ESCLUSIVA – Signorini: “Messi e Maradona simili nel genio, ma c’è una differenza. Leo al San Paolo vorrà omaggiare la leggenda. Quella volta che a Napoli Diego scappò da una finestra…”

Messico ’86, Italia ’90, EEUU ’94, Sudafrica 2010. Lui c’era, Fernando Signorini era presente. Insieme all’Argentina, insieme a Diego Armando Maradona, insieme a Lionel Messi. Nella storia dei preparatori atletici lui è il re, ne è il simbolo e ha fatto la storia il suo rapporto professionale e personale con l’ex Pibe de Oro, che ha seguito dal 1983 al 1994, quindi anche nel contesto del trasferimento dal Barcellona al Napoli.

Signorini conserva storie e aneddoti, perché le sue mani e la sua scienza hanno curato, tra i tanti, anche Sergio Agüero, Carlos Tévez, Ángel Di María, Javier Mascherano e Román Riquelme. Messi e Maradona, poi, li ha avuti anche insieme in Sudafrica quando Diego era Ct dell’Argentina e La Pulga si apprestava a diventarne leader.

Dei campioni conosce segreti e debolezze e in esclusiva ai microfoni di calcionapoli1926.it ha raccontato della leggenda azzurra e del fenomeno del Barcellona.

Signorini su Maradona

Lei ha lavorato per molti anni con Maradona ma anche con Messi. In cosa si somigliano e in cosa differiscono?

“Maradona e Messi si somigliano nel genio, in un talento non comune, nell’immaginazione per inventare giocate inverosimili, in un’abilità indemoniata e una coordinazione unica e nello smisurato amore per il calcio. Sono due artisti che gerarchizzano tutti gli scenari della perfezione. Si differenziano fondamentalmente nel carattere.

Maradona Signorini

Molto più ribelle è Diego, estroverso, non si dava mai per vinto. Messi è più tranquillo, introverso, quando le cose non vanno bene è più incline allo scoraggiamento, è più ubbidiente anche se ultimamente ha mostrato di protestare e alzare la voce di fronte all’ingiustizia. Sotto questo aspetto sta crescendo.
Inoltre, c’è un altro fattore da tenere in considerazione: le loro origini molto differenti hanno contribuito a moderare il loro carattere. Un’altra differenza è il carisma, quello di Diego è colossale. Poi, Messi non ha patito lesioni gravi o brutali come Diego, che ebbe l’epatite e una quasi invalidante frattura alla caviglia”.

Maradona Signorini

Cos’è cambiato in Diego dal Barcellona al Napoli?

“In realtà Diego è rimasto simile. A cambiare fu Maradona, perché credo che precisamente Maradona fu il personaggio che Diego dovette inventarsi per fronteggiare tutto quello che si pretendeva da lui. Quando era al Barcellona, cominciava appena la sua avventura in Europa, mentre a Napoli viveva una sfida impressionante in un club che non aveva mai vinto nulla ed era disprezzato come tutto il Sud Italia. Questo potenziò la sua volontà di essere all’altezza della circostanza. Diego veniva da una frattura brutale alla caviglia e all’inizio lavorammo tanto per la riabilitazione. Quello che cambiò fu l’essere arrivato in un posto non tanto condizionato dalle critiche che giornalismo e società catalana avevano esercitato contro di lui. Lo chiamavano sudaca. A Napoli era un napoletano come gli altri“.

Ci racconti un aneddoto dell’epoca napoletana di Maradona…

“Ricordo un episodio molto divertente. Nel primo anno di Diego a Napoli, lui aveva un problema al dente e ci rivolgemmo ad un dentista di Acerra, dottore e amico di Ramón Díaz . Arrivammo in silenzio, ma dopo dieci minuti c’erano almeno 200 persone giù aspettando che Diego uscisse. Allora il dottore portò Diego alla finestra e lui dovette scavalcare perché alle spalle della casa lo raggiunse un amico del dottore in auto. Così quando uscimmo la gente aspettava Diego, ma uscimmo solo noi… Lui era già andavo via da un’uscita posteriore. Sarebbe stato altrimenti impossibile per il fervore della gente”.

Signorini su Messi

Cosa rende oggi Messi il migliore al mondo?

“Messi è il migliore al mondo perché è diverso da tutti, ha un talento non comune, un’inventiva e creatività unica e gioca in una squadra eccezionale. Ha avuto compagni meravigliosi come Iniesta, Xavi, Busquets, Piqué, Neymar, Suárez, Jordi Alba, Dani Alves, Mascherano. Al principio invece Diego non ne aveva…”.

Cosa gli impedisce di affermarsi anche con la maglia dell’Argentina?

“Non rende in Nazionale perché al Barcellona si allena tutti i giorni da anni sempre con gli stessi calciatori, che sono grandissimi a loro volta. Inoltre, in quel campionato salvo 3-4 squadre, le altre sono di livello inferiore. Quando gioca con l’Argentina invece si tratta di partite di molta tensione con alto livello di competitività. Poi in Nazionale ci viene per pochi giorni ogni 3-4 mesi, quindi non c’è idea di gioco”.

Napoli-Barcellona

Cosa pensa di questa grande sfida di Champions League? Messi metterà piede per la prima volta nello stadio di Diego…

“Sarà una partita molto interessante da vedere. Tutto l’interesse è rivolto all’arrivo di Messi per la prima volta alla casa di Diego. Leo vorrà apparire bene, giocherà una grande partita. C’è un aspetto emozionale da tenere in considerazione, essere al San Paolo lo potenzierà, avrà il desiderio enorme di stare all’altezza di ciò che ci si aspetta da lui e sarà anche un modo per omaggiare Diego, che era il suo idolo da piccolo.

Credo che sarà una feste meravigliosa e spero che il pubblico del San Paolo possa godere della vista di Messi, calciatore straordinario. Lui è finito al Barcellona perché è stato questo il club che lo cercò quando era piccolo. Se ci fosse andato il Napoli… la colpa non è di Leo che è andato al Barcellona ma del Napoli che non lo scoprì. D’altronde, Messi ha origini italiane. La sua famiglia è di Recanati, stesso paese di Giacomo Leopardi: è bello pensare che l’essere artista evidentemente sia una questione genetica.

E’ chiaro che a bocce ferme il Barcellona è favorito, ma poi le partite bisogna giocarle. Il Napoli ultimamente ha mostrato carattere e non sarò un osso facile per il Barcellona.”

a cura di Sabrina Uccello

©RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE CALCIONAPOLI1926.IT

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