Chiariello: “L’emergenza coronavirus non riguarda solo i calciatori, ma anche tutti noi”

Il giornalista Umberto Chiariello ha rilasciato alcune dichiarazioni nel suo consueto editoriale per Campania Sport, in onda su Canale 21

Chiariello EditoNapoli

Umberto Chiariello, giornalista, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel suo consueto editoriale per Campania Sport, in onda su Canale 21.

Chiariello sull’emergenza Coronavirus

“E’ un bel rebus, oggi abbiamo assistito all’ennesima farsa, dopo la decisione di giocare a porte chiuse il campionato di Serie A. Nemmeno all’unanimità come hanno fatto invece in Premier. In settimana i calciatori avevano manifestato la volontà di giocare, ma, dopo i primi casi di Coronavirus nel calcio, Damiano Tommasi ha chiesto la sospensione del campionato, minacciando lo sciopero dei giocatori. Dobbiamo fare pace con il cervello, prima si è chiesto di giocare a porte chiuse e il calcio si è rifiutato, poi si accetta questa condizione e si chiede la sospensione. Il ministro Spadafora deve fare un decreto legge per far trasmettere le partite in chiaro a Sky e DAZN, perché se lo facessero ora, infrangerebbero la legge”.

Avete visto Diletta Leotta a DAZN? Lei ed il collega a bordocampo mantenevano un metro di distanza l’uno dall’altro, rispettando la regola indicataci dal Governo. In campo, invece, cosa è successo? Che i calciatori si sono abbracciati durante le esultanza per un gol! Lo fanno perché giocano e non si rendono conto che devono uniformarsi. Questo diventa il problema. Il problema riguarda i calciatori, ma anche tutti noi. Io ho visto l’immagine di un parco in Cina: è vuoto, perché lì la gente sta a casa e, se non lo fa, le autorità pubbliche reprimono, perché purtroppo non c’è democrazia. Ma se noi viviamo nella democrazia, dobbiamo esercitarla: dobbiamo rispettare la nostra salute e quella degli altri. Come? Prendendo coscienza e agendo come ci dicono di agire. Il calcio deve giocare perché è l’unico svago che ci rimane e i calciatori devono farsi carico di questo, non abbracciandosi, ma facendo prevenzione”.

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