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Cosa sono i big data e come stanno trasformando il calcio italiano

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C’è un motivo per il quale la Serie A non viene più considerata come top a livello europeo. Si parla infatti di un campionato “stantio”, rimasto ancorato a concetti vecchi oramai di decenni. Fra stadi antiquati e dettami...

Salvatore Troise

C'è un motivo per il quale la Serie A non viene più considerata come top a livello europeo. Si parla infatti di un campionato "stantio", rimasto ancorato a concetti vecchi oramai di decenni. Fra stadi antiquati e dettami tattici non esattamente all'avanguardia, la gloriosa Italia si è vista sorpassare dall'Inghilterra, dalla Spagna e dalla Germania. L'appeal della Serie A è ai minimi storici, e i nostri settori giovanili non sembrano aiutare. Nonostante tutto, però, c'è una buona notizia: anche qui da noi, l'innovazione tecnologica ci sta consentendo di muovere dei piccoli passi in avanti, proponendo comuAnque diverse sfide e ostacoli da superare.

Fra big data e digitale: il futuro della Serie A è tracciato

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Da tempo il calcio non è più un semplice sport, ma un business miliardario costretto a dover fare i conti anche con i fattori "extra-campo", nel bene e nel male. La tecnologia, da questo punto di vista, può diventare un prezioso appiglio al quale aggrapparsi, e non uno scoglio su cui cozzare e affondare. Si parla nello specifico dei big data e del cosiddetto approccio "data-driven". In altre parole, l'analisi di tutto ciò che c'è da analizzare, attraverso tecnologie come il machine learning e l'intelligenza artificiale.

Va detto che già da diverso tempo la Serie A sta cercando di scrollarsi di dosso le vecchie ruggini. Basti pensare alla novità del VAR, che oramai rappresenta una consuetudine, ma anche ad altri elementi come l'informazione in digitale. Oggi, infatti, i pronostici sulle partite di Serie A possono essere consultati anche online, e sul web si trova oramai una solida presenza dei principali club del campionato nostrano, dai siti ai social, passando per i fan token.

Cos'è l'approccio data-driven e come può cambiare la Serie A?

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L'approccio data-driven è nato in Inghilterra, e non deve stupire che l'Italia si sia "accodata" per provare a sfruttare un fattore che potrebbe cambiare per sempre il calcio. Ma a cosa si fa riferimento, nello specifico? Tale approccio, utilizzato per la prima volta dal Brentford, prevede un'analisi approfondita dei dati, con lo scopo di sviluppare delle strategie in grado di aumentare le prestazioni della squadra e la gestione atletica dei calciatori in rosa.

Va comunque detto che il calcio data-driven è già presente in Italia. Basti pensare al Milan dello scudetto, con Pioli che ha fortemente spinto per l'adozione di questa soluzione hi-tech. Ci sono anche altri tecnici sulla cresta dell'onda, come Vincenzo Italiano, Roberto De Zerbi, Luciano Spalletti (che si appresta a vincere lo scudetto) e Maurizio Sarri. Siamo comunque agli albori dello sviluppo di questo sistema, e con colpevole ritardo.

L'analisi dei big data applicata allo sport professionistico, infatti, è tutto fuorché una novità. Negli USA, ad esempio, l'approccio data-driven viene utilizzato da anni nel baseball, nell'NBA e nel football. Qui ci sono sfide diverse da affrontare: la Penisola non ha ancora le tecnologie e il budget per applicare questo modello ad una tale profondità, ma la nuova "rivoluzione industriale" è finalmente arrivata.