Coronavirus – La campagna di raccolta fondi per donare al Cotugno

L’emergenza Coronavirus ha reso l’Italia una zona protetta. A renderlo noto, Giuseppe Conte, nel corso della conferenza stampa tenuta ieri. Tutti, nessuno escluso, dovranno seguire le direttive del governo varate attraverso il nuovo decreto in vigore da questa mattina. La preoccupazione è che le strutture ospedaliere arrivino presto alla saturazione nell’intera nazione. Per questo motivo, da ieri, in molti hanno iniziato a creare campagne di raccolta fondi per aiutare il paese, i medici ed i sanitari in questa situazione molto difficile. Di seguito l’appello per il Cotugno.

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CORONAVIRUS – L’APPELLO A DONARE PER IL COTUGNO

Coronavirus

“Sono Federica De Masi, una studentessa di medicina, sono preoccupata e ho deciso di agire istintivamente. 
Mi sono messa su google cercando soluzioni. Ho trovato questa piattaforma affidabile per altre raccolte organizzate.
ok, tutt’a un tratto ho deciso di azzardare e mi è venuto in mente di dare una mano in questo modo. Ho consultato per bene la pagina di Internet e ho scoperto che in dieci minuti ho potuto creare questa campagna e gestirla personalmente, con l’accordo di prendere questi soldi e darli al Cotugno”.

SIAMO IN CONTATTO CON L’OSPEDALE DEI COLLI

“Ho scelto quest’ospedale perché è il nostro punto di riferimento in quanto sede di malattie infettive di Napoli e credo abbia bisogno di supporto materiale.
Attorno a me si stanno aggregando tutti i miei colleghi universitari e specialisti interessati fortemente nella cosa e stanno dando un aiuto per cercare un contatto per far arrivare questa somma, che mai pensavo di raggiungere in così poco!
Siamo in un periodo di me**a, diciamolo. E in fin dei conti a chi può, non costa davvero nulla osare con un piccolo contributo per aiutare gli ospedali nella ricerca, nell’acquisto di altri ventilatori o altro materiale per supportare tutte le persone che cercano di combattere questo virus, chi convivendoci e chi dando una mano a chi ci convive”.

L’APPELLO

“Ho 23 anni, e da futuro medico quale (spero) sarò, non potevo permettermi di non fare niente in questa situazione.
Non siamo in Lombardia, nel nord Italia, siamo in Campania, e come racconto dobbiamo fare in modo da sostenerci, perché non abbiamo né i materiali né le attrezzature a sufficienza per contrastare quest’epidemia oggi giorno.
Facciamo qualcosa e rendiamoci utili”.

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