Angolo del Tifoso – Benedetta sosta, ma il divario resta incolmabile

Angolo del Tifoso – Benedetta sosta, ma il divario resta incolmabile

La redazione di CalcioNapoli1926.it riceve e pubblica la riflessione di un tifoso azzurro

di Luca D'Isanto, @Luca_disanto1

Angolo del Tifoso – Pubblichiamo la riflessione di un tifoso azzurro

“Se chiedete ad uno studioso della mente umana, vi dirà che per abbattere lo stress bisognerebbe stare da soli almeno mezz’ora al giorno. Stare da soli incentiva il pensiero, fa aumentare la concentrazione e resetta le tensioni latenti. Il tifoso azzurro, dopo questo primo scorcio di campionato, distratto dalla seconda sosta (questa volta forse benedetta), dovrebbe stare da solo, purificandosi dai cattivi pensieri, cercando di omogeneizzare il buono ed il cattivo di questi primi 13 punti.

Siamo sempre stati molto bravi ad invidiare gli stadi pieni (quelli degli altri), le squadre che vengono applaudite sotto la curva dopo una sconfitta (le altre), il seguito gaudente delle trasferte dove si gioisce anche sull’unico gol del 3-1 finale (a favore delle altre). A queste latitudini ciò non è possibile. Con queste condizioni saltano panchine, gli spalti si svuotano e la gioia fa posto alla depressione. Se ambisci a qualunque cosa (pure alla zona Europa League) non puoi fare zero contro il Cagliari. Detto questo non ci rimane che dichiarare lo stato di spossatezza.

Le soste sono noiose per il tifoso tipo, accendono invece, come benzina avio, il chiacchiericcio dei media che devono pur dire qualcosa. Abbiamo quindi letto pagine e pagine di notizie sul mister, su Insigne involutissimo, sul pubblico, sui moduli, sul turn-over, sui silenzi del presidente, sullo spogliatoio (caso più unico che raro a nostra memoria visto che gli spogliatoi azzurri sono sempre stati piuttosto parchi di veleni). La verità sta sempre nel mezzo, anche se abbiamo un idea per stupirvi. La delusione non ci può essere scippata, quella è legittima. Si parla sempre delle stesse (quest’anno ci si mette pure l’Inter) ma dover inseguire anche l’Atalanta è difficile da mandare giù. Ci chiederemo per sempre come mai l’Atalanta gioca quel calcio così veloce, quei triangoli, quei tiri che spaccano le porte. Insomma, perché il Napoli non è l’Atalanta e l’Atalanta non è il Napoli? Perché noi abbiamo Lorenzo Insigne che trotterella svogliato e non salta più l’uomo e loro hanno il Papu che ha il fuoco dentro? Nessuno si è accorto (e qui il senso di trasalimento è inevitabile) che la rosa del Napoli risale per buona parte alla notte dei tempi.

Nonostante le sbandierate campagne, lì davanti si dimenano sempre quelli dei tempi, ormai lontani, di Benitez e più, con la differenza che si sono succeduti prima Cavani poi il Pipita poi Milik. Perdonate, anche se vogliamo bene ad Arkadiusz, ma crediamo che ci sia una “differenza” senza scadere nell’offesa (per il polacco) dell’abisso. Non saremmo onesti se non partissimo da questa prima analisi. Si può essere più forti ora dopo aver avuto i primi due fenomeni? Ovviamente no. La seconda è che il Napoli è lentissimo. A volte si ha la sensazione che i giocatori non sappiano ricominciare a giocare dopo aver preso palla.

Senza addentrarci in discorsi da Coverciano, anche qui è impossibile non notare la differenza se sugli esterni hai Cuadrado e Alex Sandro (due vere ali immolatesi alla defensa) o i nostri. I ragazzi, seppure volenterosi, hanno piedi non certo sopraffini. Allora il regista diventa Kalidou Koulibaly che noi adoriamo, ma una ne passa e una ne consegna all’avversario. Insomma questa prima parte di campionato ci dice che attualmente c’è un divario di materiale umano assolutamente incolmabile e non parliamo tanto dei meneghini (che ci distruggono su grinta e volontà) quanto della solita vecchissima signora. Ah dimenticavamo lo stupore! Ci ha molto colpito un’intervista a cuore aperto di qualche giorno fa del nostro Ciro Mertens. Il folletto belga ha candidamente dichiarato che, in un momento di particolare dissenso sulle sue esclusioni patite con mister Sarri aveva deciso, in caso di chiamata in campo, di giocare volutamente male. Che dite, meditiamo sulla questione o è parva res?”

Vincenzo Matteo
Redazione

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