Esiste una colpa nell’essere D10S: dare pietà senza poterne ricevere. L’ultima dichiarazione ai napoletani: “Sarò sempre dei vostri!”

di Giovanni Ibello

Dire che il calcio è in lutto è forse la più orrida, la più banale delle frasi di circostanza. La verità è che, purtroppo, chi ha amato veramente Diego vuole liberarsi da questa retorica di vicinanza. Diego non era amato dall’Italia, smettiamola di prenderci in giro. Italia 90 non vi è bastato per guardare in faccia la realtà? Diego era più che altro il rivale designato: il buono che si scaglia contro i potenti, i cattivi del mondo (Blatter, Platini, Bush, ecc.). Questo, insomma, è il dolore di Napoli. La città è in lutto, stasera il barrilete cosmico è volato via. L’aquilone di Morales è già dall’altra parte, nel buio eterno. La colpa di dio.

Forse ci siamo dimenticati dell’uomo, ci siamo scordati del reietto angelicato. “Yo se la culpa que tengo y no la puedo remediar”, disse Diego a Kusturica nella sua intervista più celebre. Vale per tutti, pensavo poco fa. Incarnare la colpa. Ma se esiste una colpa nell’essere dio (o uno stigma, una punizione) è questa ed è terrificante: dare pietà senza riceverne. Come possiamo, dunque, non riproporvi le ultime parole che Diego ha destinato al suo Napoli? Le ha pronunciate nel giorno del suo 60esimo e ultimo compleanno, venticinque giorni fa. Le riviviamo in questa triste serata con la voce rotta dalle lacrime:

UNSPECIFIED, ITALY – UNDATED: Diego Armando Maradona poses in this undated photo in Italy. (Photo by SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

L’ultima dichiarazione d’amore ai napoletani

“Che regalo mi piacerebbe avere? Niente per me. Vorrei che questa pandemia assassina se ne andasse via, questo sì. Vorrei che lasciasse in pace tutti e soprattutto quei Paesi e quei popoli e quei bambini tanto poveri da non potersi neppure difendere. Vorrei che qui in Argentina come in tante, troppe, altre parti del mondo fossero sconfitti anche i virus della fame e della mancanza di lavoro che divorano la dignità delle persone. E poi, visto che non ce la faccio proprio a non parlare di pallone, vorrei che il mio Gimnasia, prossimo a tornare in campo, dopo novant’anni e più rivincesse il campionato.

Parole che resteranno scolpite 

E se è vero che non c’è due senza tre, vorrei che un altro scudetto lo vincesse presto pure il Napoli. Lo seguo. Mi piace. Caro Gattuso, vai avanti così: con la tua grinta e la tua capacità di fare calcio. Faccio il tifo per te e voglio dirti una cosa: c’è gente che si vanta di aver giocato nel Barcellona, nel Real Madrid, nella Juventus. Io mi vanto e sono orgoglioso di aver fatto parte del Napoli. Spero che un giorno possa dirlo pure tu. Grazie ancora, amici miei. Vi abbraccio tutti, Forse anche un po’ commosso. Sarà colpa dell’età”.

Ciao Diego. Siamo distrutti.

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