La squadra dalla storia più emozionante festeggia il suo Centenario
Il Napoli compie 100 anni! E chi lo avrebbe immaginato dopo le cadute di un club che sembrava destinato a sparire. Ma questi cento anni non sono quelli di un club qualsiasi, ma della squadra più identitaria di tutte. Il Napoli non si può raccontare con i trofei, i cimeli, almeno non solo, il Napoli è la storia di bambini e bambine diventati uomini e donne con l'azzurro come seconda pelle. Il Napoli è il racconto di storie tramandate di generazione in generazione, emozioni, lacrime e gioie, il Napoli è la gente di una terra abituata a soffrire, un paradiso terrestre spesso travestito di inferno, Il Napoli è la rivalsa di chi ha cercato nei trionfi della squadra quella dignità che troppe spesso i grandi del nord volevano portare via.
Cento anni di respiri all'unisono, cento anni di un popolo dipinto d'azzurro
La festa per il Centenario non sarà relegata ad un solo giorno, ma è stata voluta lunga un anno con il momento clou che cadrà proprio il primo agosto, data segnalata come nascita del club, ma la storia racconta altro. In questo articolo, però, chi scrive non vuole fare la cronistoria, a quello ci penseranno altri colleghi di questa redazione, qui si metterà tutto il sentimento che non può essere primario quando si parla del Napoli e di Napoli. Perché la nostra è l'unica grande metropoli che ha una sola squadra e ciò rende l'idea di quanto possa essere identitario l'azzurro. Quanto sia enorme l'amore per questi colori, per quella maglia di lana cantata nel celebre coro.A Napoli i giocatori che rappresentano la squadra hanno la grande responsabilità di coordinare l'umore di tutti i suoi abitanti, durante una partita ci sono migliaia di respiri che vanno all'unisono. Cento anni di fiati sospesi, di esultanze, di abbracci con un compagno di curva che magari nemmeno si conosce, ma che in quel momento è un fratello. Cento anni della gente che ha pianto disperata per il fallimento, ma che ha dipinto d'azzurro un lungomare per festeggiare uno scudetto rendendo una festa di un popolo la cartolina più bella da mandare in giro per il mondo, raggiungendo chi quell'azzurro se lo porta addosso, ma lontano dalla propria terra.
Cento anni di un padre che chiama il proprio figlio davanti la radio, la tv o allo stadio, cento anni di bambini che in strada sognavano di diventare Maradona. Cento anni di un popolo dipinto d'azzurro spinto da uno scugnizzo argentino arrivato a Napoli con una missione: diventare il dio del calcio, ma soprattutto mostrare a tutti che Napoli esiste anche contro i poteri forti, anche contro quel nord che non ci voleva.
Cento anni di un tifo che non ha eguali, anche nei suoi errori, che critica, ma sa essere vicino alla sua squadra come pochi, anche chi si è imborghesito dimenticando quanto sia stato difficile risalire. A Napoli si fatica, e chi arriva qui ad indossare la maglia azzurra lo capisce sin da subito. Capisce che con sé non ha solo la responsabilità della squadra che rappresenta, ma porta sulle spalle un popolo intero che li rende re indiscussi quando quella maglia la sudano.
Cento anni di chi per questa maglia ci ha pianto, non solo sugli spalti, ma anche sul campo lo ha fatto Maradona, Bruscolotti, Careca, Alemao, ma anche Paolo Cannavaro, Lavezzi, Cavani, McTominay, Quagliarella, Mazzocchi, Simeone e tanti altri. Perché essere giocatori del Napoli non è una cosa qualsiasi, giocare nel Napoli e vincere nel Napoli ti rende storia.
Per questi e altri infiniti motivi questi cento anni hanno un valore speciale, unico. Non è un Centenario qualsiasi, ma quello della squadra più identitaria di tutte, quella i cui tifosi che facevano sold out in Serie C come forse mai successo. Quella che ha gli stessi colori della sua città: azzurro, come il cielo che si bacia con il mare, azzurro come l'umore.
Cento anni di sciarpe consumati, di chilometri macinati, di cadute, risalite, di pianti e di sorrisi, di giocatori che hanno tradito, di giocatori che hanno lottato, di presidenti che hanno scritto la stori, di altri che hanno fallito, di tecnici consegnati alla leggenda, di altri di dimenticare, ma soprattutto cento anni di una squadra e del suo popolo che hanno da sempre lo stesso battito di cuore.
A cura di Sara Ghezzi
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