Gattuso: “Napoli tra i primi club al mondo, un orgoglio allenarlo. Il mio idolo è Bagni, ma Ancelotti…”

Speciale Rino Gattuso. SKY ha dedicato uno speciale all’attuale allenatore del Napoli che da Castel Volturno per raccontarsi da calciatore e da allenatore. Di seguito i passi salienti: “Gattuso giocare si può racchiudere in passione, coerenza e nel non aver mai mollato nulla. Il mio soprannome è Ringhio perché me lo mise Pellegatti, dopo due anni di Milan. Tutti mi conoscono così. Lottavo fino alla fine, ero coerente: quando la squadra ti dà fiducia e ti fa sentire leader, la coerenza è importante in campo e fuori. Questa caratteristica mi ha aiutato tanto. Poi c’è stato il lavoro quotidiano, la passione e la voglia di migliorare sulle cose che mi venivano meno bene. Il tempo dedicato al calcio è stato di più di quello dedicato alla mia persona. Da bambino il calcio era un gioco, poi è diventato un lavoro.

(Photo by SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

Non immaginavo tutto questo nella mia vita, di vincere due Champions League, una Coppa del Mondo e di avere tutte queste presenze col Milan. I sogni si avverano, bisogna crederci e non mollare mai”.

Salvatore Bagni l’idolo

“Bagni è stato il mio idolo. La cosa che mi ha colpito, al di là della bravura, è che in quel periodo giocava coi calzettoni abbassati. Era l’unico a farlo e questa cosa mi colpì. Ho preso pochi schiaffi, ma quello fu uno dei primi di mia mamma. Questo fa già capire la mia indole: fare questo lavoro con voglia, grinta. Bagni in quel momento era quel tipo di calciatore”.

Gattuso in campo

“Per me allenatore sarebbe difficile far giocare il Gattuso dei primi anni. Tante volte non si può fare copia e incolla di come venivi trattato o gestito da un allenatore. La bravura è di capire che spogliatoio hai e con che tipi di atleti hai a che fare. Non ci si può comportare come 15-20 anni fa. Ogni mio allenatore mi ha lasciato qualcosa, perché nei momenti di difficoltà torno indietro nella memoria e penso agli episodi che mi succedono”. 

Ancelotti Gattuso
(Photo by Getty Images)

I momenti al Milan e l’addio

“Dopo la sconfitta in Champions League contro il Liverpool, andai in sede da Galliani. Non volevo già rimanere, Galliani mi ha chiuso in sala trofei per 8-9 ore. Mi aprirono la porta solo per lasciarmi caffè e biscottini. Sono stati bravi, ma la delusione era grande. In quel momento avevo una ferita aperta, poi il calcio è bello perché ti puoi rifare e ci siamo presi al rivincita sia con loro che col Boca Juniors.

Oggi m’interessa il presente. Ora sto cercando di scrivere una pagina importante. La voglia è quella di migliorarsi e vincere qualcosa d’importante. Voglio avere uno stile, credibilità e farsi seguire dai propri calciatori“.

Gattuso allenatore

“Ci vuole anche da allenatore coerenza, rispetto per i calciatori e conoscenza. Non basta aver giocato a calcio e bisogna saper spiegare la metodologia ai giocatori. Rimane la grinta perché è una mia caratteristica, ma è diversa perché sono più riflessivo. Quando ho cominciato questo percorso, ho pensato che i giocatori fossero tutti uguali. Ho sbagliato per un paio di anni, ognuno di loro è diverso e ha bisogno di una chiave differente. L’allenatore deve essere bravo in campo ma anche a livello gestionale.

Prima vedevano spezzoni di partite, oggi siamo sul Grande Fratello. Ci sono telecamere fisse, match analyst. Abbiamo strumenti che ci dicono di tutto, questo aspetto si è evoluto molto. Meglio adesso, sebbene con qualche pressione in più. Adesso ci sono staff di 15-16 persone, tutto questo è diverso”.

Il rapporto con Ancelotti

“Carlo è stato sia da calciatore che da allenatore, un riferimento. C’è grandissimo rispetto. É successa una cosa strana, ma c’è rispetto. Mi ha lasciato una grandissima squadra. Tutt’ora ci sentiamo. Il nostro lavoro è difficile, pagano sempre gli allenatori quando mancano i risultati. Ma rispetto e amicizia non sono assolutamente cambiati. Carlo non si può seguire e imitare, altrimenti si fanno danni. Per come gestisce gli spogliatoi, per come ha gestito me e continua a gestire, bisogna avere dentro queste doti. Lui le ha. É credibile, entra nella testa dei calciatori. In 20 anni ho sentito davvero pochi calciatori parlare male di lui. Ne ho passate tante, a tratti ci comportavamo da padre e figlio in difficoltà, ci ascoltavamo a vicenda. Se ho fatto ciò che ho fatto, tanti meriti sono suoi”.

L’arrivo al Napoli

Sapevo di venire in un grandissimo club, uno dei migliori al mondo negli ultimi 7-8 anni. Mi ha colpito la chiamata del presidente, perché non me l’aspettavo. Sapevo che c’era Carlo e sapevo il suo valore. Per me è stato motivo di orgoglio, sono contento di questa scelta. Sapevo che non era facile, ma devo dire che allenare questi calciatori e avere a che fare con questa città, mi dà molta carica ed è motivo di grande soddisfazione.

Non voglio diventare un idolo, ma fare il mio lavoro con serietà per fare qualcosa d’importante. I calciatori devono diventare idoli, io voglio essere ricordato quando andrò via per la serietà, per non aver lasciato nulla al caso. Noi viviamo di risultati, ma tante volte i risultati possono essere bugiardi. L’importante è mettercela tutta e lavorare con serietà”.

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