Perché il calcio è ancora sinonimo di maschilismo?

Perché il calcio è ancora sinonimo di maschilismo?

L’indignazione è stato il sentimento che ha accompagnato le ultime uscite infelici di personaggi del calcio. Perché accade ancora tutto questo?

di Redazione

Settimana con sovrabbondanza di strafalcioni per calciatori ed ex che ne hanno dette e fatte di tutti i colori su un tema molto delicato che non termina di creare scontenti e malumori: la considerazione della donna nel mondo del lavoro. Non è chiaro il motivo di determinate esternazioni di personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport, certamente più esposti rispetto a qualsiasi persona si incontri per strada. Il problema, però, tocca ogni singolo uomo dotato di raziocinio, ognuno dovrebbe indignarsi per quanto si dice, si vede o si legge.

Calcio, cinema, spettacolo, vita quotidiana, tutto è impregnato di atteggiamenti passabili per maschilisti e/o sessisti. Ci sarebbero migliaia di documentazioni atte a rendere più chiaro il tema, ma servirebbero mesi di scrittura e pagine intere per elencare tutto lo scempio e provarne a capirne i motivi o esporre delle soluzioni necessarie a rendere tutto “alla pari”.

Esempi chiari e lampanti di quanto il 2019 non abbia portato innovazione e buoni esempi ma arretratezza e poca intelligenza, derivano dalle tv nazionali, uno dei mezzi più diffusi e sfruttati per fare informazione:

– “No decido io, tu non fai niente!”, “Ma che vuoi fare! Vieni, andiamo a casa!”. Comincia Lorenzo Insigne, attaccante del Napoli, che per uno scherzo de “Le Iene” con la complicità della moglie Jenny, mostra un elevato tasso di gelosia per una proposta di lavoro come attrice alla stessa moglie e arriva ad esternare frasi poco consone ad un rapporto di assoluta normalità. Come se non bastasse rifila anche due “schiaffetti” (non violenti di per sé quanto per il gesto) alla nuca della compagna, per negarle di partecipare ai casting del finto film.

– “Quando sento una donna parlare di tattica, mi si rivolta lo stomaco perché una donna non capisce come un uomo. Le calciatrici qualcosa sanno ma nemmeno al 100%”. Continua Fulvio Collovati, ex calciatore di Milan e Inter, al programma “Quelli che il calcio“, in onda su Rai 2, che rivolgendosi direttamente a Sara Peluso (ma indirettamente ad ogni donna), moglie del terzino del Sassuolo, Federico Peluso, parla di incapacità del ruolo rispetto a quella di un uomo, provocando sdegno e polemica all’interno dello studio e solo il pronto intervento dei conduttori Luca e Paolo e della conduttrice Mia Ceran, riescono a porre fine al vergognoso pensiero. Risultato? Sospensione per due settimane dagli studi televisivi.

– “Io vado da mia moglie e le dico: “Tu queste cose non le dici, se no ti caccio fuori casa!””. Termina in serata Alessandro Costacurta, ex stella del Milan, a “Sky Calcio Club“. L’ex difensore si è lasciato andare a considerazioni a dir poco fuori luogo disquisendo dei problemi Inter-Icardi, puntando il dito contro Wanda Nara, moglie e procuratrice del bomber interista. In questo caso Sandro Piccinini, ospite in studio, ha subito mostrato dissenso, accusando l’ex calciatore di esprimere frasi sessiste e maschiliste.

Ma, come si diceva, queste frasi sono solo la punta di un iceberg che non può essere misurato e non ha intenzione di sciogliersi. E’ un calderone pieno, anzi stracolmo di figuracce simili. Atteggiamenti indegni, ineducati, poco eleganti e a dir poco infelici che visti in tv sono deplorevoli più del normale, cose che non vorremmo mai sentire ma che ahinoi sono all’ordine del giorno, in ogni angolo riguardante il calcio.

E c’è di peggio: lo scorso anno il The Guardian, colosso della stampa britannica, denunciava che la procura di Roma avesse chiesto l’archiviazione di un’indagine di molestie sessuali sull’ex presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, perché la donna molestata, Elisabetta Cortani, 50enne presidentessa della S.S. Lazio Calcio Femminile, sarebbe stata troppo vecchia per impaurirsi. Nonostante documentazioni con video e foto, il fatto fu archiviato perché denunciato fuori tempo massimo, ovvero dopo i 6 mesi imposti dalla legge.

Cosa succede quando si crede di aver toccato il fondo? Si risale! No, non è questo il caso, qui si scende verso gli abissi: i tifosi della Curva della Lazio stamparono e consegnarono volantini allo stadio dal contenuto scandaloso che fanno il paio con le figurine razziste di Anna Frank con la maglia della Roma: “La Nord rappresenta un luogo sacro. […] All’interno di essa non ammettiamo Donne, Mogli e Fidanzate, pertanto le invitiamo a posizionarsi dalla decima fila in poi”.

Ma perché succede ancora tutto questo? Perché il calcio (in questo caso) è ancora così tanto lontano dall’essere al passo con i tempi e dall’accettare che ogni singolo individuo possa essere adatto a qualsiasi ruolo, al di là del sesso? Perché dalle curve il primo insulto verso calciatori, arbitri e dirigenti avversari è rivolto alle mamme, sorelle, mogli e fidanzate di questi? Perché in campo le liti tra calciatori iniziano o perpetuano con frasi rivolte ad ogni essere femminile appartenente all’avversario?

Probabilmente per misoginia o profonda ignoranza! Ed è questo che fa paura.

Il calcio è solo lo specchio della vita giornaliera, di ciò che accade ogni giorno nelle case, nei negozi, per le strade, nelle metro, negli uffici di ogni città. Il problema è radicato nel profondo, nella cultura del popolo perché è istinto dell’individuo italiano rivolgersi con appellativi di avversione e di superiorità alle donne anche solo per ridere e scherzare. Ma non c’è poi molto da ridere e scherzare, la questione diventa subito seria e soprattutto pericolosa perché le parole sono solo l’anticamera di ciò che di più brutto esiste al mondo, della violenza inaudita che ogni giorno arriva alle nostre orecchie e come il più fastidioso fischio di acufene mai provato, non va più via. Quando si parla di problemi del calcio e di rifondazione di questo, si inizi a pensare alle basi e non solo alle regole del campo, si inizino a far prevalere i valori umani a quelli di un pallone che deve entrare in rete. Il calcio è lo sport più seguito in Italia, è fonte d’esempio e di cultura, perché cadere così in basso? Perché provocare tanto disagio intorno allo sport più amato del “Bel Paese”?

Cosa bisogna fare per eliminare questo fenomeno? Che soluzioni vanno adottate per far sì che a miliardi di anni dalla nascita della Terra uomo e donna siano considerati alla pari? Servono leggi, atti forti contro chi è ancora fermo a centinaia di anni fa, serve dare fastidio, parlarne in continuazione, diventare anche stucchevoli e nauseabondi, ma farlo diventare l’argomento principale di ogni discussione. Serve eleggere donne a capo della politica, a capo di aziende, di uffici. Serve esaltare le figure femminili in tv, non a solito esempio di “tanto corpo e poca testa” quanto a figure principali, di risalto, figure importanti. E denunciare (anche nel senso più semplice del termine) frasi, discorsi e atteggiamenti vergognosi a chiunque per sensibilizzare e rendere possibile una lotta iniziata 400 anni fa e che non ha ancora trovato il suo punto d’arrivo. Serve parlare, parlare e ancora parlare. Serve l’aiuto dell’uomo, inteso come individuo di sesso maschile, che deve guardarsi dentro e cercare gli errori, vergognarsi e ricominciare. Serve l’aiuto di quegli uomini che sono nati con i diritti di parità inculcati nella mente e nel cuore, per ispirare anche i propri simili, nati “sfortunati” e nemmeno tanto degni di essere definiti uomini. Servono articoli di giornale, video e foto sul web, attività di ogni genere per mettere un punto (possibilmente esclamativo) a questa orrenda questione.

Per fortuna esistono già più esempi importanti di donne legate al calcio come forme di rinnovamento di pensiero e di stile di vita. Dall’esperienza decennale della nota conduttrice televisiva Ilaria D’Amico, volto principale di Sky, esempio di professionalità e capacità, di non sottomissione alle leggi non scritte della tv: quelle del bel corpo e poco cervello (di cui sopra, ndr.), alla bella novità di Cristiana Capotondi come vicepresidente della Serie C. Notizia accolta con assoluto scalpore e con i soliti insulti dal mondo dei social dagli italiani che da sempre chiedono una rifondazione, e che si spaventano quando avviene. Il mondo del calcio, della tv e dei giornali, finalmente ora pullula di volti femminili, ma evidentemente non basta ancora.

Di soluzioni ce ne sarebbero anche altre centinaia di migliaia ma chi scrive questo articolo (un uomo) non può entrare in competenze altrui, può solo parlarne e indignarsi ogni giorno sempre di più. Parlare, offendersi, arrabbiarsi ed essere disgustato perché è nato con valori e principi semplici ma profondi. Un uomo che ha accanto a sé una mamma, una fidanzata, una sorella, una cugina, una nonna, una zia e sa bene cosa significa esaltarne i modi di vivere, le intelligenze, le capacità, le peculiarità ed imparare, tanto, dai loro insegnamenti. Un uomo giovane ma stanco di sentire le solite becere offese maschiliste, che si è indignato per il comportamento di Insigne con la moglie, è rimasto interdetto per quelle di Costacurta e ancor di più per le frasi di Collovati. Un uomo che ha deciso di scrivere e di andare contro una grossa fetta dell’umanità perché non è solo un “fatto da donne”, è soprattutto un fatto da uomini ed è da qui che vuole far partire un piccolo, minimo, esempio di rivoluzione. Da qui vuole accodarsi ai milioni di donne (e anche uomini) che ogni giorno lottano per essere considerati pari all’uomo. Un uomo che vuole convincere altri uomini e altre donne, altri bambini e ragazzi, ad alzare la voce e cambiare rotta. Un uomo che sogna di non ascoltare più sostantivi e aggettivi vergognosi che non dovrebbero appartenere a nessuno. Un uomo contrariato ma che non si arrenderà, almeno finché qualcosa non sarà cambiato.

Di Salvatore Amoroso
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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