Baresi: “Il Milan è la mia vita, vi spiego perché rifiutai la Juve. Coronavirus? Ferita profonda”

Franco Baresi compie oggi sessant’anni. Sul campo, in diverse occasioni, ha fronteggiato il numero 10 più forte di tutti i tempi: Diego Armando Maradona. Proprio l’argentino, al termine di un incontro, uscì dal campo con la maglia numero 6 rossonera. Nel sottopassaggio, ad un giornalista, disse: “Questa (maglia, ndr) è di un grandissimo giocatore, il massimo come difensore. Si tratta di un ricordo che mi porterò per tutta la vita”. Nel giorno del suo compleanno, quindi, ha concesso un’intervista ai microfoni de Il Corriere della Sera. Queste alcune delle sue dichiarazioni.

Il Milan è stato la mia vita. E lo è ancora. Sono arrivato adolescente e oggi, a 60 anni, sono un po’ più maturo e più saggio. Ma sempre milanista. Ne ho viste tante, sia sul campo sia da dirigente. Ho incontrato molte persone che mi hanno fatto crescere, mi hanno forgiato.

BARESI SI RACCONTA

Baresi

Qual è il momento più bello e quello più brutto?

«Belli, tanti. Brutti, pochi. Il peggiore la seconda retrocessione. Ebbi un’infezione da stafilococco. Stagione balorda. Il più bello? Metterei in fila i primi due anni di Sacchi. Lo scudetto del 1988 è stato pieno di sorprese perché praticavamo un calcio nuovo, diverso, unico. Da lì siamo tornati in Coppa dei Campioni e l’abbiamo vinta. In breve eravamo in cima al mondo».

Nel 1982 la voleva la Juve. Il Milan era retrocesso in B. Come fece a dire no?

«Sono cresciuto in questo club, mai pensato ad andarmene. Quella stagione mi fecero capitano. Non so se ero pronto, ma ho imparato strada facendo. La mia scelta è stata ricambiata, diventare capitano è stato un onore enorme».

Lei ha imparato a giocare all’oratorio di Travagliato. Ai ragazzi di oggi manca?

«Per me è stato importantissimo, mi ha dato valori. Lo sport deve essere fatto con amore e passione».

Lei è bresciano. La sua terra è in ginocchio per il virus.

«È una ferita profonda, che sarà dura rimarginare. Perché penso alla sofferenza di chi ha perso i propri cari, di chi ha vissuto in prima linea a contatto con la morte».

Consiglierebbe a Donnarumma di restare?

«Fossi in Gigio non esiterei a rimanere al Milan».

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