Chirico inarrestabile, altra accusa pesante: “Giochetti politici, De Laurentiis vale Napoli più Bari. Meglio tenerselo buono”

Altro che questione meridionale…

di Giovanni Ibello

Marcello Chirico, noto giornalista che non ha mai fatto mistero della sua fede juventina, ha scritto un  lungo editoriale sulle colonnel del sito “Il bianconero”. Chirico ha ovviamente trattato l’argomento Napoli e Collegio di Garanzia (la cui sentenza ha sorriso alle sorti del club partenopeo). Ecco quanto, delle sue parole, è stato evidenzuato dalla nostra redazione: “Dopo aver letto le motivazioni del Collegio di Garanzia in merito alla decisione di far rigiocare questa partita, mi sono sempre più convinto che la sentenza del Coni sia una decisione abnorme, frutto di giochetti politici che, però, sembra andar bene a tutti: ai diretti interessati, alle istituzioni, ai media. Lo dimostra l’assordante silenzio generale, lo conferma ancora di più l’atteggiamento della Federazione, giratasi dall’altra parte per non guardare. È come se uno assistesse in presa diretta ad una rapina in banca e, anziché chiamare la Polizia, scappasse”.

Le considerazioni di Chirico

Solo Aurelio De Laurentiis, con Napoli e Bari, vale per due, quindi meglio tenerselo buono. Ci vuole poco per dedurre che la decisione del Coni sia stata la classica fregatura messa in piedi con assoluta maestria. Basta leggere appunto le motivazioni della sentenza, seppur scritte nel peggior burocrotase possibile e infarcita pure da frasi in latino in modo da mescolare meglio le carte (anche questo rientra nella tattica).   In pratica il Collegio ha spiegato com’è possibile aggirare in modo assolutamente legale il protocollo utilizzando furbescamente la circolare ministeriale del dicastero della Salute datata 18 giugno 2020, quella che prevede l’esecuzione dei tamponi il giorno prima di una gara da parte delle società sportive e permettere così di scendere in campo ai soli negativi, ma al tempo stesso consente pure di non farlo, mettendo sullo stesso piano di un cittadino qualunque anche i giocatori. Come hanno fatto appunto le ASL napoletane, le quali si sono sentite autorizzate ad utilizzare misure più restrittive anche nei confronti dei calciatori partenopei. Questione di commi, e quindi di arzigogoli burocratici”.

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