenatore non è sempre la soluzione, soprattutto quando le difficoltà vanno ben oltre la guida tecnica, le scelte tattiche o la preparazione della squadra. La domanda da porsi, piuttosto, è un'altra: come si è arrivati a questo punto, nonostante l'avvertimento lanciato da Conte già un anno fa? Come si è potuto pensare di essere molto più forti di quanto questa squadra abbia poi dimostrato di essere?
De Laurentiis su infortuni e scudetto perso
A questo proposito, tornano alla mente anche le parole di Aurelio De Laurentiis nella conferenza stampa d'addio di Conte: «Senza infortuni avresti vinto lo scudetto». Una convinzione forse troppo ottimistica da parte del presidente. È innegabile che il Napoli sia stato falcidiato dagli infortuni, ma è altrettanto legittimo chiedersi se questa squadra avesse davvero le risorse per fare molto di più. Quello che sta accadendo nella stagione successiva sembra suggerire che il problema sia più articolato. Al di là di come i calciatori vengano schierati in campo, resta una realtà difficile da ignorare: questo gruppo presenta limiti che non possono essere nascosti dietro il nome dell'allenatore. Addossare a Massimiliano Allegri ogni responsabilità per il crollo del Napoli sarebbe la soluzione più semplice, ma anche la più comoda. E, soprattutto, rischierebbe di lasciare ancora una volta irrisolti i problemi che hanno portato gli azzurri fin qui.A cura di Sara Ghezzi
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